________Il racconto di primavera_______

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di Sebastiano Privitera

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DISSOLVENZA IN:

1 EST. STRADA NELLA PIANURA DANESE ALBA 1
SOVRIMPRESSIONE: TARDA PRIMAVERA 1614; Luogo: Danimarca.
Titoli di testa. Dalla destra, visti da un ALTIPIANO, in lontananza avanzano DUE CARRI trainati da cavalli.
Superata la mdp, l’arrivo di alcuni CAVALIERI, con le ZAMPE dei loro CAVALLI in p.p., ne coprono in parte la vista, come se il passaggio della carovana s’intravedesse attraverso uno steccato.
ALTRA ANGOLAZIONE
La carovana avanza di fronte. Alle sue spalle, in lontananza, spiccano dei SEGNALI LUMINOSI intermittenti.
Nel superare la mdp, si distingue il primo carro che è ricoperto da un CASSONE IN LEGNO e il secondo che, invece, è ricoperto da un TELONE.

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2 EST. STRADA NELLA PIANURA DANESE GIORNO 2
Ai due lati del primo carro si legge TESPI a grandi caratteri. Sul retro, invece, sulle due ante che lo chiudono, campeggiano le DUE MASCHERE della TRAGEDIA e della COMMEDIA.
A cassetta del primo carro sono ÈSCALO, capocomico sessantenne, e BALTO, attore cinquantenne e cognato di Èscalo. A quella del secondo carro TÈLAMO, attore trentacinquenne e GOFFREDO, attore venticinquenne e figlio di Balto. All’interno del secondo, si vedono ARMONIA, attrice sessantenne e moglie di Èscalo, e LEONORA, attrice venticinquenne e figlia di Èscalo.

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3 EST. RADURA SERA 3
In lontananza, la carovana è accampata. Un FUOCO acceso palesa un BIVACCO. In p.p. le BRACCIA di un ARCIERE scagliano un DARDO INFUOCATO.
ALTRA ANGOLAZIONE
A un centinaio di metri dalla carovana, tra gli ALBERI dei boschi, si muovono delle OMBRE furtive in avvicinamento.
Si accendono delle improvvise e isolate SCARAMUCCE che si spengono al soccombere di qualcuno.
ALTRA ANGOLAZIONE
Tenendosi lontani dal fuoco, allertati da rumori lontani, Tèlamo e Goffredo, con le SPADE SGUAINATE, ed Èscalo e Balto, con due GROSSI BASTONI, scrutano l’oscurità.

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4 EST. STRADA NELLA PIANURA DANESE GIORNO 4
Alla guida del primo carro sono Èscalo E Tèlamo. A quella del secondo Balto e Goffredo.
Da un’altra prospettiva, alle spalle dei carri visibili come poco più che due puntini, all’orizzonte si vede la miniatura del CASTELLO di Elsinore.

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5 EST. PIAZZOLA ANTISTANTE IL CASTELLO DI ELSINORE SERA 5
GUARDIE e PERSILLE, cortigiano omosessuale, che sta in evidente attesa di qualcuno. Improvvisamente, in lontananza, una FIAMMA solca l’oscurità.
Dopo alcuni secondi dal castello esce HONIRIO, gran cerimoniere di Corte, che va da Persille con evidente apprensione.

HONIRIO
Allora?… Novità?

PERSILLE
Niente. Non si vede nessuno. Ho visto solo una stella salente.

HONIRIO
Cadente! Vorrai dire.

PERSILLE
No no, proprio salente!

Honirio lo guarda con rassegnata sopportazione per qualche secondo. Poi distoglie lo sguardo nella stessa direzione di quello di Persille, da dove s’attendono gli arrivi. Ancora qualche attimo e si rivolge repentinamente verso Persille con evidente allarme.

HONIRIO
Salente hai detto? Idiota, quella era una freccia
infuocata… stanno arrivando.

Honirio rientra frettolosamente nel castello seguito a ruota da Persille.

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6 INT. ATRIO DEL CASTELLO SERA 6
ORAZIO, trentacinquenne ciambellano di FORTEBRACCIO, cinquantenne Re di Danimarca, e leale amico di Amleto, DIANEA, sedicenne sua sorella, Honirio e Persille parlottano per qualche istante. Poi si dileguano: Orazio e Dianea da una parte e Honirio e Persille verso l’uscita del castello.
RUMORE di carri in arrivo.

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7 EST. PIAZZOLA ANTISTANTE IL CASTELLO DI ELSINORE SERA 7
Balto a cassetta del primo carro e Tèlamo su quella del secondo. A terra Èscalo, Goffredo, Armonia, Leonora, Honirio, Persille. Più discoste le guardie. Honirio si rivolge a Persille.

HONIRIO
Occupati dei cavalli e dei carri. Poi ci raggiungi
insieme agli altri due.

Persille fa cenno a Tèlamo di seguirlo, sale a fianco di Balto e partono coi carri. Honirio si rivolge a Èscalo.

HONIRIO
Venite con me voi. Vi accompagno alle vostre
stanze, vi darete una ripulita e tra un’ora esatta
vi verranno a prendere per la cena.

Rientra nel castello seguito dagli altri.

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8 INT. APPARTAMENTI DEL RE SERA 8
Il Re Fortebraccio e Orazio sono in trepida attesa. Dopo un po’ BUSSANO.

ORAZIO
Avanti!

Entra Honirio. Fortebraccio resta in piedi dietro a un TAVOLO. Honirio, inchinandosi a Fortebraccio.

HONIRIO
Maestà!

ORAZIO
Allora?

Honirio è sorpreso da tanta premura.

HONIRIO
Sono arrivati e ho già predisposto tutto come
ordinatomi. Tra circa un’ora staranno a cena.

ORAZIO
Bene!… Honirio… probabilmente ti sarai poste
delle domande sul perché di tanto interesse da
parte del nostro Re per una comune Compagnia di
teatranti. Ecco… il motivo è che la Compagnia
tanto comune non è.

Oscillando con lo sguardo ora sull’uno ora sull’altro.

HONIRIO
E chi sono io per sentirmi in diritto di pormi
delle domande sulle decisioni del Re?

ORAZIO
Non è questo il punto. La vicenda, per essere
condotta a buon fine e con la necessaria
delicatezza, abbisogna della tua discreta
collaborazione.

HONIRIO
Non dovete fare altro che ordinarmi ciò che
prontamente mi premurerò di eseguire.

ORAZIO
Ti racconterò sinteticamente una storia di cui
conosci già una parte… Ricorderai il tuo arrivo
qua, alla corte di Danimarca, al seguito del Re
Fortebraccio, circa una dozzina d’anni fa e dei
tragici avvenimenti che s’erano appena conclusi…

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9 FLASHBACK INT. UNA SALA DEL CASTELLO GIORNO 9
Panoramica sulla sala. Nei pressi del trono, giacciono i cadaveri di Re CLAUDIO e, un po’ più scostato, quello della Regina GERTRUDE.
Ancora più discosto, quasi in centro sala, giace il cadavere di LAERTE e, poco oltre, quello di AMLETO. I quattro cadaveri hanno il VOLTO IN OMBRA.
Qualche passo più avanti, rivolto verso l’ingresso principale della sala, col VOLTO RIGATO DA UNA LACRIMA, palesemente più giovane, Orazio è in attesa di qualcuno. Entra Fortebraccio, anch’egli più giovane, bardato in assetto di guerra, con il suo codazzo di LUOGOTENENTI e ALTRI COMPONENTI il seguito. Dirigendosi da Orazio, affiancato da CROTO, cinquantenne suo medico di fiducia, prende atto di quanto accaduto in quella sala e della cruenta carneficina derivatene.
Mentre Orazio si relaziona con Fortebraccio, a un certo punto Croto si stacca dal gruppetto e si reca a visionare i vari cadaveri. Si accerta abbastanza celermente delle condizioni di Claudio, di Gertrude e di Laerte. Poi si sofferma, pietoso, su quello di Amleto.

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10 EST. SPIAZZO ANTISTANTE LE STALLE DI ELSINORE GIORNO 10
CINQUE CARRI TELONATI e UNO CASSONATO sono parcheggiati affiancati. Attorno ai telonati ferve un viavai di GENTE che li sta caricando di BAGAGLI e OGGETTI vari. Si tratta della Compagnia dei comici che sta ultimando i preparativi per la partenza. L’improvviso arrivo di un CORTIGIANO, che trafelato intima loro di fermarsi, li blocca. Èscalo si stacca dagli altri, raggiunge il cortigiano e si ferma a parlottare.

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11 EST. PIAZZOLA ANTISTANTE IL CASTELLO DI ELSINORE ALBA 11
I sei carri sono schierati ai bordi della piazzola, distanziati ma facendo ala a un SETTIMO CARRO TELONATO e appressato all’ingresso della scalinata del castello. Ognuno dei carri ha il CAVALLO attaccato e il suo COCCHIERE, pronti per la partenza. Si sta solo aspettando che sia completato il carico del settimo, consistente in un LETTINO con il CORPO CELATO di un MALATO.
L’operazione è seguita da Croto e altri DUE MEDICI. Appena ultimata uno dei due medici sale sul retro del carro, l’altro sale a cassetta, al fianco del cocchiere, e dà l’ordine di partire. Si muove per primo il carro guidato da Èscalo, quindi si accoda quello col medico, subito seguito da quello guidato da Balto; poi via via tutti gli altri lasciano Elsinore.

FINE DEL FLASHBACK

12 INT. CORRIDOI DEL CASTELLO SERA 12
Persille percorre un corridoio, si ferma davanti a una porta, bussa.

BALTO (F.C.)
Avanti!

Persille apre la porta, entra e la richiude.

PERSILLE (F.C.)
Tra un quarto d’ora recatevi alla sala della cena.

BALTO (F.C.)
Non dubitate, il cibo non correrà il rischio di freddarsi.

Pausa. Poi, con tono più alto.

Voglio dire: non dubitate, saremo puntuali.

PERSILLE (F.C.)
Certo certo… a… dopo.

Esce nel corridoio con evidente eccitazione e riparte per un’altra destinazione. Si ferma improvvisamente per tornare verso uno SPECCHIO. Si guarda e si riassesta con gesti nervosi. Poi riparte con la stessa agitazione di prima. Svolta in un altro corridoio.

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13 INT. APPARTAMENTO DI ÈSCALO SERA 13
Èscalo e Armonia stanno ultimando la preparazione per andare a cena, stanno dando gli ultimi ritocchi alla vestizione. Si sente BUSSARE.

ÈSCALO
Avanti!

Si apre la porta ed entra Persille.

PERSILLE
Tra un quarto d’ora recatevi alla sala della cena.
Io rimarrò nei pressi e, quando m’accorgerò che
avrete finito, andrò ad avvisare Honirio, il gran
cerimoniere. Ricevuto l’ordine, vi condurrò da lui
per fare i vostri accordi.

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14 INT. UNA STANZA DEL RE SERA 14
Si conclude il dialogo tra Orazio, Fortebraccio e Honirio.

HONIRIO
…Quali sono gli ordini, ora?

FORTEBRACCIO
Convoca Èscalo, non appena avranno finito. Insieme
raggiungerete poi Orazio, che v’indicherà la linea
da seguire, a cominciare da domani.

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15 INT. UNA SALA DEL CASTELLO SERA 15
Attorno a un TAVOLO stanno banchettando Èscalo, Armonia, Dianea, Tèlamo, Balto e Goffredo. Tèlamo e Goffredo sono seduti accanto mentre Leonora sta di fronte a Tèlamo. L’atmosfera è allegra e chiassosa. Solo Èscalo, Armonia e Balto sono più pacati e cercano di nascondere agli altri le loro preoccupazioni. Sono ormai a fine pasto. Hanno dato l’assalto alla FRUTTA.

TÈLAMO
Io dico che sei tu il fortunato che l’ha colpito.
Scusa, l’ha detto tuo padre ch’era rimasto
imbambolato, quando t’ha visto in camera tua!

GOFFREDO
Ma no ma no! Non ti sei accorto come gli
s’addolciva lo sguardo quando lo posava su di te?
Come diventava languido? Prima, forse, in camera
mia, sarà stato come dici tu ma poi, quando t’ha
visto, ha cambiato idea.

TÈLAMO
Magari! Volesse il cielo! Purtroppo non è così,
vero Leonora?

GOFFREDO
Ma va là buffone, si vede che la gelosia t’acceca!

LEONORA
Caro Goffredo, ho paura che Tèlamo abbia ragione
d’essere geloso. Mi sa che quel damerino
scodinzola proprio per te!

ÈSCALO
Zitti! Che arriva.

Arriva Persille. Ha un aspetto ancora più curato. Lancia qualche languido, fuggevole sguardo a Goffredo. Tèlamo e Goffredo lo fissano imperturbabili. Si rivolge a Èscalo.

PERSILLE
Se avete finito vi conduco dal gran cerimoniere,
vi aspetta.

Alzandosi.

ÈSCALO
Certo, andiamo.

Escono dalla sala. Tèlamo, Goffredo e Leonora sbottano in una risata.

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16 INT. UNA STANZA DEL CASTELLO SERA 16

ORAZIO
Credi possa bastare solo un’intera mattinata
oppure ci sarà bisogno di tutta la giornata e
iniziare il giorno dopo?

HONIRIO
Temo che mezza giornata sia poca per arrivare a
tutti i possibili interessati. Meglio prendersi
più tempo e avere più partecipanti.

ORAZIO
D’accordo allora, faremo–

Si sente bussare.

ORAZIO
Avanti!

Entra Persille.

PERSILLE
Ho con me il capocomico, signore.

ORAZIO
Bene, fallo passare.

Persille esce e rientra subito con Èscalo.

ORAZIO
Prego, vieni pure avanti. Tu, Persille, torna
dagli altri, qualora avessero bisogno di qualcosa.

Attende l’uscita di Persille, poi si rivolge a Èscalo.

Finalmente eccoci qua, amico mio. Dall’ultima
volta che ci siamo visti, siamo un po’
invecchiati. Com’è andato il viaggio?

ÈSCALO
Abbastanza bene, mio signore, non abbiamo avuto
grossi problemi.

ORAZIO
Immagino sarete un po’ stanchi, anche se avete
avuto già modo di accomodarvi nelle vostre stanze
e di rifocillarvi!

ÈSCALO
Certo, qualche acciacco per i più anziani comincia
a farsi sentire ma siamo avvezzi a girovagare e,
con la gradevole accoglienza che ci avete
riservata, abbiamo già avuto modo di recuperare.

ORAZIO
Bene, mi fa piacere. Honirio, che conosci già, è
stato appena informato del necessario, in presenza
del Re. Ci prenderemo tutto il tempo che occorre.
A cominciare da quello utile a organizzare la
recita. Riteniamo, quindi, opportuno evitare di
rappresentare un testo da voi replicato già varie
volte, col rischio di essere pronti troppo presto.
Avete anche Plauto nel vostro repertorio?

ÈSCALO
Sì, signore. Spesso abbiamo inscenato “I Menecmi”.

ORAZIO
Mai l’”Anfitrione”?

ÈSCALO
No, signore. Lo conosco, però credo che ci manchi
della gente, per poterlo mettere in scena.

ORAZIO
Lo so. Fa parte dei nostri piani l’esigenza di
trovare altri attori e comparse. Domani, dall’alba
e per tutta la giornata, i nostri banditori
andranno in giro per invitare uomini d’ogni età a
presentarsi al castello l’indomani per essere
esaminati. Il coinvolgimento di gente non avvezza
alla scena, anche se in ruoli di poco conto,
rallenterà inevitabilmente le vostre prove e ci
aiuterà nei nostri intenti. Sei d’accordo?

ÈSCALO
Come desiderate, noi sapremo fare la nostra parte.
Informerò stasera stessa la Compagnia, così da
farci trovare pronti quando sarà ora. Intanto,
come pensate di procedere, mio signore, per il
vostro primo incontro con Tèlamo?

ORAZIO
Domani, in tarda mattinata, sarai ricevuto dal Re
Fortebraccio a cui presenterai la tua Compagnia.
Io sarò al suo fianco.

HONIRIO
Fatevi trovare pronti nella sala in cui avete
banchettato. Verrò io stesso a prelevarvi e a
condurvi dinanzi al Re.

ÈSCALO
Non dubitate, ci troverete tutti pronti.

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17 EST. CASTELLO ALBA 17
Un gruppo di BANDITORI a cavallo irrompe improvvisamente dal castello. Galoppano uniti solo per poco. Strada facendo, infatti, il gruppo si sgrana a causa dei cambi di direzione di chi deve raggiungere una meta diversa.

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18 EST. PIAZZA GIORNO 18
Su un PALCO, un banditore fa squillare una tromba. Gli si appresta della GENTE. Dato uno sguardo panoramico, srotola una PERGAMENA e legge.

BANDITORE
Udite e diffondete. Per volontà del nostro amato
Re Fortebraccio, chi volesse cimentarsi nella
recita in preparazione al castello, mettendosi al
servizio della Compagnia di attori…

MONTAGGIO I BANDITORI DECLAMANO L’INVITO
– banditore che continua a galoppare.
– banditore che arriva a un palco e scende da cavallo.
– banditore che fa squillare la tromba.
– banditore che legge.

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19 INT. CORRIDOI DEL CASTELLO GIORNO 19
Tèlamo e Leonora in effusioni amorose. BUSSANO a una porta. Tèlamo e Leonora si staccano e s’affacciano nel corridoio da dove hanno BUSSATO.

20 INT. CORRIDOI DEL CASTELLO GIORNO 20
Persille in attesa dietro un uscio. Si volta sbuffando da un lato, vede Tèlamo e Leonora e va a raggiungerli.

PERSILLE
Giusto voi. Che fate ancora qua? Gli altri sono
nella sala che v’aspettano.

TÈLAMO
Scusate ma… ci siamo persi.

PERSILLE
Volete gabbarmi? Io sono Persille!

TÈLAMO
Gabbarvi? Ma no caro… caro?

PERSILLE
Persille!

TÈLAMO
Persille! Noi è da un po’ che siamo pronti e…

PERSILLE
Allora perché dite che siete
Persille?

TÈLAMO
Persille? E chi ha detto… nooo… avete
frainteso. Ho detto “ci siamo persi”. Avremo
imboccato un qualche corridoio sbagliato e…

PERSILLE
Va bene va bene, venitemi dietro!

Si rigira e parte. Tèlamo e Leonora lo seguono divertiti, trattenendosi a stento dal prorompere in fragorose risate.

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21 INT. SALA DEL TRONO GIORNO 21
Sul TRONO, posto su una pedana, è seduto Fortebraccio. In piedi, alla sua destra Orazio e alla sua sinistra Honirio. La Compagnia fa gruppo a sé, mantenendosi a distanza. A un cenno di Orazio, Èscalo si stacca e si appresta al Re. S’inchina e ne attende il permesso a parlare.

FORTEBRACCIO
Stai pure comodo, caro Èscalo, auspichiamo che
l’accoglienza riservatavi al vostro arrivo al
castello sia stata di vostro gradimento.

ÈSCALO
Non potevamo sperare di meglio, vostra Maestà.

FORTEBRACCIO
Vogliamo anche sperare che la vostra permanenza
sia meno drammatica di quella patita l’ultima
volta che siete stati a Elsinore.

ÈSCALO
Dio non voglia, Vostra Maestà.

FORTEBRACCIO
Ne conveniamo! Dunque, per meglio auspicare quanto
tutti noi ambiamo, riteniamo che l’esibizione
debba essere pensata al solo scopo di divertirci.

ÈSCALO
Crediamo, Sire, che il testo scelto d’inscenare
possa assolvere degnamente a questo compito.

FORTEBRACCIO
Ne conveniamo! Ora presentaci la tua Compagnia.

Inchinandosi

ÈSCALO
Ringrazio Vostra Maestà per averci voluto
accordare così tanto onore.

Èscalo va dai compagni che hanno seguito con profonda soggezione il dialogo. Fortebraccio e Orazio si scambiano uno sguardo d’intesa. Èscalo dà qualche indicazione ai suoi compagni, poi muove con loro verso il trono.
Orazio, con grande fatica, si sforza di mostrarsi sorridente. Tèlamo, rivolgendo tutta la sua attenzione sul Re, dapprima non se ne avvede. Poi, appena volge gli occhi su Orazio, il suo sguardo si fa fisso.
S’irrigidisce, le PAROLE di Orazio gli RIMBOMBANO in testa, è incapace di rispondere. Attimi di silenzio che sembrano eterni. Tutti gli sguardi dei presenti sono rivolti a lui. Alcuni timorosi, sorpresi quelli di Leonora e Goffredo. Orazio, col passare dei secondi, s’inquieta sempre di più, cerca conforto nello sguardo di Fortebraccio.

DISSOLVENZA

22 EST. GIARDINI GIORNO 22
Persille in un VIALETTO tra due alte SIEPI. Intende cimentarsi ai provini, si esercita con la Divina Commedia.

PERSILLE
(lirico)
Nel mezzo del cammin di nostra
vita mi ritrovai per una selva
oscura, ché la diritta via era
smarrita.
(grave)
Nel mezzo del cammin di nostra
vita mi ritrovai per una selva
oscura, ché la diritta via era
smarrita.
(lesto)
Nel mezzo del cammin di nostra
vita mi ritrovai per una selva
oscura, ché la diritta via era
smarrita.
(lento)
Nel mezzo del cammin di nostra
vita mi ritrovai per una selva
oscura, ché la diritta via era
smarrita.
(pratico)
Nel mezzo del cammin di nostra
vita mi ritrovai per una selva
oscura, ché la diritta via era
smarrita.

Imitandolo.

DIANEA (F.C.)
Ahi quanto a dir qual era è cosa
dura esta selva selvaggia e aspra
e forte che nel pensier rinova la
paura!

Persille trasale e, agitato, si guarda intorno. Dianea, nascosta dalla siepe, se la ride divertita.

DISSOLVENZA

23 INT. SALA DEL TRONO GIORNO 23

FORTEBRACCIO
C’è qualcosa che non va? Ti senti bene?

È il suono che rompe l’incantesimo. Tèlamo ha come un gesto d’improvviso risveglio. Si riscuote, si riprende dallo stordimento. Si guarda intorno un po’ smarrito, comprende che tutti attendono da lui una spiegazione.

TÈLAMO
Chiedo perdono a vostra Maestà ma non capisco cosa
mi sia accaduto. Un groviglio di voci e immagini
m’ha invaso improvvisamente la testa, come in un
sogno. M’è sembrato di rivivere un interminabile
momento d’orrore.

FORTEBRACCIO
Probabilmente qualcosa ha smosso la fitta coltre
di cenere che ricopre la memoria del tuo passato.
Il tornare nel luogo in cui hai subito l’incidente,
l’avrà stimolato.

TÈLAMO
Sarà certamente come Vostra Maestà presume.

Rivolgendosi poi a Orazio.

Perdonate signore, voi mi dicevate qualcosa, se
non erro, che nella confusione che avevo in testa
non ho ben compreso. Il vostro aspetto non m’è del
tutto nuovo…

ORAZIO
Sì, mio caro Tèlamo. Ti dicevo che siamo stati
molto affiatati, durante la messa a punto dello
spettacolo d’allora.

FORTEBRACCIO
Bene, visto che Tèlamo s’è ripreso…

Alzandosi

…vi lasciamo liberi di attendere alle vostre
faccende mentre Noi ci ritiriamo alle nostre.
Orazio, seguitemi, ho delle disposizioni da darvi.

Scende dal trono e s’avvia seguito da Orazio. Tutti s’inchinano mentre esce Fortebraccio, solo Tèlamo arriva con un attimo di ritardo.
Honirio, raggiungendo Tèlamo.

HONIRIO
Allora? Ti senti meglio, adesso?

TÈLAMO
Sì, grazie. Sto meglio.

HONIRIO
Bene! Io direi che non è necessario rimanere tutti
insieme per mettere a punto ciò che ci attende.
Basterà confrontarsi con Èscalo, presumo.

ÈSCALO
Lo credo anch’io. Balto però sarà bene che stia
con noi. Le sue indicazioni ci saranno utili.

HONIRIO
D’accordo. Allora, voi due seguitemi nei miei
appartamenti. Gli altri, consiglierei di godersi
il resto della giornata all’aria aperta, tra il
verde dei giardini del castello.

TÈLAMO
Seguiremo volentieri il vostro consiglio, signore.
Un po’ di luce, soprattutto, credo sarà salutare
al buio della mia mente.

DISSOLVENZA

24 INT. APPARTAMENTI DEL RE GIORNO 24

FORTEBRACCIO
Tu lo conosci meglio di me, Orazio. Anche se ha
vissuto tutti questi anni in ambiente ben diverso,
la sua natura non potrà essere del tutto mutata.

ORAZIO
Proprio così, mio Signore. Per questo non vorrei
correre rischi di possibili forti traumi.

FORTEBRACCIO
Dobbiamo, dunque, trovare un pretesto per farlo
seguire da Croto passo passo, senza che Tèlamo se
ne infastidisca.

ORAZIO
Sono d’accordo, Sire, Croto è proprio il medico
che ci vuole. È al suo tempestivo intervento che
Tèlamo deve la vita.

Pausa. Dopo una riflessione, il viso di Fortebraccio s’illumina.

FORTEBRACCIO
Ma certo! La soluzione è molto più semplice di
quanto possa sembrare. La verità, quella parte di
verità che sarà certamente condivisa da Tèlamo.
“Il Re e Orazio, sincero amico di Tèlamo, temendo
che il ripetersi di altri episodi, simili a quello
di stamane, possano provocare seri danni alla sua
fragile mente, ritengono necessario che Tèlamo sia
seguito da vicino dallo stesso medico che lo
soccorse e l’accudì, dopo dell’incidente”.

Entusiasta.

ORAZIO
Ottimo, Sire! Essendo una nostra legittima
preoccupazione e un desiderio di vostra Maestà,
egli accetterà di sottomettersi al costante
controllo di Croto e non ne avrà alcun sospetto.

DISSOLVENZA

25 EST. GIARDINI GIORNO 25
Armonia e Goffredo percorrono un VIALETTO. Armonia sta raccontando a Goffredo la verità su Tèlamo.

ARMONIA
…all’improvviso, mentre recitavamo una scena
inserita dal Principe Amleto, il Re Claudio scattò
in piedi sconvolto, interrompendo la rappresentazione
e uscendo furiosamente.

GOFFREDO
Io dov’ero?

ARMONIA
Tu e Leonora, ancora ragazzi, eravate rimasti
negli appartamenti. La tua povera mamma, già
ammalata e senza ruoli nello spettacolo, fu
convinta a rimanere con voi a vegliarvi. In realtà
eravate voi a vegliare su di lei, nel caso avesse
avuto una delle sue crisi.

GOFFREDO
Perché mi racconti tutto questo solo oggi?

ARMONIA
Perché oggi è giunto il momento che tu e Leonora
sappiate alcune cose. Ti chiedo soltanto di
mantenere il segreto anche con Leonora, finché
sarà necessario. A lei penserò io, come e quando
raccontarlo.

GOFFREDO
Non comprendo il perché di tutto questo mistero!

ARMONIA
Non puoi farlo ancora, non ho finito il racconto.

DISSOLVENZA

26 EST. FAGGIO GIORNO 26
Tèlamo e Leonora seduti ai piedi di un FAGGIO. Lei è avvinghiata a Tèlamo.

LEONORA
A cosa pensi?

TÈLAMO
Ho un po’ paura, Leonora. Non potrai mai
immaginare i terribili momenti che ho vissuto.

LEONORA
Hai messo molta paura anche a noi. Tu non potevi
vederti, eri stravolto. Come se avessi visto il
conte Ugolino mentre si ciba dei suoi figli.

Stringendola a sé.

TÈLAMO
Stammi vicina Leonora, non sono tranquillo.

LEONORA
Certo che ti sto vicina! Vedrai che non ci sarà
nulla di cui preoccuparsi.

Guardandosi intorno.

TÈLAMO
Sarà! Ma questi posti li sento familiari e, nel
contempo, insicuri. Troppo per averci vissuto solo
qualche settimana.

DISSOLVENZA

27 EST. TRIFOGLIO GIORNO 27
Armonia e Goffredo seduti su una PANCHINA, con un’alta SIEPE alle spalle e un prato di TRIFOGLIO ROSSO davanti.

ARMONIA
…Sentendosi vicino alla morte, Amleto chiede
all’amico Orazio di raccontare la sua tragica
vicenda a Fortebraccio, che sta per arrivare al
castello di ritorno dalle vittoriose conquiste in
terra di Polonia.

28 EST. QUERCIA GIORNO 28
Nascosta dalla siepe, seduta sul seggiolino di una ALTALENA legata al ramo di una QUERCIA, dove dondolandosi leggermente stava leggendo un LIBRO, Dianea si blocca e ascolta interessata il racconto di Armonia.

ARMONIA(F.C.)
Difatti, non s’è ancora spento l’eco delle sue
parole che giunge Fortebraccio col suo seguito.
Mentre Orazio era intento a raccontargli i tristi
eventi, saputo del veleno, un medico s’era
apprestato al corpo esanime di Amleto, s’era
accorto che un filo di vita ancora scorreva nelle
vene e gli aveva propinato un antidoto.

GOFFREDO(F.C.)
Voi eravate presenti a tutto questo?

ARMONIA(F.C.)
Certo che no! Noi eravamo da tutt’altra parte del
castello, intenti a preparare i carri per
l’imminente partenza. Qualcuno, però, ci venne a
ordinare di sospendere la partenza perché
occorreva farlo il giorno dopo.

29 EST. TRIFOGLIO GIORNO 29
L’immagine torna su Armonia e Goffredo.

GOFFREDO
Sì… ricordo qualcosa, adesso.

ARMONIA
Ci dissero che ci sarebbe stato un altro carro coi
nostri, che avrebbe trasportato un ferito grave e
due medici che l’avrebbero accudito. Per ragioni
di sicurezza, ritenevano giusto che s’unisse a
noi, visto che avrebbe fatto la stessa strada.

GOFFREDO
Ora ricordo benissimo. Si trattava di Tèlamo, che
aveva avuto l’incidente. Alcuni giorni dopo ci
diceste ch’era un attore ingaggiato per
l’occasione. Perciò, tranne te, papà e lo zio,
gli altri non lo conoscevamo.

30 EST. QUERCIA GIORNO 30
Di nuovo su Dianea.

ARMONIA(F.C.)
Proprio così… Tèlamo. Solo che… Tèlamo era il
nome datogli… anagrammando quello vero.

Pausa. Dianea quasi trattiene il respiro per non correre il rischio di tradire la sua presenza.

…Era il Principe Amleto.

GOFFREDO(F.C.)
Per la miseria!

31 EST. TRIFOGLIO GIORNO 31
Di nuovo su Armonia e Goffredo.

ARMONIA
…Fu solo quando furono certi che si sarebbe
salvato, ma che avrebbe perso la memoria, che i
medici ci chiesero di accoglierlo nella nostra
Compagnia come uno dei nostri attori e col nome di
Tèlamo. Il resto lo conosci già.

32 EST. QUERCIA GIORNO 32
Silenzio. Aldilà della siepe, l’altalena su cui stava Dianea ora è vuota.

33 EST. TRIFOGLIO GIORNO 33

GOFFREDO
Zia… e… Leonora? Forse non ve ne sarete ancora
accorti ma… quei due si amano!

ARMONIA
Ce ne siamo accorti, mio caro Goffredo… per
questo siamo qui.

GOFFREDO
Non comprendo.

ARMONIA
Lo spettacolo è solo un pretesto. In realtà, prima
che fosse troppo tardi, siamo dovuti tornare
perché a Tèlamo sia gradualmente rivelata la
verità. Un Principe non può certo imparentarsi con
dei teatranti!

GOFFREDO
Immagino ma… Leonora? Temo che per lei, invece,
sia già troppo tardi. Le si spezzerà il cuore.

ARMONIA
Lo so ma non potevamo prevederlo. Appena l’abbiamo
percepito ci siamo affrettati. Più di così non
potevamo fare. Ora, non ci resta che confidarle il
tutto nel modo più delicato possibile. Me ne occuperò
io, che sono la madre. Il dolore sarà inevitabile,
spero di renderlo almeno sopportabile. Il tempo farà
il resto.

DISSOLVENZA

34 EST. FAGGIO GIORNO 34
Stacco sui due amanti. Nascosta da un TRONCO, Dianea osserva la coppia scambiarsi un bacio. Allorché si staccano può vedere meglio Tèlamo. Dal suo sguardo si capisce che ne è rimasta colpita. Ancora un po’, per decidere cosa fare. Poi esce allo scoperto e li raggiunge.

DIANEA
Salve!

Tèlamo e Leonora, alzandosi e ricomponendosi, ricambiano il saluto.

…Sono Dianea, sorella di Orazio, il gran
ciambellano del Re. Siete attori della Compagnia
arrivata ieri, vero?

TÈLAMO
Sì, io sono Tèlamo e lei è Leonora.

Pausa. Dianea non fa niente per celare la propria improvvisa infatuazione per Tèlamo.

DIANEA
…Ho saputo che metterete in scena una commedia
di Plauto. Peccato! Io avrei preferito qualcosa
di più drammatico.

TÈLAMO
Noi rappresentiamo volentieri ogni genere
teatrale. Stavolta c’è stata richiesta una
commedia e certo non potevamo sottrarci a un
desiderio del Re.

Leonora studia attentamente Dianea. Ne percepisce il poco rassicurante atteggiamento, il tentativo di seduzione nei confronti di Tèlamo.

DIANEA
Beh! Magari ci sarà l’occasione di vedere qualche
dramma, visto che vi fermerete parecchio al
castello… Conoscete il “Gonzago trucidato”?

È simile a una frustata l’effetto che a Tèlamo provoca il titolo del dramma. Visibilmente turbato.

TÈLAMO
Ne ho… sentito parlare ma… non credo che… ci
sarà il tempo né… l’occasione di poterlo…
mettere in scena.

Rompendo gl’indugi.

LEONORA
Scusaci Dianea, per noi è tempo di rientrare. Ci
staranno aspettando per le prove.

Trascina via Tèlamo prendendolo per un braccio, accompagnata dallo sguardo sprezzante di Dianea.

DISSOLVENZA

35 EST. TRIFOGLIO GIORNO 35
Armonia è andata via, Goffredo se ne sta pensieroso sulla panchina e non si avvede dell’arrivo di Persille. Civettuolo.

PERSILLE
C’è qualcosa che non va, mio baldo giovine?

Trasalendo.

GOFFREDO
Eh?…

Sedendoglisi accanto.

PERSILLE
Ti vedo preoccupato. È per il lavoro che
v’attende?

Scostandosi un po’.

GOFFREDO
No… ecco io…

PERSILLE
Se non ti disturbo, volevo chiederti qualcosa
a proposito dei provini di domani.

GOFFREDO
No, non mi disturbate però… vi preciso che io
non sarò coinvolto nella selezione. Di solito sono
mio zio, mio padre e… Tèlamo.

Civettuolo.

PERSILLE
Che fai, mi dai del voi?… Sciocchino!

GOFFREDO
Beh… non vorrei mancarvi di rispetto.

PERSILLE
Suvvia! Dammi pure del tu e… dimmi. Saprai,
almeno come si svolgeranno le prove? Cosa sarà
richiesto in particolare?

GOFFREDO
Mah! Di solito è richiesto di esibirsi per qualche
minuto in qualcosa di propria scelta. Poi, in base
ai ruoli scoperti, si faranno recitare, leggendo,
alcune battute del testo da mettere in scena.
Oppure, per le comparse, si richiederanno delle
azioni inerenti al loro utilizzo.

Guardandosi intorno.

PERSILLE
Ascolta! Se ti recitassi una cosina… così, tanto
per giocare un po’… potresti aiutarmi a capire
dove può andare bene e dove, invece, no? Sai… mi
piacerebbe tanto recitare con te!

GOFFREDO
Se vuoi posso accontentarti però, te l’ho detto
già, non sarò io a giudicare la tua prestazione.

Alzandosi, tutto eccitato.

PERSILLE
Non importa non importa… Allora comincio eh?

GOFFREDO
Va bene, vai!

PERSILLE
Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta
che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi
tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi, e di
cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò.

DISSOLVENZA

36 EST. CORTILE DEL CASTELLO GIORNO 36
Orazio passeggia contrariato, Dianea lo segue come un cagnolino.

ORAZIO
È una storia triste e cruenta. Tu sei ancora una
ragazza, non è salutare conoscere certe cose.

DIANEA
E dai, fratellone! Lo sai bene che alla mia età
s’è curiose. Vuoi che ne chieda agli attori? È
questo che vuoi?

ORAZIO
Questo assolutamente no! Ti ordino di non pensarci neanche!

DIANEA
Sai, ho sentito dire all’attrice anziana che
doveva ancora parlarne con Leonora, sua figlia.
Pare che tra lei e… Amleto ci sia del tenero e-

ORAZIO
Del tenero? Ma… come parli?

DIANEA
L’ho letto in un libro, sai che adoro leggere. E
anche se, come dici tu, sono ancora una ragazza,
ti faccio notare che sono già in età da marito.

ORAZIO
Già… in questo devo darti ragione. Devo iniziare
a guardarmi intorno, per trovartene uno degno.

Con falsa leggerezza.

DIANEA
Forse non è poi così lontano!

ORAZIO
Vuoi dire che c’è qualcuno al castello che ti
corteggia? Io non mi sono mai accorto di nulla!

DIANEA
Forse perché fino ad oggi non potevi! Io non
conoscevo neanche la sua esistenza né lui la mia.

Cominciando a realizzare.

ORAZIO
Cosa… stai cercando di dirmi?
Accendendosi d’entusiasmo.

DIANEA
Sapessi come mi guardava quando gli sono andata
incontro! Gli sono subito piaciuta e, quando
l’attricetta che aveva al suo fianco s’è accorta
che anche a me non dispiaceva, se l’è trascinato
via in fretta e furia.

ORAZIO
Sei proprio certa di quello che dici? Non è che
hai preso un abbaglio e ti stai immedesimando in
una eroina dei tuoi romanzi?

DIANEA
Sai bene che noi donne certe cose le capiamo al
volo! È proprio così, ti dico. Ecco perché ti
chiedevo, prima di provare a…

Fingendo un improvviso sospetto.

Perché a te farebbe piacere, no? Dico… se io e Amleto…

ORAZIO
CChe discorsi! Certo! Ma prima… occorrerà
ricondurlo a noi e… con la massima prudenza.
Stamani, a momenti mi piglia un colpo, vedendolo
in quello stato!

DIANEA
Sono d’accordo! Io potrei essere molto utile allo
scopo. Anche il distacco da Leonora potrebbe
agevolare il suo ritorno tra noi.

ORAZIO
Non hai tutti i torti.

DIANEA
Il mio compito sarà molto difficile. Dovrò
lottare, da un lato contro la sua consapevolezza
che come Tèlamo sarei per lui irraggiungibile e
dall’altro contro le ovvie resistenze di Leonora
ma… mi sacrificherò volentieri!

DISSOLVENZA

37 EST. PIAZZOLA ANTISTANTE IL TEATRO GIORNO 37
FILA DI CANDIDATI incolonnati davanti a un BANCHETTO. Seduto dietro il banchetto c’è Goffredo con una RISMA DI FOGLI E L’OCCORRENTE PER SCRIVERE. Goffredo compila un foglio con i dati del candidato e glielo consegna.
Davanti all’ingresso del teatro, un’altra FILA si va formando man mano che si accorcia la prima, quella dei candidati con in mano il foglio compilato.
QUATTRO GUARDIE assistono al tutto: una al fianco di Goffredo, una all’ingresso del teatro, una a governare lungo la prima fila e una lungo la seconda. I candidati già esaminati escono dal teatro senza il foglio in mano. Soddisfano la curiosità degli altri e se ne vanno.
Persille osserva le operazioni da un PUNTO non visibile da Goffredo. È combattuto tra la voglia di cimentarsi nella prova e i legittimi timori di un umiliante fallimento. Lo si vede smaniare per un po’, poi rompe ogni indugio. Forte della propria autorità, si fa mostrare un foglio compilato da uno dei candidati in fila davanti al teatro, poi va dritto al banchetto.
Sotto lo sguardo prima sorpreso e poi divertito di Goffredo, prende un foglio, lo compila e, d’autorità, va in testa alla fila.
Dopo un po’, esce un candidato ed entra Persille.

38 INT. TEATRO GIORNO 38
A un TAVOLO, posto ai piedi del PALCO, sono seduti Èscalo, al centro, Balto, alla sua destra, e Tèlamo, alla sua sinistra. Alla destra di Balto sono impilati i FOGLI dei candidati già esaminati e alla sinistra di Tèlamo ce ne sono alcuni utili ai provini. Quando entra Persille, i tre parlottano per valutare l’ultimo caso, per cui non lo vedono ed egli rimane per alcuni secondi muto e impacciato davanti a loro. Finalmente Èscalo scrive il responso sul foglio e nel porgerlo a Balto i tre s’accorgono di Persille.

ÈSCALO
Oh! Caro Persille, dovete comunicarci qualcosa?

PERSILLE
No… ecco… io…

Tutto d’un fiato, consegnando il foglio.

sarei venuto per propormi.

ÈSCALO
Ah!

I tre si guardano.

ÈSCALO
E… ci fa piacere ma, sarete d’accordo che, dato
che dobbiamo esibirci alla presenza del Re, non
possiamo permetterci riguardi nei confronti di
nessuno e dovremmo trattarvi come tutti gli altri,
qualora la vostra prestazione non ci convincesse.

PERSILLE
Certo certo… io per primo mi sentirei annientato
se, per causa mia, si dovesse dispiacere al Re.

ÈSCALO
Bene! Ciò precisato, vi chiedo se intendereste
partecipare come comparsa oppure provare per un
piccolo ruolo?…

Dando un’occhiata al foglio.

Dai vostri dati leggo che avete avuto qualche
piccola esperienza, in recite organizzate tra
amici e compagni di studi. Esibirsi davanti al Re,
comprenderete, è ben altra cosa!

PERSILLE
Certo certo… però vorrei provare per il piccolo
ruolo. Se dovessi fallire… pazienza.

ÈSCALO
Come desiderate. Avete qualcosa da proporci?

TÈLAMO
State sereno! Malgrado la nostra inevitabile
severità di giudizio, cercheremo di aiutarvi a
superare la prova.

PERSILLE
Vi ringrazio. Allora… io proporrei… il prologo della Divina Commedia…
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai
per una selva oscura, ché la diritta via era
smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte che nel
pensier rinova la paura! Tant’ è amara che poco è
più morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.-

Dopo una rapida occhiata d’intesa tra i tre.

ÈSCALO
Va bene così, caro Persille.

Ma Persille, preso dalla foga, non sente e prosegue.

PERSILLE
Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai, tant’ era
pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai.-

TÈLAMO
VA BENE COSÌ!

Persille, trasalendo, s’interrompe impacciato.

TÈLAMO
Scusate, ma prima non sentivate e ho dovuto alzare
la voce per fermarvi. Dite, caro Persille… c’è
un qualche animale che conoscete bene?

Persille non comprende il senso della domanda. Tuttavia prova a rispondere.

PERSILLE
Ma… un animale che mi diverte osservare,
specialmente quando gioca, è la foca.

Èscalo e Balto hanno capito dove Tèlamo vuole andare a parare e si scambiano un’occhiata di compiacimento.

TÈLAMO
Benissimo! Mi fa piacere che non abbiate indicato
i più comuni cane o gatto. Quindi, mio caro
Persille, avete ben presente come s’atteggia la
foca, giusto?

PERSILLE
Certo certo ma… che c’entra?

TÈLAMO
Tranquillo! Vi avevo detto che vi avremmo aiutato
per la prova. Ecco, ciò che vi chiediamo ora è di
provare a ripeterci i versi di prima muovendovi
come una foca.

Persille rimane di stucco. Non capisce se Tèlamo si stia prendendo gioco di lui o se, invece, faccia sul serio.

TÈLAMO
Capisco le vostre perplessità. Vi spiego in poche
parole il perché della nostra richiesta. Sapete
che nel Teatro, una cosa che un attore deve
imparare a fare è quella d’immedesimarsi in un
altro personaggio, non dev’essere più se stesso.
Ora, se vi chiedessimo di recitare quei versi come
li reciterebbe una persona a voi nota, cerchereste
di farne un’imitazione e l’imitazione solitamente
è un falso, non un finto. Muovendovi come una foca,
invece, la recitazione sarebbe sempre la vostra ma
condizionata da un atteggiamento che non v’è naturale.
Tenete conto, infine, che dobbiamo esibirci in
qualcosa di comico, per cui il giocare con qualcosa
di serioso non potrà che facilitarvi il compito.
Sono stato chiaro?

Rassicurato, Persille riprova imitando la foca.

PERSILLE
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai
per una selva oscura, ché la diritta via era
smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte che nel
pensier rinova la paura!-

Non potendo più trattenersi dalle risa, lo interrompono.

ÈSCALO
Basta basta… Tèlamo, proviamo a fargli leggere
le battute di Blefarone.

PERSILLE
Chi è Blefarone?

Dandogli il foglio.

TÈLAMO
È il pilota di Anfitrione, da lui chiamato per
farsi aiutare nella disputa con Giove.

DISSOLVENZA

39 EST. GIARDINI GIORNO 39
In uno dei tanti angoli dei giardini del castello.

ARMONIA
Leonora, figlia mia, se non ti confidi con tua
madre con chi pensi di poterlo fare? Non credo che
tu possa avere timori nei confronti dei tuoi
genitori! Siamo proprio così terribili?

LEONORA
Ma che dici!… è per il nostro lavoro. Non voglio
che possibili screzi tra due attori che si amano
fuori dalla scena possano provocare problemi agli
altri quando s’è in scena.

ARMONIA
Che discorsi! Credi che io e tuo padre non abbiamo
mai litigato prima di uno spettacolo? Staremmo
freschi se gli attori dovessero preoccuparsi dei
sentimenti che nascessero tra loro. Anzi, ti dirò
di più. La tensione nata da un litigio, a volte,
può essere anche salutare per una scena.

Esitando ancora un po’.

LEONORA
E va be’… m’hai convinta. Sì, io e Tèlamo
c’amiamo. Voi ve ne sarete accorti da qualche
mese. In realtà è quasi un anno che-

ARMONIA
Un paio di mesi sono da quando ho dovuto parlarne
con tuo padre! Io me n’ero accorta già da prima.

LEONORA
Perché “dovuto”?

ARMONIA
Ecco, figliola mia cara… è necessario che ti
racconti una storia che certamente non ti piacerà
ma che… spero tu possa affrontarne le inevitabili
conseguenze… con forza d’animo e con la
giusta determinazione.

LEONORA
Riguarda il malore che colpì Tèlamo davanti al Re?

ARMONIA
Forse quel malore ne è stato una prima causa.

Allarmata.

LEONORA
Non avrà gravi problemi di salute? Spero!

ARMONIA
No!… o, almeno… non come l’intendi tu.

DISSOLVENZA

40 INT. BIBLIOTECA GIORNO 40
Oltre all’arredamento tipico di una biblioteca, vi sono esposti i RITRATTI del vecchio Re Amleto e della Regina Gertrude. Dall’IMPRONTA, che sta in mezzo ai due, si evince che ne manca uno. Diverse PORTE vi accedono. Ce n’è una anche nella parete dove stanno i ritratti, sotto i quali c’è un DIVANO. Conduce a una stanza di servizio. In biblioteca si sono riuniti Orazio, Honirio e l’oramai anziano medico Croto. Rivolgendosi a Croto.

ORAZIO
Siamo certi, quindi, che i prossimi passaggi
saranno meno traumatici?

CROTO
Esatto! Il primo impatto, quello avuto alla vista
della vostra persona e al timbro della vostra
voce, è stato senz’altro il più violento. Se,
anziché al suo amico più caro, fossero appartenuti
a un’altra persona, conosciuta in passato, non
avrebbero avuto lo stesso effetto. Ora lui è
emotivamente più guardingo, il suo subconscio
starà lavorando alla ricerca di una spiegazione a
ciò che gli è accaduto, per cui la prossima
rivelazione lo coglierà meno di sorpresa e avrà
conseguenze più blande sulla sua psiche.
L’importante è continuare a essere accorti nel
dosaggio delle prossime informazioni.

ORAZIO
Ora mi sento più tranquillo. A maggior ragione,
considerando il fatto che voi sarete presente al
prossimo incontro, qui in biblioteca. La vista dei
ritratti dei suoi genitori presumo che darà
un’altra brusca scrollata alla sua memoria.

CROTO
Certo, avrebbe più valore dell’incontro avuto con
voi ma, come vi dicevo, la prima botta l’ha reso più forte.

HONIRIO
Che effetto pensate gli abbiano fatto alcune
persone, che prima conosceva e che avrà certamente
incontrato, i luoghi che gli erano ben noti, gli
oggetti che un tempo gli erano familiari?

CROTO
Nessuno, in particolare. Istintivamente li avrà
associati al fatto che qui c’era già stato e che,
quindi, li aveva visti prima dell’incidente.
Ricordi troppo deboli per avere un benché minimo
effetto. Altra cosa, invece, l’incontro con
Orazio, a cui non ho assistito, e quello che avrà
fra poco con i ritratti dei suoi genitori.

ORAZIO
Honirio… credo sia opportuno che vi rechiate
adesso in teatro. Dovrebbero essere vicini alla
conclusione. State con loro finché non avranno
finito, poi conduceteci qui Tèlamo.

HONIRIO
Come ordinate, signore.

Esce.

DISSOLVENZA

41 EST. QUERCIA GIORNO 41
Sull’altalena Dianea si fa spingere da SELENO, coetaneo compagno di studi.
Seleno ha un difetto di pronuncia, che gli fa raddoppiare la consonante che segue una S al posto di essa. Stanno ripassando la storia della Danimarca.

DIANEA
…Morto Vladimiro IV, sua figlia Margherita I
assunse la reggenza della Danimarca in nome del
figlio Olaf II, che nel 1380 ereditò dal padre il
regno di Norvegia, del quale divenne re come Olaf IV.
La Norvegia era stata falciata da una grave epidemia
di peste. Alla morte di Olaf, nel 1387-

Interrompendosi e bloccando l’altalena.

Seleno, m’è venuta un’idea. Uno dei compiti degli
attori riguarda la cura della dizione, giusto?

SELENO
Giutto… ma che c’entra con la ttoria della Danimarca?

DIANEA
Niente, ma stavo pensando… e se chiedessimo a
Tèlamo di darti delle lezioni di dizione? Potrebbe
aiutarti a correggere il tuo difetto. Che ne dici?

SELENO
Chi è Tèlamo?

DIANEA
Uno degli attori che si devono esibire a corte. Un
uomo bello, magnetico… Sembra un Principe.

SELENO
Credi che sia dippotto a curarsi di me? Non è neanche
sicuro che possa riuccirci, c’han provato tanti medici!

DIANEA
Ma nessun medico conosce i metodi che gli attori
usano per la dizione. Che ci costa? Così abbiamo
anche la scusa per passare delle ore con lui.

SELENO
Ah ecco! Mi pareva che non ci fosse uno ccopo
di tuo interesse!

Scendendo dall’altalena e costringendo Seleno a seguirla.

DIANEA
Forza, andiamo a cercarlo. Dovrebbe aver già
finito i provini. Se siamo fortunati, gli parliamo
e lo convinciamo a cominciare appena possibile.

DISSOLVENZA

42 EST. GIARDINI GIORNO 42
Armonia, seduta su una panchina, osserva Leonora che pensierosa s’aggira tra una pianta e l’altra, accarezzando ora un FIORE ora una FOGLIA. Finché rompe il silenzio.

ARMONIA
Cosa pensi di fare adesso?

LEONORA
Non lo so ancora. Devo essergli accanto nel
momento della verità, anzi, forse sarà meglio che
io l’aiuti a scoprirla. Poi sarà lui a decidere.
Con rassegnazione, accetterò ogni sua decisione,
anche la più dolorosa, certa che sarà sofferta per
entrambi. Non sarebbe per un’altra donna che mi
lascerebbe ma, nel caso, per una ragion di Stato a
cui sarebbe costretto a sottomettersi.

ARMONIA
Contavo sulla tua forza interiore e sulla tua
saggezza, figliola. Sapevo che avresti compreso.
Certo, ti fa male e te ne farà ancor di più quando
giungerà il momento. Un po’ come quei dolori che
saltano fuori il giorno dopo una caduta
apparentemente innocua. Ma io ti sarò vicina e
insieme l’affronteremo.

DISSOLVENZA

43 INT. BIBLIOTECA GIORNO 43
Orazio e Croto sono in una zona lontana dai ritratti, per evitare che Tèlamo li possa vedere subito, al suo ingresso. Il primo passeggia nervosamente, il secondo consulta un LIBRO, comodamente seduto su una POLTRONA. BUSSANO. Orazio si blocca, Croto si alza e ripone il libro.

ORAZIO
Avanti!

Si apre la porta ed entra Honirio seguito da Tèlamo.
Honirio va da Croto e lo affianca, Tèlamo si guarda intorno, il suo sguardo arriva ai ritratti ma, data l’eccessiva distanza, non può distinguerli. Li fissa finché Orazio non lo distoglie.

ORAZIO
Caro Tèlamo! Allora, com’è andata la selezione?

TÈLAMO
Abbastanza bene, direi. Abbiamo scelto un bel po’
di gente per i ruoli di comparsa, per le scene con
il popolo e con i soldati di Anfitrione. E anche
un attore d’eccezione per un ruolo minore. Vi
sorprenderà, perché lo conoscete bene!

ORAZIO
In che senso lo conosciamo? Non mi sembra di
conoscere alcun attore a Elsinore né tanto meno
eccezionalmente bravo!

TÈLAMO
In effetti non l’avete mai visto nelle vesti
d’attore, anche se vive a corte e lo incontrate molto spesso.

HONIRIO
Non mi dirai che si tratta della persona che sospetto io?

Divertito.

TÈLAMO
Credo proprio di sì, invece. Smaniava come un
bambino davanti a una montagna di giochi, per
entrare nello spettacolo. Per il ruolo che gli
daremo sono certo che vi stupirà.

ORAZIO
Se l’avete scelto voi, sicuramente non ci
deluderà, ma… veniamo a noi.

Invitando Croto ad avvicinarsi.

Volevo presentarti il dottor Croto, mio caro
Tèlamo, è il medico a cui devi la vita.

Tendendogli la mano.

CROTO
Finalmente ci conosciamo! Mi fa piacere rivedervi
completamente ristabilito.

TÈLAMO
Il piacere è tutto mio. Non vi sarò mai grato
abbastanza per ciò che avete fatto. Anche se…
“completamente ristabilito” non è del tutto esatto.
Mi mancano circa tre quarti del mio passato ma
questo non è certo dovuto a vostre responsabilità.

CROTO
Lo so, la scienza medica ha ancora troppe lacune.
Però, fatta salva la vita, il resto è in qualche
modo rimediabile.

ORAZIO
Ne convengo. Ora, amico mio, debbo informarti che
il Re s’è molto preoccupato dell’improvviso tuo
malessere alla sua presenza. Per questo m’ha
ordinato d’informare il dottor Croto affinché
t’assista da vicino.

CROTO
Prego lor signori di attenderci qui, mentre Tèlamo
tenterà di spiegarmi quanto gli è successo ieri.

Così dicendo invita Tèlamo ad appartarsi in un’altra zona della biblioteca, quella più vicina ai ritratti. Croto si posiziona dando le spalle ai ritratti, in modo che Tèlamo, standogli di fronte, sia costretto a vederli bene e lui poterne osservare l’effetto prodotto.

CROTO
Allora, giovanotto, spiegatemi bene i sintomi del
malessere di ieri e, se potete, cosa secondo voi
può averli provocati.

Lo sguardo di Tèlamo, nel frattempo, si è posato sui due ritratti. Croto lo sta osservando con attenzione, pronto a intervenire all’occorrenza. Tèlamo sente la testa appesantirglisi. Si porta le mani alle orecchie come a proteggersi dalla fitta provocata da un rumore assordante.
Croto sta per intervenire quando una porta si apre improvvisamente. Dianea seguita da Seleno irrompe in biblioteca e va dritta da Orazio.

DIANEA
Salve fratellone, stiamo cercando Tèlamo. M’hanno
detto ch’era in biblioteca.

Lo vede.

Ah! Eccolo là. Posso disturbarvi un attimo?

Gelido.

ORAZIO
L’hai già fatto!

Comprendendo la gaffe.

DIANEA
…Chi… chiedo scusa… credevo foste soli…
io… io non volevo… essere inopportuna…
Seleno, andiamo… vi prego ancora di perdonarci.

Esce seguita da un mortificato Seleno. Tèlamo, dall’irruento ingresso di Dianea, si è riavuto e ha assistito impassibile alla scena. Il suo sguardo, quasi riconoscente nei confronti di Dianea, è interpretato da Orazio come una conferma di quanto gli aveva confidato la sorella. Ciò ha fatto sì che il suo atteggiamento nei confronti di Dianea si addolcisse. Orazio e Honirio raggiungono Tèlamo e Croto. Tèlamo, indicando i ritratti.

TÈLAMO
Chi sono?

ORAZIO
Sono i genitori del Re.

Pausa. Riguardandoli.

TÈLAMO
Ne manca uno… di ritratto.

ORAZIO
Sì, quello di un fratello… morto in guerra.
Aveva bisogno di un restauro e s’è dovuto staccare
per qualche giorno.

CROTO
Vi ho visto profondamente turbato. Avete
riavvertito i sintomi?

Senza staccare lo sguardo.

TÈLAMO
Lo so… che avrei potuto vederli l’altra volta…
che fui al castello… ma perché dovrebbero provocarmi
quello strano effetto? Inoltre non mi sono così
estranei come lo sarebbero due ritratti… appena
intravisti tanto tempo fa, non dovrei neppure ricordarmeli!

ORAZIO
Forse perché quando l’hai visti non erano dei
ritratti. L’hai conosciuti entrambi di persona
come ieri il Re Fortebraccio.

TÈLAMO
Uhm!… C’è qualcosa che non mi convince. Con voi
ho avuto quella reazione perché, come avete detto,
siamo stati parecchio insieme durante la preparazione
del precedente spettacolo, prima dell’incidente,
ma… con loro? Mi sembra un po’ poco un semplice
incontro, considerando che la mia memoria ha rimosso
ricordi ben più profondi!

CROTO
Chi può dirlo? Misteri della psiche! Comunque,
questo avvalora ancora di più l’esigenza ch’io vi
tenga sotto osservazione.

ORAZIO
Ne sono convinto anch’io. Naturalmente… ci sarà bisogno
della sua volontà e della sua collaborazione, immagino!

CROTO
Certo! La sua collaborazione sarà fondamentale.
Senza la sua forza di volontà, difficilmente
potremmo sperare di far saltare il tappo che
ostruisce i vostri ricordi! Siete d’accordo?

TÈLAMO
Certo… certo… come potrei non esserlo?
Cominciano a essere un po’ troppi i dubbi che mi
assillano e non mi sento affatto tranquillo se
non li chiarisco.

ORAZIO
Bene! Ora sarà meglio lasciarci. Quella matta di
mia sorella ti starà aspettando fuori. Temo di
essere stato troppo duro con lei. Forse ti cercava
per un motivo per lei importante.

TÈLAMO
Lo credo anch’io. Vi lascio!

CROTO
Noi due è bene che si faccia una chiacchierata
riservata. Che ne dite subito dopo i pasti?

TÈLAMO
Sì, dopo i pasti va bene. Devono passare almeno
due, tre ore prima di iniziare le prove.

CROTO
Bene! Allora, quando sarà il momento, Honirio
vi condurrà nel mio studio.

TÈLAMO
Come desiderate!

Salutando e uscendo.

Signori!

Rimasti soli, i tre si scambiano le rispettive opinioni.

ORAZIO
Che ve ne pare?

CROTO
Direi che siamo a buon punto. Abbiamo creato i
presupposti perché io lo possa seguire e
guidarlo passo passo.

HONIRIO
Credo anch’io che, ormai, non si
dovrebbero correre più rischi di
natura fisica.

Bussano. I tre si guardano interrogativamente. Poi:

ORAZIO
Avanti!

Entra Persille, agitato come un cane festoso. Fermandosi all’ingresso.

PERSILLE
Scusate signori… avrei bisogno di conferire
qualche momento con il gran cerimoniere.

ORAZIO
Andate, andate pure Honirio.

Honirio raggiunge Persille.

HONIRIO
Che succede?

PERSILLE
(sottovoce)
Niente di grave, signore. Soltanto… volevo
informarvi che sono stato scelto dalla Compagnia
per… un piccolo ruolo nello spettacolo. Prima
d’impegnarmi, però, ho precisato che… avrei avuto bisogno
del vostro permesso per assentarmi durante le prove.

Tenendolo sulle spine.

HONIRIO
Hai fatto bene perché… vedi… non so se…
potremmo avere bisogno e…

A Persille sta per crollare il mondo addosso. Temendo di
vederlo svenire.

…Ma no! Va, va pure. Troveremo la maniera di ovviare.

Riprendendosi, concitato.

PERSILLE
Grazie grazie signore.

Sta per uscire senza nemmeno salutare, se ne avvede e ritorna sui suoi passi. Inchinandosi ripetutamente.

Scusate scusate signori… scusate il disturbo… scusate.

Esce definitivamente tra le risate degli altri.

44 INT. CORRIDOI DEL CASTELLO GIORNO 44
Persille schizza fuori dalla biblioteca canticchiando e saltellando. Svoltato l’angolo del corridoio, s’imbatte in Tèlamo, Dianea e Seleno che sentendolo s’erano interrotti. Impaccio di Persille che si ricompone e sguardi divertiti degli altri che l’osservano fino alla definitiva uscita.

TÈLAMO
Deve avere avuto una buona notizia!

DIANEA
Lo credo anch’io, è così buffo!

TÈLAMO
Allora, come vi stavo dicendo, io non credo
d’essere la persona adatta ad affrontare il
problema. Se la causa fosse di natura fisica,
presumo che sia curabile solo con apparecchi
specifici. Se fosse, invece, psicologica,occorre
che sia trattato da un medico competente.

DIANEA
Lo sappiamo! Tutte cose già provate. Non è di
natura fisica, questo è certo. E nessun medico
c’ha capito qualcosa. Ci rimane solo di provare
con degli esercizi di pronuncia.

Rassegnato.

TÈLAMO
D’accordo! Solo per non darvi l’idea che me ne
voglia lavare le mani, ci proverò. Però non vi
prometto nulla e di nulla m’incolperete se, come
credo, dovessimo fallire, promesso?

DIANEA
Promesso!

Dianea, cogliendolo di sorpresa, getta le braccia al collo di Tèlamo, lo bacia sotto lo sguardo allibito di Seleno e proprio quando Orazio, svoltato l’angolo del corridoio, li vede. Orazio si blocca e, non essendo stato visto a sua volta, decide di tornare indietro, visibilmente soddisfatto.

DISSOLVENZA

45 EST. SCENE DI VITA MONDANA DEL RE GIORNO 45
Fortebraccio, in compagnia di CORTIGIANI, NOBILI e SERVI, trascorre una giornata di vita mondana sul LAGO GURRE, tra momenti di gara di pesca, giochi e sollazzi vari.

DISSOLVENZA

46 EST. FAGGIO GIORNO 46
Leonora gironzola pensierosa nei pressi del faggio. Un tumulto di sentimenti contrastanti la pervade.

DISSOLVENZA

47 EST. VIALETTO FAGGIO GIORNO 47
Tèlamo, in mezzo tra Dianea e Seleno, percorre uno dei vialetti che li condurrà a costeggiare il faggio. È intento a insegnare i primi esercizi di dizione a Seleno.

48 EST. FAGGIO GIORNO 48
Leonora a un tratto li scorge da lontano. Istintivamente si nasconde dietro l’albero, incerta sul da farsi. Le VOCI di Tèlamo e Seleno, prima poco percepibili, s’avvicinano. Rimane celata, le spalle aderenti al tronco.
Il gruppetto raggiunge e sorpassa il faggio. Dianea, che in quel momento si stava guardando un po’ intorno, scorge Leonora. Si ferma. Il suo sguardo, incrociando quello di lei, si fa dapprima gelido; poi, complice un sorriso beffardo, si fa di sfida. Quindi corre a raggiungere Tèlamo, che assorto nel suo compito non s’è accorto di nulla, e lo prende sottobraccio. Infine rivolge indietro lo sguardo per gustarsi la crudele rivincita.
Leonora ha subito tutto ciò incapace di qualsiasi gesto.

DISSOLVENZA

49 INT. APPARTAMENTO DI ÈSCALO GIORNO 49
Èscalo, Armonia, Balto, Goffredo e Leonora si preparano per le prove del pomeriggio. Leonora se ne sta un po’ appartata, segue distrattamente. Armonia le lancia di tanto in tanto qualche sguardo accorato.

ÈSCALO
Il canovaccio lo conoscete. Io direi di assegnare
a Tèlamo il ruolo di Sosia e a Goffredo quello di
Mercurio. Io sarò Giove e Balto Anfitrione.
Leonora Alcmena, Armonia Bromia e quel farfallone
di Persille sarà Blefarone. Siete d’accordo?

BALTO
Direi che i ruoli non possono che essere assegnati
com’hai fatto!

Accortosi di Leonora.

ÈSCALO
Figliola, comprendo il tuo stato d’animo ma, prima
che Tèlamo torni dalla sua seduta col medico,
bisogna che tu ti riprenda un po’! Altrimenti ti
leggerà come un libro aperto e ti sarà difficile
nascondergli la tua pena fino a quando servirà.

LEONORA
Certo… certo ma… mi chiedevo, appunto… fino
a quando? Qualcuno di voi o il Re e il suo
ciambellano… avete considerato questo “quando”?

ÈSCALO
Il Re non ha posto limiti di tempo, dipenderà
dall’evolversi della situazione.

LEONORA
Ma non è solo del tempo che bisogna preoccuparsi!
Lo spettacolo, ad esempio, si dovrà fare oppure è stato
previsto che possa andare a monte?

GOFFREDO
Che vuoi dire? Certo che si farà! Èscalo, c’è
qualcosa che ancora non sappiamo?

Riflettendo.

ÈSCALO
No, non c’è altro che non sappiate, però… forse
Leonora ha intravisto qualcosa che c’è sfuggito!

Tutti pendono dalle labbra di Leonora, compreso Èscalo che, probabilmente, ha già capito.

LEONORA
Forse voi no… ma non sappiamo se gli altri hanno
stabilito entro quando Tèlamo dev’essere “illuminato”.
Prima dello spettacolo o, anche, dopo? Perché capite
che la differenza c’è ed è parecchio grande!

ÈSCALO
Credo che sarà meglio chiarirlo con Orazio. Non è
detto che un Tèlamo consapevole d’essere il
Principe Amleto possa o voglia ancora esibirsi!

LEONORA
Non solo! Ammesso che decidano di renderlo
pubblico dopo lo spettacolo e, quindi,
consentirgli di parteciparvi per assecondare
un suo desiderio, con quale stato d’animo
credete che possa farlo io? Non potete chiedermi
questo, vi toccherebbe di lavorare sotto la continua
minaccia di un possibile crollo dei miei nervi.

ARMONIA
Hai ragione, figlia mia. Nessuno te lo potrebbe
chiedere, da quel momento saremmo tutti coinvolti.

GOFFREDO
Peggio che sotto tortura!

BALTO
Lo credo anch’io. Prima d’iniziare le prove
bisogna chiarirsi con Orazio.

ÈSCALO
Concordo!

Avviandosi.

Andiamo Balto, chiediamo a Honirio che ci porti a
definire la cosa con Orazio.

Agli altri, sull’uscio.

Voi, intanto, andate in teatro per le prove; se
Tèlamo dovesse tornare prima di noi, gli direte che siamo
da Honirio per alcuni dettagli e che vi raggiungeremo.

Esce seguito da Balto. Gli altri si guardano perplessi.

50 INT. CORRIDOI DEL CASTELLO GIORNO 50
Èscalo e Balto, con passo spedito, si dirigono verso gli appartamenti di Honirio. Giunti davanti alla porta d’ingresso, BUSSANO. Non ottenendo nessuna risposta, neanche dopo una seconda più energica bussata, si guardano in viso e decidono di andare alla sua ricerca. Durante il percorso, incrociano un PAIO DI CORTIGIANI, a distanza l’uno dall’altro, a cui chiedono informazioni. I due l’indirizzano gesticolando.

DISSOLVENZA

51 EST. CORTILE DEL CASTELLO GIORNO 51
Orazio e Honirio stanno dialogando. Sono interrotti dall’arrivo di Èscalo e Balto che li raggiungono.

ÈSCALO
Perdonate, signori! Eravamo andati all’appartamento
di Honirio per pregarlo di farci conferire con voi
signore ma, visto che abbiamo avuto la fortuna di
trovarvi insieme… Avremmo l’urgenza di consultarvi.

ORAZIO
È accaduto qualcosa di grave?

ÈSCALO
No signore ma… vorremmo evitare che accadesse.

ORAZIO
Come volete. Volete parlarne qua o preferite che
ci appartiamo?

Guardandosi intorno.

ÈSCALO
Se qui siamo al riparo da orecchie indiscrete,
possiamo parlarne subito. Altrimenti conduceteci
pure dove nessuno possa ascoltarci.

ORAZIO
Meglio evitare di dare nell’occhio, allora.
Venite, andiamo nei miei appartamenti.

Il gruppetto, con Orazio in testa e gli altri dietro, s’avvia spedito. La mdp li segue fino all’uscita.

52 INT. CORRIDOI E SCALE DEL CASTELLO GIORNO 52
Il gruppetto, con Orazio e Honirio seguiti da Èscalo e Balto, prosegue tra corridoi e scale fino a destinazione.

53 INT. APPARTAMENTI DI ORAZIO GIORNO 53
La porta si apre ed entra Orazio seguito dagli altri. Honirio lo affianca, gli altri gli stanno di fronte.

ORAZIO
Allora? Di cosa si tratta?

ÈSCALO
Ecco… intanto premettiamo che… nel caso che
voi e il Re l’avreste già messo in conto e… per
un qualsiasi motivo, che non pretendiamo sapere…
avreste giudicato più conveniente non parlarne-

ORAZIO
Alle corte Èscalo, qual’è il problema?

ÈSCALO
Chiedo perdono signore ma… c’è venuto il
sospetto che la recita possa essere annullata.

ORAZIO
(pausa)
…In base a quale ragionamento avete concluso si
possa giungere a questa eventualità?

ÈSCALO
È presto detto. Qualora Tèlamo fosse a conoscenza
della sua vera identità in un qualsiasi momento
precedente lo spettacolo, credete voi che il
Principe Amleto possa o voglia fare ancora parte
della Compagnia che dovrebbe metterlo in scena?

La reazione di Orazio e Honirio lascia chiaramente intendere che l’ipotesi non era stata valutata. Dopo una pausa per riprendersi, Orazio rompe la sua iniziale immobilità e si muove per aiutare la riflessione.

ORAZIO
Sarò sincero. Né io né il Re c’eravamo posti
questo problema. Mi sento di garantirvi però, che
noi non opporremmo alcun veto qualora Amleto
decidesse di proseguire fino in fondo.

ÈSCALO
Vi siamo grati, signore, per la vostra
comprensione e non vi nascondo che l’avevamo già
considerata questa possibilità. Ma… vostra
signoria ricorderà certamente da dove siamo
partiti per arrivare a questo? La confidenza che
v’abbiamo fatto un paio di mesi fa?

ORAZIO
Certo! Ricordo… Ci mancherebbe!

ÈSCALO
Mia figlia adesso è al corrente della situazione,
non potevamo metterla di fronte al fatto compiuto
senza averla prima preparata: ne converrete?

Comprensivo.

ORAZIO
Ne convengo!

ÈSCALO
E credete voi possibile, immaginando le pene che
sta patendo e quelle più gravi a cui va incontro,
ch’ella possa sostenere serenamente le prove al
fianco di colui che dovrà abbandonarla subito dopo
lo spettacolo?

ORAZIO
…Certamente no!… Cosa
proponete di fare, allora?

ÈSCALO
Lungi da noi l’intenzione d’interferire più del
necessario coi desideri vostri e di sua Maestà.
Toccherà, comunque, a voi decidere, certi che se
un danno dovesse derivarcene non sarà per vostra
espressa volontà. Ma, secondo me, non ci sono che
due strade per lenire il più possibile il sicuro
sconforto. Una è quella di badare a fare in modo
che la verità sia rivelata a Tèlamo dopo lo
spettacolo. L’altra, l’attuale strada, che preveda
l’interruzione delle prove appena si sarà giunti a
quel momento. In quest’ultimo caso, liberi da una
possibile costrizione che ci avrebbe obbligati ad
andare in scena comunque, le prove sarebbero meno
tese e portate avanti finché necessario.

ORAZIO
Credi che questo basterebbe ad alleviare
i disagi di tua figlia?

ÈSCALO
Lo credo! Soprattutto perché predisporrei le prove
in modo che le scene che la vedrebbero impegnata
con Tèlamo fossero previste più lontane possibile.
Con un po’ di fortuna, tutto si potrebbe risolvere
prima che sia necessario che recitino insieme.

Pausa di riflessione.

ORAZIO
D’accordo! Ne parlerò al Re e ti comunicherò le
nostre decisioni appena saranno prese.

ÈSCALO
Grazie signore. Sapevamo di poter contare sulla
vostra sensibilità. Balto, andiamo. Ci staranno
aspettando per la prima prova.

Èscalo e Balto, salutando, escono.

HONIRIO
Dunque era questo il motivo che m’avevate omesso
l’altro giorno col Re: la figlia di Èscalo!

ORAZIO
Capirete che… il minimo di rispetto dovuto a
questa gente ci obbliga ad essere quanto più
riservati possibile!

HONIRIO
Capisco. In fin dei conti sono loro che si sono
accollati il peso di tutta la faccenda. E la
figlia ne pagherà anche il prezzo più salato.

ORAZIO
Già! Questo non era proprio messo in conto. Allora
era poco più che una bambina.

DISSOLVENZA

54 EST. SCORCIO DI COSTA DANESE GIORNO 54
Tèlamo, seduto su uno scoglio, riflette e scarica la sua tensione lanciando dei SASSI, facendoli saltellare a pelo d’acqua. Finché si alza, va a sciogliere il cavallo, lo monta e riparte di gran carriera.

DISSOLVENZA

55 INT. TEATRO GIORNO 55
Alcune SEDIE sono sparse per il teatro. Alla Compagnia si è unito Persille. Armonia e Leonora sono sedute vicine e defilate. Parlano tra loro sottovoce. È arrivato Tèlamo ma mancano ancora Èscalo e Balto. Tèlamo ne approfitta per dare a Persille qualche rudimento di recitazione.

TÈLAMO
…Chi fa la parte del buffone deve badare a non
dire più di quel che è scritto; perché ci sono di
quelli che sghignazzano per tutto il tempo già per
conto loro, solo per suscitare le risate d’un
certo numero di spettatori ignoranti, ed a volte
proprio nel punto in cui si dovrebbe far risaltare
qualche passaggio essenziale del dramma. Questa è
davvero roba da villani, che dimostra una misera
qualità nello stolto che vi fa ricorso.

Persille s’è bevuto tutto con la massima attenzione. Comincia un po’ a preoccuparsi, l’espressione del viso rivela la sottile vena di terrore che lo sta invadendo. Goffredo se n’accorge e interviene per sdrammatizzare.

GOFFREDO
Ehi Persille! Non mi dire che ti sei lasciato
suggestionare! Ci siamo qua noi a sostenerti.
Vedrai che il mostro sarà meno orrendo di quanto
tu possa immaginare. Tèlamo ha voluto solo
suggerirti che, benché il tuo impegno sia minimo,
ci sono tante altre cose che prescindono dalla
quantità delle battute. Per cui, quando non sei in
scena, rimani concentrato e impara da noi.

Arrivano Èscalo e Balto. Tèlamo, andando loro incontro.

TÈLAMO
Allora che si fa? Si parte?

Anche gli altri si sono appressati. Èscalo ha i COPIONI e li distribuisce.

ÈSCALO
Certo che si parte! Il tuo ruolo
te l’hanno detto, no?

TÈLAMO
Sì, mi divertirò a fare quel
fifone di Sosia.

Armonia, Leonora e Balto, frattanto, ritirata la loro copia, si sono allontanati e sono usciti fuori dal teatro.

56 EST. PIAZZOLA ANTISTANTE IL TEATRO GIORNO 56

ARMONIA
Siete riusciti a parlargli?

BALTO
Sì, ce l’abbiamo fatta. Era insieme a Honirio…
Ci sono sembrati sinceri, non avevano previsto le
possibili conseguenze di una verità svelata
durante il periodo delle prove.

LEONORA
E quindi?

BALTO
Quindi gli abbiamo detto che c’interessa solo
conoscere le loro intenzioni per potere
programmare prove adeguate.

ARMONIA
Per cui ci toccherà d’attendere una risposta?

BALTO
Già! Nel frattempo noi cominciamo a provare dalle
scene dove Leonora e Tèlamo non sono costretti a
recitare insieme.

LEONORA
Cercate di posticipare anche le altre, vorrei
cominciare il più tardi possibile. Meglio se mai,
qualora tutto si risolva prima.

ARMONIA
Non credi che lui possa sospettare qualcosa?

LEONORA
Meglio, così affrettiamo il momento e scopriremo
presto di quale tormento mi toccherà patire. Ma
tanto… c’è già chi se lo sta curando a dovere!

ARMONIA
Che vuoi dire?

LEONORA
Stamani l’ho visto insieme a Dianea, la sorella di
Orazio. Mi son passati vicini ma non m’ha vista,
assorto com’era a duettare con un altro ragazzo.
Lei invece sì; appena m’ha scorto s’è affrettata a
prenderlo sottobraccio. Se dovessero morsicarsi
lei e un aspide, l’aspide rimarrebbe stecchito.

ARMONIA
E lui?

LEONORA
Lui s’è lasciato prendere senza nemmeno un gesto,
come se fosse la cosa più naturale del mondo.

ARMONIA
Potresti anche esserti ingannata! La gelosia in
questi casi gioca brutti scherzi.

Ridendo amaramente.

LEONORA
Gelosia? Ah ah ah! Non posso neanche essere gelosa
dato ch’è già previsto che mi debba lasciare. A
quel punto, lei o un’altra, cosa vuoi che cambi?

BALTO
Direi ch’è meglio rientrare ora. Avran cominciato a provare.

Avviandosi.

ARMONIA
Sì, meglio non dare nell’occhio, meglio
non precipitare le cose.

57 INT. TEATRO GIORNO 57
Goffredo sul palco, gli altri sparsi per la platea. Interpretando leggendo.

GOFFREDO
…E adesso mio padre è qui dentro, a letto con
lei: ecco perché questa notte è stata resa più
lunga, mentre lui si concede i suoi piaceri con
quella che ama. Ma si è truccato in modo da
sembrare Anfitrione. E non meravigliatevi neppure
del mio vestito, perché sono venuto in scena
conciato in questo modo, con il costume di uno
schiavo. Dunque, ecco che mio padre Giove ora è
dentro al palazzo: si è trasformato nell’immagine
di Anfitrione, e tutti gli schiavi che lo vedono,
credono che sia lui: tanto è bravo a mutar pelle
quando gli piace…

Persille l’ammira estasiato. Tèlamo, invece, già da un po’ studia Leonora e Armonia sedute in disparte. Avverte la tensione, qualcosa è accaduto o sta accadendo. Fingendo l’intenzione di cambiare posizione per meglio seguire Goffredo, si è avvicinato a Leonora fino ad affiancarla. Le parla sottovoce con lo sguardo sempre rivolto a Goffredo, che si sente in sottofondo.

TÈLAMO
Tutto a posto? Riusciamo a vederci più tardi?
Ho da dirti alcune cose.

LEONORA
(sottovoce)
Dopo le prove, aspettami sotto il solito albero!

TÈLAMO
D’accordo, tanto per oggi dovremmo fare presto.

Proseguendo nella direzione intrapresa per andare da Leonora, rivolge di nuovo l’attenzione su Goffredo.

GOFFREDO
…Io ho preso l’aspetto dello schiavo Sosia, che
è partito di qui per la guerra con Anfitrione:
così potrò ben servire mio padre nei suoi amori, e
gli altri della servitù non mi chiederanno chi sono,
vedendomi spesso girare qui per casa.

DISSOLVENZA

58 EST. GIARDINI GIORNO 58
Seleno, con in mano un RAMOSCELLO, sta attraversando i giardini per andare all’incontro con Dianea. Come al solito, è in anticipo e perciò non ha fretta. Assorto nei suoi pensieri, apparentemente gioca col ramoscello, stuzzicando ora un INSETTO ora un altro, decapitando qualche CIUFFO ribelle delle siepi. D’un tratto si blocca, ha avvertito un RUMORE DI PASSI. Va a nascondersi dietro a un ALBERO, sbirciando il vialetto adiacente per vedere senza essere visto. Il rumore dei passi aumenta sempre più. Dalla CURVA del vialetto appare Tèlamo che marcia spedito verso il proprio appuntamento.
Seleno decide di seguirlo, tenendosi alla larga e di qualche passo indietro, celandosi da un albero all’altro. Il suo volto denuncia chiaramente l’ostilità che nutre nei confronti di Tèlamo.
Incappa in un ROBUSTO RAMO spezzato. Indugia qualche attimo poi lo raccoglie e si rimette all’inseguimento. Senza avvedersene, ha raggiunto la quercia con l’altalena, la siepe lo nasconde a Tèlamo che, dalla parte opposta alla siepe stessa, s’è fermato a raccogliere un FIORE.
Col ramo alzato, sta per aggirare la siepe con l’intento di colpire Tèlamo alle spalle quando una voce lo blocca.

DIANEA (F.C.)
Seleno! Che stai facendo?

Dianea è appena arrivata e non s’è accorta di nulla. Tèlamo, aldilà della siepe, non la sente, perché nel frattempo ha colto il fiore e s’è rimesso in cammino.
Seleno, sorpreso, si risveglia dal trance in cui sembrava essere caduto.

SELENO
…Mi… mi… è parso d’aver vitto un topo…
Vo… volevo ucciderlo pri… prima che tu arrivassi!

DIANEA
Un topo?… Beh! Allora tieni quel bastone vicino
e stai allerta… Vieni, spingimi sull’altalena e
facciamo gli esercizi di dizione.

Seleno può finalmente rilassarsi e asseconda Dianea.
Dondolandosi, Dianea gli dà il primo esercizio.

DIANEA
Lo straniero cospiratore, sospeso sulla torre del
castello, fu scosso, cadde, si sfracellò al suolo.

SELENO
Lo ttraniero coppiratore, soppeso sulla torre del
cattello, fu ccosso, cadde, si ffracellò al suolo.

DIANEA
Ora ripeti più lentamente e metti la I dopo ogni S
come t’ha suggerito Tèlamo.

Sforzandosi.

SELENO
Lo si-traniero cosi-piratore, sosi-peso sulla
torre del casi-tello, fu si-cosso–

Interrompendosi sfinito e allontanandosi da Dianea.

Oooh! Non ce la faccio!
Scendendo dall’altalena e raggiungendolo.

DIANEA
Dai! Non ti scoraggiare! Devi avere più fiducia.
È solo questione di allenamento.

SELENO
Non ci riuscirò mai!

DIANEA
E invece sì!… Dai, proviamo con una frase più
semplice: “Il Principe smise di recitare, sposò
Dianea e la portò via sul suo bel cavallo arabo”.

Toccato.

SELENO
Ma cosa stai dicendo? Se non ti guarda nemmeno!

DIANEA
Che dici? Non mi guarda nemmeno! Se ogni volta che–

S’interrompe e si catapulta su Seleno.

Che hai detto? Ripeti!

Intimidito.

SELENO
Ho detto… che non… ti guarda nemmeno.

Più accomodante.

DIANEA
No no no, ripeti esattamente tutta la frase.

Più rilassato.

SELENO
Ho detto… “Ma cosa ttai dicendo? Se non ti
guarda nemmeno!”

Eccitata.

DIANEA
Seleno, non te ne sei accorto ma l’hai detta correttamente!

SELENO
Cosa?

DIANEA
(c.s.)
Hai detto: “Ma cosa stai dicendo?”

SELENO
Ma dai! Avrai sentito male!

Prendendolo per mano e trascinandolo.

DIANEA
E invece sì! Andiamo a cercare Amleto, lo dobbiamo informare.

SELENO
Chi è Amleto?

Bloccandosi.

DIANEA
Amleto?… Ho detto Amleto?… Che sciocca. Presa
dalla frenesia ho nominato il principe del libro
che sto leggendo… Intendevo Tèlamo, ovviamente.

Mestamente.

SELENO
Già! Il Principe Tèlamo che mmette di recitare per pposarti!

DISSOLVENZA

59 EST. FAGGIO SERA 59
Tèlamo è in attesa di Leonora. È inquieto, l’attesa si sta prolungando.
Finalmente, un rumore di passi sulla ghiaia zittisce i versi della fauna notturna. Tèlamo si fa attento e, quando intravede Leonora, le va incontro.

TÈLAMO
Finalmente! Sarà almeno mezz’ora che t’aspetto!

Abbraccia Leonora e la bacia. Lei corrisponde ma con meno trasporto di Tèlamo. Lo sente e staccandosi.

TÈLAMO
Che succede?… Lo so, da quando siamo arrivati
t’ho trascurata un po’. Ma sono successe delle
cose, e d’altre ne avverto gl’influssi ma non
riesco a metterli a fuoco.

Leonora nel frattempo, seguita da Tèlamo, ha raggiunto l’albero e vi si è appoggiata con le spalle. Lo sguardo triste su Tèlamo che, a causa dell’oscurità, non può percepirne per intero tutta l’intensità. Tèlamo, appressandosi a lei, viso a viso.

Di una cosa, però, voglio che tu sia certa. Il mio
amore per te non c’entra. Anzi, è più forte e ha bisogno
del tuo, che m’aiuti a diradare la nebbia che m’avvolge.

LEONORA
Ne sei proprio sicuro?

Accorato.

TÈLAMO
Giuro! Devi credermi!

Staccandosi dall’albero.

LEONORA
Ti credo! Sono certa che sei sincero… per quello
che t’è consentito di percepire.

Seguendola.

TÈLAMO
Non capisco!… che vuoi dire?

LEONORA
Vedi, un sentimento può nascere all’improvviso,
dal nulla eppure esplosivo. Manifestarsi, cioè,
con tanta foga ch’è impossibile trattenerlo e,
dunque, celarlo. Ma quando comincia a morire, chi
lo prova non se n’avvede subito e per molto tempo
può giurare sinceramente che nulla è cambiato…
Chi è oggetto di quel sentimento, invece… chi ne
riceve il calore, fin dal primo istante ne percepisce
il lento spegnersi. Prima di disperarsene, però, prova
a spiegarselo, prova a dubitare del proprio intuito,
immagina che possa essere stato un momento d’innocente
distrazione. Finché, col passare dei giorni, si rende
conto ch’è inutile continuare a ingannarsi e che
bisogna iniziare a farsene una ragione.

TÈLAMO
C’è del vero in quello che dici, come dartene
torto! Ma, a volte, stando davanti a un ceppo di
legna ardente, s’è colti da una sensazione di
freddo, non perché sia diminuita l’intensità della
fiamma ma sol perché una finestra s’è aperta improvvisamente
nella stanza accanto… Qui, fin dalla mattina dopo
che siamo arrivati, di finestre se ne sono aperte tante
e ho bisogno del tuo aiuto per chiuderle.
Sei l’unica con cui possa parlarne… vuoi?

LEONORA
(pausa)
…Sarei una sciocca se i miei dubbi m’inducessero
a restar sorda alle tue grida d’aiuto… Vieni,
sediamoci sotto il faggio.

Lo prende per mano e insieme vanno a sedersi.

TÈLAMO
Come t’avevo già detto, fin dalla prima mattina al
castello, tutto m’era sembrato troppo familiare
per essere un luogo in cui ero già stato per
pochissimo tempo e tanti anni fa. Poi l’incontro
con Orazio, la voce e l’aspetto erano quelli d’un
uomo che con violenza squarciava uno spesso velo
nero, facendone sgorgare un groviglio d’immagini e
sangue… tanto, troppo sangue. Me ne sono sentito
quasi annientare. Perché? La spiegazione che me
n’ha dato m’è sembrata troppo debole come contrappeso
del fenomeno che m’aveva colpito… Non faccio in
tempo a riprendermi che quella ragazza… Dianea
ricordi? La sorella d’Orazio, che proprio qui, sotto
quest’albero, mi dà un’altra sferzata quando cita
il titolo di quel dramma… il “Gonzago trucidato”…
A proposito, quella ragazza s’è messa dei grilli
per la testa. L’ho rivista, dopo. Mi s’è incollata
addosso con la scusa d’aiutare un suo amichetto
che soffre d’un difetto alla dizione.

LEONORA
Lo so… mi siete passati vicino mentr’ero qui,
sotto l’albero. Tu non m’hai vista, eri concentrato
sul ragazzo, ma lei sì!

TÈLAMO
Ah!… Non m’ha detto nulla, la baldanzosa
donzella!… Mi tocca assecondarla, capisci? Sia
perché non vorrei dispiacere al fratello sia
perché ho il sospetto che sappia qualcosa che mi
riguarda e può darsi che glielo riesca a carpire.
Ovviamente, finché non oltrepassa certi limiti.

Tèlamo,involontariamente, le ha somministrato una dolce medicina che, pur non essendo in grado di guarirla, ne ha momentaneamente lenito le angosce.

Ma… torniamo a noi. Stamani, mentre valutavamo
l’ultimo candidato, arriva in teatro Honirio. Mi
s’avvicina e mi dice ch’è venuto a prendermi perché,
appena finito, mi doveva condurre in biblioteca dove
c’erano Orazio e un medico che m’attendevano. Là,
trovo Croto, il medico che m’ha soccorso al tempo
dell’incidente. Dice che il Re l’ha incaricato di
seguire le mie condizioni di salute, essendo preoccupato
per l’episodio che m’aveva colpito in sua presenza.
Fin qui niente di male. Ma poi, mi conduce in disparte
e proprio di fronte a me, sulla parete, rimango basito
da due ritratti. Ce ne dovevano essere stati tre ma
l’altro, quello che aveva lasciato una chiara impronta
tra gli altri due, mi dicono ch’era al restauro. I due
ritratti, sempre a loro dire, sono quelli dei genitori
di Fortebraccio e quello mancante sarebbe d’un suo
fratello morto in guerra. Ancora una volta, una reazione
eccessiva per due che, forse – e qui il “forse” è molto
più grande di tanti altri, come ti dirò poi avrei
appena intravisto una dozzina d’anni fa.

LEONORA
T’è sembrato che il medico t’avesse portato lì
apposta oppure ritieni che sia stato un caso?

TÈLAMO
Sul momento ho pensato che fosse stato un caso:
c’erano anche Orazio e Honirio e ci siam dovuti
appartare per il consulto. Ma considerando
l’atteggiamento di Croto con l’incontro avuto dopo,
un sospetto che non fosse casuale ce l’ho.

LEONORA
Com’ha spiegato lui la tua reazione? Ch’effetti
potrebbero avere questi episodi sulla tua salute?

TÈLAMO
Per gli effetti, ancora non si pronuncia. È troppo
presto, mi sta studiando. Ma è abbastanza tranquillo,
non crede ch’io corra dei rischi. Per le reazioni,
invece, non mi convince. Come, ad esempio, per i due
ritratti. L’ho intravisto spiazzato quando ho obiettato
che, se i due erano l’effige dei genitori di Fortebraccio,
io non avrei dovuto averli mai visti, essendo giunti
a Elsinore dopo il mio incidente.

LEONORA
Già! Pare anche a me… Ma, se non sono i genitori
del Re, chi potrebbero essere? E perché, in questo
caso, nasconderti la loro vera identità?

TÈLAMO
Infatti ho intenzione d’indagare. Dianea, ad esempio,
potrebbe essermi utile in proposito.

LEONORA
Ti consiglio di lasciar perdere quella ragazza.
Non c’è da fidarsi. Per quel poco che ho avuto
modo di studiarla, sarebbe capace di metterti su
una falsa pista, se farlo servisse ai suoi scopi.

TÈLAMO
Cosa mi consigli di fare, allora.

LEONORA
Croto non t’ha dato qualche altra indicazione?

TÈLAMO
Beh, in effetti la spiegazione che lui crede
possibile è che… avrei potuto essere uno dei
cortigiani, prima dell’incidente, e d’essere stato
coinvolto nella Compagnia di tuo padre così com’è
successo stavolta con Persille.

LEONORA
È un ipotesi plausibile… Io non posso ricordarmi,
di attori che vanno e vengono nella Compagnia
ce ne sono sempre stati. Però si fa presto a
saperlo, basterà chiederlo a Èscalo.

TÈLAMO
Sì… ma non sarà sufficiente. Rimarrebbe sempre
senza spiegazione la storia dei due ritratti e…
forse anche del terzo, pensandoci bene. Se mi si
vuol nascondere qualcosa, il terzo potrebbe essere
stato tolto proprio per non farmelo vedere.

LEONORA
Ammettiamo, allora, che tu, prima, fossi stato un
cortigiano. L’ipotesi diventa ancora più plausibile
se consideriamo che, a seguito dell’incidente,
potrebbe essere stato necessario, proprio per questo,
evitare di rendere pubblico che, un personaggio molto
in vista, magari con delle responsabilità, si fosse
ferito gravemente per aver voluto cimentarsi come attore.

TÈLAMO
Il ragionamento fila ma… tuo padre, in questo
caso, perché me l’avrebbe nascosto? M’avrebbe
già raccontato la storia!

LEONORA
I motivi possono essere due. Primo: che ne
sappiamo noi, ad esempio, di Persille? Sappiamo
solo ch’è un cortigiano, nulla della sua vita né
del motivo della sua presenza a Corte. Potrebbe
essere la stessa cosa per quanto ti riguarda.
Secondo: mio padre potrebbe essere costretto a
celarti la verità perché gli è stato ordinato.

TÈLAMO
Il secondo motivo, però, stride col fatto che
c’hanno richiamato a Elsinore. Perché rischiare
che tutto torni a galla?

LEONORA
Beh, io direi di fermarci qui. Secondo me stiamo
fantasticando un po’ troppo. S’è vera la prima
ipotesi, non è poi tutto ’sto gran mistero.
Basterà chiarire qualche punto è tutto si risolve.

TÈLAMO
Hai ragione. Forse mi sono lasciato trasportare un
po’ troppo. Se risolvo il mistero dei ritratti,
probabilmente giungerò alla verità. Devo trovare
il modo di riuscire a trovarmi da solo con Orazio
in biblioteca. Là, lo costringerò ad approfondire.

DISSOLVENZA

60 EST. CITTÀ GIORNO 60
COPENAGHEN. Giunta in città la Compagnia si divide in due gruppi: Tèlamo, Leonora e Goffredo da una parte; i tre anziani dall’altra.

DISSOLVENZA

61 EST. PIAZZA GIORNO 61
Tèlamo e Goffredo, con in mezzo Leonora, gironzolano come tre spensierati turisti. Si soffermano davanti a qualche MONUMENTO, acquistano qualche NINNOLO o qualche INDUMENTO tra le BANCARELLE del mercato di una piazza.
Da una bancarella vicina, di fronte a loro, un uomo è attratto da Tèlamo. Non visto, lo fissa impressionato: è MARCELLO, uno dei due ufficiali che parecchi anni prima avevano visto lo spettro di Re Amleto. È ormai anziano.

DISSOLVENZA

62 EST. STRADA PRINCIPALE GIORNO 62
I tre percorrono una STRADA AFFOLLATA. Marcello, tenendosi a distanza, li segue. Giunto a un incrocio, svolta.

63 EST. STRADA SECONDARIA GIORNO 63
Marcello di corsa fa il giro del lungo isolato, per potere incontrare i tre giovani di fronte. Quindi percorre la traversa fino al successivo incrocio. Imbocca la parallela all’altra strada e, infine, la traversa successiva.

64 EST. STRADA PRINCIPALE GIORNO 64
Marcello, col fiatone, li vede ancora un po’ distanti e lentamente va loro incontro. Continua a fissare Tèlamo fin quasi a rischiare d’essere notato e, infatti, nel momento in cui i tre passano oltre Marcello, Goffredo se ne avvede, si gira a guardarlo a sua volta. Marcello si ferma, dà loro una decina di metri di vantaggio e riprende a seguirli.
Goffredo di tanto in tanto si gira a controllare mentre Tèlamo e Leonora ignari continuano a parlare tra loro. Quasi giunti all’incrocio, con la scusa d’un gioco, decide di seminare Marcello.

65 EST. STRADA SECONDARIA GIORNO 65
Svoltato l’angolo, Goffredo si mette a correre e gli altri due lo seguono.

66 EST. STRADA PRINCIPALE GIORNO 66
Quando Marcello arriva all’angolo non li vede più. Sorpreso sta a decidere il da farsi per qualche secondo poi, frettolosamente, torna sui suoi passi, ripercorrendo tutto il tragitto fino a tornare alle bancarelle.

67 EST. PIAZZA GIORNO 67
Sconvolto e affannato arriva alla bancarella in cui sta BERNARDO, l’altro ufficiale dell’epoca. Fatica a parlare.

BERNARDO
Ehi Marcello! Che ti succede? D’un tratto t’ho
visto sparire e ora mi torni tutto trafelato. Hai
inseguito per caso qualche ladro?

MARCELLO
Bernardo… non so come… dirtelo… ho paura
d’aver visto… uno spettro.

BERNARDO
E no eh? Di spettri penso d’averne avuti abbastanza!

MARCELLO
L’ho visto ti dico!

BERNARDO
Ma chi avresti visto?

MARCELLO
Amleto!

BERNARDO
Ancora!… Non è che hai bevuto? Quello, dopo aver
parlato col figlio, per fortuna non s’è più visto.

MARCELLO
No il padre!… il figlio!

BERNARDO
Ma chi? Il Principe Amleto?

MARCELLO
Sì!

BERNARDO
…Dopo tutti questi anni e in pieno giorno?

Cominciando a dubitare.

MARCELLO
Beh!… sì.

BERNARDO
L’avrai sognato!… Magari con un costume di gala!

MARCELLO
No… era vestito… come noi… da popolano.

BERNARDO
Ah!

MARCELLO
Era insieme ad altri due, un giovane e una
giovane… Lui m’è sembrato un po’ invecchiato
e… anche un po’ ingrassato.

BERNARDO
Marcello… da quando gli spettri invecchiano e
ingrassano? Avrai incontrato uno che somigliava al
Principe Amleto e ti sei lasciato suggestionare!

MARCELLO
Dici?

BERNARDO
Dico!

MARCELLO
…Forse hai ragione… ma dovevi vederlo:
due gocce d’acqua!

BERNARDO
Beh! Magari erano d’acquavite!

Ridono entrambi.

Capisci adesso perché cinque anni fa c’hanno congedati?

DISSOLVENZA

68 EST. STRADA SECONDARIA GIORNO 68
Goffredo, Tèlamo e Leonora sono appoggiati a un MURO. Hanno il fiatone per la prolungata corsa a cui Goffredo li ha costretti.

TÈLAMO
…Ehi, ragazzo… ho una certa età, io… certe
cose non me le posso più… permettere.

GOFFREDO
Lo so, nonnino… ma un po’ d’allenamento non
guasta… stiamo mettendo su pancetta, vedo.

Leonora se la ride, mentre una COPPIA DI DAMERINI quarantenni sopraggiunge lungo lo stesso muro. Abbigliamento vistoso e SPADE alla cintola.

TÈLAMO
…Ehi! Sbarbatello, come ti permetti? Questi sono
muscoli, altro che pancetta!

GOFFREDO
E il fiatone è aria calda che usi per
rinvigorirli… ma va là!!!

Arrivano i damerini che interrompono il dialogo.

PRIMO DAMERINO
Scostatevi straccioni, che ho da passare!

I tre giovani si guardano in faccia, sorpresi, per qualche attimo. Poi Tèlamo, imitato dagli altri, si scosta, fa un inchino plateale, mentre i due proseguono guardinghi, superandoli.

TÈLAMO
Prego… signor pavone dalla ruota parecchio
stinta! Serve un’abbondante ripassata di colore.

Rigirandosi inviperito e sguainando la spada.

PRIMO DAMERINO
Come ti permetti, lurido bifolco!

Contemporaneamente, lesti, Tèlamo e Goffredo piombano sul secondo damerino. Tèlamo gli sfila la spada, Goffredo, alle spalle, gli stringe un braccio al collo e gli pianta al fianco l’indice dell’altra mano. Leonora, invece, s’addossa al muro.

GOFFREDO
Fermo! O il mio coltello andrà a bucarti il
fegato, ammesso che lo possa trovare.

Tèlamo fa in tempo a parare il primo colpo dell’avversario e inizia una furiosa schermaglia tra i due. Il damerino attacca con sempre più furore, alimentato dalla rabbia per lo smacco subito e dallo scherno di Tèlamo a ogni colpo che gli manda a vuoto. Il duello si conclude con Tèlamo che disarma il damerino, gli fa volare la spada che arriva vicina a Goffredo.
Tèlamo punta la spada alla gola del damerino che resta furente col capo all’indietro e le braccia allargate.

PRIMO DAMERINO
Hai commesso un grosso errore a non uccidermi.

TÈLAMO
Sono ancora in tempo a farlo.

PRIMO DAMERINO
…Tu forse non ti sei reso conto con chi hai a che fare!

TÈLAMO
Non conosco il tuo nome ma ho ben capito con chi
ho a che fare. Un pomposo parassita che vive alle
spalle dei propri genitori o ne sperpera
le fortune, se già defunti.

PRIMO DAMERINO
…Parli così perché mi tieni per la gola… anche
se da come maneggi la spada… non credo che tu
faccia il contadino.

TÈLAMO
Già! Vedo che cominci a solleticare quel piccolo
cervello che ti ritrovi… Goffredo!… Rinfodera
il dito e raccogli l’altra spada.

Tra lo stupore e lo scorno del secondo damerino, Goffredo lo allontana con una spinta e va a raccogliere la spada.
Tèlamo abbassa la sua e, andando a raggiungere Goffredo imitato da Leonora.

TÈLAMO
Bene! Signori. Credo che la lezione sia finita.
Preferite che le vostre spade siano rese
inservibili oppure credete sia meglio venirle a
ritirare all’ingresso di Elsinore?

Il secondo damerino, nel frattempo, ha raggiunto il primo. I due si guardano sorpresi e allarmati.

PRIMO DAMERINO
…Elsinore?

TÈLAMO
Sì, al nostro ritorno, le possiamo lasciare
all’ufficiale che presiede l’ingresso, se volete.
Dubito che vi farebbero entrare senza un regolare
lasciapassare, che non saremo noi a rilasciarvi.

I due rimangono piuttosto storditi. Smaltito lo smarrimento, il primo damerino si fa avanti a capo chino.

PRIMO DAMERINO
…Signore, vogliate perdonarci ma… il vostro
aspetto ci ha tratti in inganno.

TÈLAMO
E chi siete voi per permettervi di giudicare gli
altri dall’aspetto? Si possono ereditare i titoli
ma non la nobiltà. Quella la dovete possedere di
vostro e sono le azioni, giammai i blasoni e le
pergamene, a dimostrarla. Malgrado i nostri abiti
dimessi, al vostro cospetto noi siamo dei Principi
e voi dei vili frequentatori di bettole.

PRIMO DAMERINO
…Sentiamo di meritare il vostro risentimento, signore.
Vi supplichiamo ancora di perdonarci… se potete.

Tèlamo ritiene d’averli umiliati abbastanza. Tuttavia preferisce non fidarsi. Scambia un’occhiata con i compagni, per comprenderne il pensiero. Poi deciso spezza in due la sua spada e Goffredo lo imita.

TÈLAMO
Crediamo che possediate abbastanza sostanze da
permettervi di farvene forgiare altre. Meglio
evitarvi possibili tentazioni a noi sgradite o
l’umiliazione di farvi venire a Elsinore.

DISSOLVENZA

69 EST. CITTÀ GIORNO 69
I tre anziani si dividono ancora: Èscalo e Balto entrano in un’OSTERIA mentre Armonia prosegue da sola.

70 INT. OSTERIA GIORNO 70
Osteria con pochi CLIENTI e TAVOLI vuoti. Èscalo e Balto sono seduti a un tavolo. Parlando, ciascuno sorseggia da un BOCCALE DI BIRRA.

BALTO
Quando pensi che ci diranno qualcosa?

ÈSCALO
Credo oggi stesso. Ieri il Re era sul lago Gurre,
a circa 6 miglia da Elsinore. So che Orazio non ha
perso tempo, è andato lì per parlargli e decidere.

BALTO
Un bravo ragazzo quell’Orazio!

ÈSCALO
Sì, anche se lo conosciamo poco. In questi anni è stato
sempre vicino a Tèlamo. Sempre con la massima
discrezione, tant’è che lui non s’è accorto di nulla,
neanche dopo essersi svegliato.

BALTO
Certo che, se Orazio non ci fosse stato così
vicino, difficilmente avremmo potuto sostenere il
peso della sua lunga degenza!

ÈSCALO
Nei primi tempi, non sono state poche le notti che
ha trascorso accanto al capezzale di Tèlamo.

BALTO
Eh sì!… Quanti anni son passati prima che si risvegliasse?

ÈSCALO
Parecchi. Se non ricordo male… dev’essere stato
quella volta che stavamo recitando a Odense…
Cioè… circa 7 anni fa.

BALTO
Poi ce ne son voluti un altro paio per la
riabilitazione, se non erro, giusto?

ÈSCALO
Già! Quando ormai sembrava che non ce l’avrebbe fatta,
ha aperto gli occhi.

BALTO
E Orazio ha dovuto smettere di venirlo a trovare!

ÈSCALO
Beh certo! A malincuore, è stato costretto. Però
c’incontravamo in segreto: io l’aggiornavo degli
sviluppi e lui provvedeva a remunerarci di quanto serviva.
Mai una volta che abbia avuto da ridire su quanto gli chiedevo.
Se avessi voluto imbrogliarlo sarebbe stato facilissimo.

DISSOLVENZA

71 EST. STRADA LUNGO LA COSTA GIORNO 71
La Compagnia è sulla via del ritorno a bordo di un CARRO SCOPERTO.
L’atmosfera è allegra, SI CANTA. Leonora, suo malgrado, canta pure lei. Solo quando Tèlamo non la guarda riesce a rilassare la propria tensione. Sono brevi istanti di salutari boccate d’ossigeno.

DISSOLVENZA

72 EST. GIARDINI GIORNO 72
Armonia, su una panchina, lavora a un costume di scena. Arriva Dianea.

DIANEA
Salve, tu devi essere Armonia, dico bene?

ARMONIA
Salute a te, cara. Sì, sono Armonia. E tu dovresti
essere Dianea, la sorella di Orazio, dico bene?

DIANEA
Già!… È da ieri che sono in cerca di Tèlamo.
L’avevo trovato ma stavate provando e non ho voluto disturbare.

ARMONIA
Grazie per la gentilezza… Stamani, di prima
mattina, siamo andati in città e siamo tornati
appena prima dei pasti. Non so dove sia in questo
momento ma, se posso esserti utile, dovrei
incontrarlo prima di riprendere le prove.

DIANEA
No grazie, continuerò a cercarlo finché
non l’avrò trovato. Addio!

Dianea fa per andare. Armonia la blocca, con voce ferma.

ARMONIA
Dianea!… Mi farebbe piacere scambiare quattro
chiacchiere con te… vuoi?

DIANEA
Veramente avrei bisogno di Tèlamo al più presto e-

ARMONIA
È proprio di lui che vorrei parlarti… Sii
gentile, non abbiamo tante occasioni di trovarci
solo noi due, per poterlo fare un’altra volta!

Dianea ha un attimo d’incertezza, è rimasta spiazzata. Le sembrerebbe di fuggire. Tornando sui suoi passi.

DIANEA
D’accordo, purché si faccia presto.

Facendole posto.

ARMONIA
Grazie!… Vieni, siediti accanto a me, figliola.

Dianea le si siede accanto un po’ impacciata. Non riesce a reagire diversamente di fronte a tanta imprevista e inspiegabile gentilezza.

Brava!! C’intenderemo come fossimo madre e figlia.

Irrigidendosi.

DIANEA
Ah! È tua figlia che t’ha chiesto di parlarmi?

ARMONIA
No no, anzi, ti chiedo che rimanga solo tra noi due
quello che ci diremo… Per carità! Nascerebbero
sicuramente delle complicazioni e proprio per evitarle,
invece, ho colto l’occasione di quest’incontro imprevisto.
Del resto… sei stata tu a parlarmi per prima, no?
Io come avrei potuto farlo?

Convinta.

DIANEA
Hai ragione!… Dimmi pure.

ARMONIA
Ecco… Immagino tu sappia già il vero motivo
della nostra presenza a Corte?

DIANEA
Sì, l’ho appreso per caso… proprio da te.

Sorpresa.

ARMONIA
Da me?

DIANEA
Ero sull’altalena a leggere un libro, quando tu e
Goffredo siete arrivati dietro alla siepe,
dall’altra parte. Così, senza volere, ho ascoltato
un po’ dei vostri discorsi.

ARMONIA
Ma tu guarda! Quando il diavolo decide di metterci
la coda… mi dispiace… non per te, sia chiaro.
Ma per tuo fratello. Se Orazio te l’aveva tenuto
nascosto, avrà avuto i suoi motivi! Comunque…
era fatale, sarebbe stato solo questione di tempo.

DIANEA
Lo credo anch’io!

ARMONIA
Com’è inevitabile che, da un giorno all’altro,
Tèlamo sappia d’essere in realtà il Principe Amleto.
Siamo venuti per questo!

DIANEA
Già! A ricondurlo nel suo mondo.

ARMONIA
Un mondo che conosciamo bene e di cui abbiamo il
massimo rispetto. Tutti noi… compresa Leonora.

Di nuovo irrigidendosi.

DIANEA
Vieni al dunque!

ARMONIA
Perdonami figliola, se ti do l’impressione
d’essere evasiva… voglio solo darti gli
argomenti necessari a farti ritenere condivisibile
il motivo che m’ha spinto a parlartene.

DIANEA
Sì ma fa presto!

ARMONIA
Prestissimo! Vedi, Leonora è perfettamente
consapevole di dover rinunciare a Tèlamo quando
egli prenderà coscienza della sua vera identità.
Anche a lei era stata nascosta la storia di Amleto;
le fosse stata nota, probabilmente avrebbe evitato
d’innamorarsene. …Se hai ascoltato fino in fondo
quando ne parlavo con Goffredo, saprai anche questo, no?

DIANEA
Sì… ho ascoltato anche questo.

ARMONIA
Bene! Quindi mi dovresti credere se ti dico che
Leonora sta vivendo adesso un terribile dramma!
Sei anche tu una donna ormai, certe cose – anche se,
mi auguro, tu non abbia avuto l’occasione di provarle
in prima persona – dovresti poterle quanto meno intuire!

DIANEA
Io che posso farci?

ARMONIA
Tanto!… per lei; poco, invece, per te, per
quello che dovresti fare… Leonora non è una tua
rivale, come potrebbe esserlo? Lo potrebbe se
fosse anch’ella una dama di Corte, degna di poter
aspirare alla mano d’un Principe! Purtroppo per lei,
invece, è solo una brava attrice, figlia di discreti
commedianti. È abbastanza intelligente per rendersene
conto, per questo da qualche giorno, da quando l’ho
dovuta mettere al corrente, è iniziata la sua angoscia.
Ha bisogno d’assorbire il colpo, di farsene una ragione,
per farsi trovare il più pronta possibile quando verrà
il momento… Ciò che ti chiedo è solo d’avere un po’
di pazienza e di rinunciare a vederla, appunto, come
una nemica ma di comprenderla e d’aiutarla.

DIANEA
…Come?

ARMONIA
Ad esempio… evitando d’indispettirla quando
capita d’incontrarvi. Non sei più una bambina e…
potresti anche ricavarne un vantaggio.

Scettica.

DIANEA
Che vantaggio potrei riceverne? Tuttalpiù può non
nuocermi ma averne addirittura un vantaggio!

Pazientemente.

ARMONIA
Vedi, figliola cara, ho qualche annetto più di te
e un bel po’ di esperienza che tu non puoi avere.
Inoltre, faccio un lavoro che mi costringe a
studiare l’animo umano molto da vicino… Tèlamo
ama sinceramente Leonora e anche lui ne avrà un
dispiacere quando la dovrà abbandonare. Ne patirà,
se pure non in egual misura, e patirà nel vederla
patire. Credi che gli possa far piacere accorgersi
o apprendere che hai reso ancora più pesante la pena
di Leonora? Non puoi dare per scontato che, rimossa
Leonora, lui sarà subito tuo.

DIANEA
Mi stai minacciando?

Accorata.

ARMONIA
No figliola!… come potrei chiederti di aiutarci e,
nello stesso tempo, minacciarti? Sarebbe un ricatto che,
essendoci i sentimenti di mezzo, non potrebbe funzionare!

DIANEA
Temo d’avere qualche difficoltà a seguirti!

ARMONIA
Tu sei una ragazza che ha già tante cose. Sei bella,
giovane, intelligente… oltre ad essere la sorella
del gran ciambellano, amicissimo di Amleto. Non credi
che Amleto possa provare una sincera ammirazione nei
tuoi confronti, una maggiore attenzione nei riguardi
d’una persona che coscientemente, e non per puro calcolo,
si sia attivata a cercare d’alleviare le pene di chi
prima riteneva fosse la sua rivale?… La sua gratitudine
sarebbe sicuramente un ottimo viatico per indurlo a
soddisfare il tuo desiderio!

DISSOLVENZA

73 INT. BIBLIOTECA GIORNO 73
Orazio è in attesa di qualcuno. BUSSANO.

ORAZIO
Avanti!

Entrando.

ÈSCALO
Salute a voi, signore, m’avete fatto chiamare?

ORAZIO
Sì, amico mio, ho chiesto a Honirio di chiamarti
subito e, trascorso un quarto d’ora, di chiamare
Tèlamo. È stato lui a chiedergli di volermi parlare
qui, in biblioteca. Non so ancora per cosa e,
per prudenza, ho voluto prima aggiornarti.

ÈSCALO
Avete fatto bene. Per quanto si possa essere
prudenti, non sempre è possibile impedire che
certi eventi accadano!

ORAZIO
Il Re si trova sul lago Gurre, a circa 20 minuti
di cavallo da qui. Vi starà ancora per qualche
giorno per cui ieri, dopo il nostro incontro,
l’ho subito raggiunto. Gli ho spiegato le vostre
perplessità e alla fine abbiamo convenuto che,
se a un certo punto si dovesse giudicare conveniente
rivelare la verità a Tèlamo, non dev’essere la recita
a impedirlo. Quindi c’è da operare come se la recita
si dovesse fare ma stare pronti a un suo eventuale annullamento.

ÈSCALO
…Concordo… anche se non sarà semplice
riuscirci… soprattutto per qualcuno di noi.
In ogni caso, adesso sappiamo con certezza cosa
si pretende dalla Compagnia e possiamo affrontarlo
con più decisione.

ORAZIO
Ora, caro amico mio, è bene che tu vada. Tèlamo
potrebbe arrivare da un momento all’altro ed è
meglio che non ci sorprenda qui.

ÈSCALO
Certo certo signore… a presto!

Rimasto solo, Orazio si guarda un po’ intorno. Dà un’occhiata pensierosa ai ritratti, va a uno degli scaffali, sceglie un LIBRO, comincia a sfogliarlo distrattamente. Finalmente BUSSANO. Riponendolo.

Avanti!

Entrando.

TÈLAMO
Salve signore… vi ringrazio per aver accolto la mia richiesta.

ORAZIO
Di nulla, Tèlamo. Sai che potete contare sempre
sulla mia disponibilità. Ma…

Invitandolo.

Accomodati!

TÈLAMO
Grazie, mio signore, preferisco stare in piedi.

ORAZIO
…Come vuoi!… M’è sembrato strano, piuttosto,
che tu abbia voluto parlarmi in biblioteca!

TÈLAMO
Lo credo! Ma…

Indicando gli scaffali.

Posso dare un’occhiata?

ORAZIO
Prego prego, caro Tèlamo… guarda pure.

Tèlamo va a uno scaffale. Scorre i titoli di alcuni libri. Poi passa allo scaffale più vicino ai ritratti.
Orazio è sempre più teso. Seguendo a distanza Tèlamo, si avvede che ha raggiunto la zona che più teme, quella, appunto, dei ritratti.

ORAZIO
Ah! Ora capisco il perché della tua richiesta…
Cerchi qualcosa in particolare? Posso aiutarti?

Sempre scorrendo i titoli.

TÈLAMO
Beh, forse sì… Stavo cercando…

Tornando con lo sguardo su Orazio.

Il “Gonzago trucidato”.

Per Orazio ha l’effetto di una secchiata d’acqua gelata. Ogni attimo che passa sembra un’eternità. Tèlamo sta attento a ogni minima sfumatura, ha addentato la preda.

TÈLAMO
Vedo che siete impallidito, vi sentite bene?

ORAZIO
Sto bene… sto bene, grazie… Il fatto è…
il fatto è che… il titolo che hai citato m’ha
di colpo riportato indietro negli anni, a un momento
doloroso della mia vita… Anche a te deve aver fatto
un certo effetto quando qualcuno te n’ha parlato,
vero? perché… era il dramma che stavi provando
prima dell’incidente.

Pausa. Tèlamo riconosce che Orazio, sebbene colto di sorpresa, è riuscito a parare il colpo. Ma non molla.

TÈLAMO
A proposito! Per il dottor Croto, è probabile che
io svolgessi una qualche attività a Corte, prima
d’essere coinvolto nella Compagnia di Èscalo. Ciò
spiegherebbe il perché delle reazioni che ho avuto in
alcuni episodi. Sapete dirmi qualcosa di più preciso in merito?

ORAZIO
No!… All’epoca frequentavo la Corte ma non avevo
alcuna mansione. Perciò, a parte le poche persone
che frequentavo, non conoscevo granché il personale
che vi operava. Con te sono venuto in contatto solo
in quanto attore della Compagnia.

Tèlamo decide di concedere un po’ di rilassamento a Orazio per poi sferrare l’attacco decisivo. Con studiata calma si volge di nuovo verso lo scaffale.

TÈLAMO
Allora… questo “Gonzago trucidato”…
potete aiutarmi a trovarlo?

Rinfrancato.

ORAZIO
A dire il vero, non saprei dove possa essere ma…
se non ne hai l’urgenza, oggi stesso ordinerò
a qualcuno di trovartelo.

Con uno scatto improvviso, secco, indicando i ritratti.

TÈLAMO
Chi sono veramente?

Accusando il colpo.

ORAZIO
…Te lo dissi… i genitori… i genitori del Re!

TÈLAMO
No, non è possibile! Sento che devono essere stati
molto importanti per me e, se il Re è giunto al
castello dopo il mio incidente, io non dovrei
nemmeno conoscerli. Cosa mi nascondete?

DISSOLVENZA

74 INT. STANZA DELLA BIBLIOTECA GIORNO 74
Croto sta appoggiato alla porta d’ingresso con l’orecchio teso. La stanza è arredata sobriamente, essendo solo di servizio. Spicca il TAVOLO sul quale stanno la BORSA di Croto, lasciata aperta, e alcune FIALE e OGGETTI del mestiere. Si sentono le voci di Tèlamo e Orazio.

ORAZIO (F.C.)
…Io non ho mai parlato… del Re Fortebraccio!

Perdendo l’autocontrollo.

TÈLAMO (F.C.)
I NOMI!

ORAZIO (F.C.)
…Il Re… Am… Amleto e la Regina Gertrude.

Silenzio. Croto rimane interdetto, non sa cosa fare.

ORAZIO (F.C.)
Amleto!… DOTTOR CROTO!

Croto apre la porta e schizza fuori.

75 INT. BIBLIOTECA GIORNO 75
Croto trova Amleto a terra, privo di sensi, e Orazio chinato su di lui, in stato confusionale. Tasta il polso ad Amleto, gli alza una palpebra.

CROTO
Presto, aiutatemi ad adagiarlo sul divano. State
tranquillo, trattasi d’un normale mancamento.

Entrambi prendono Amleto e lo adagiano sul divano. Poi Croto rientra nella stanza per uscirne subito dopo con una siringa e un laccio emostatico. Porgendola a Orazio.

CROTO
Tenetemela, per favore, mentre sistemo il laccio.

Orazio prende in mano la siringa e Croto procede con la legatura del laccio sul braccio di Amleto. Poi, gli riprende la siringa.

CROTO
Grazie. Ora riportatemi la borsa, per favore, dopo
aver rimesso dentro ciò che sta sul tavolo.

Orazio corre nella stanza. Croto fa l’iniezione. Orazio torna colla borsa.

ORAZIO
Credo sia opportuno chiamare Èscalo, che ne dite?

CROTO
Lo credo anch’io. Di sicuro, oggi non potranno
provare con Tèlamo.

Orazio va a tirare la stola di un campanello e, dopo qualche attimo, da una porta entra un SERVO.

ORAZIO
Va’ a cercare Èscalo, il capocomico della
Compagnia, e digli di raggiungerci qui.

DISSOLVENZA

76 INT. TEATRO GIORNO 76
Èscalo si è dovuto assentare. Di Tèlamo non si sa niente, si aspetta che arrivi da un momento all’altro. Il resto della Compagnia si dà da fare.

IN PLATEA:
Armonia e Leonora parlottano tra loro, Balto segue le prove, distante da loro e più vicino al palco.

SUL PALCO:
Goffredo istruisce Persille.

GOFFREDO
Ascoltami bene, ce la puoi fare. M’hanno detto che
durante il provino sei stato bravo a imitare la foca.
Dico bene, padre?

BALTO
Sì, è stato eccezionale. Senza quella prova,
certamente non l’avremmo preso con noi!

GOFFREDO
Visto Persille? E dunque… perché non approfittarne?

Quasi supplicando.

PERSILLE
Ma non posso mettermi a fare la foca davanti al Re, andiamo!

GOFFREDO
Il Re, in questo caso, bisogna considerarlo alla
pari degli altri spettatori. La nostra prestazione
non può e non deve essere condizionata dalla
qualità del pubblico: non saremmo professionali.
Lo stesso Re non approverebbe perché scadremmo,
inevitabilmente, nel falso uscendo dalla finzione.
I dogmi del Teatro classico appartengono all’umanità
nuda e cruda, la sua sacralità lo eleva al disopra
d’ogni umana legge. Per questo nei secoli è mutato
nei costumi, nelle forme; s’è adeguato ai tempi ma
non ha mai perso il suo spirito essenziale, d’essere
lo specchio della vita. Tutto ciò lo rende immortale…
e poi, non t’ho chiesto di fare la foca!

PERSILLE
No?… E che dovrei fare allora?

GOFFREDO
Il percorso che devi affrontare, parte dalla
costruzione del tuo personaggio. In scena
smettiamo d’essere noi stessi per diventare i
personaggi che rappresentiamo. Quindi ti devi
concentrare sulla figura di Blefarone per dargli
un corpo e un’anima. Per adesso Blefarone è fatto
solo di parole scritte su un foglio di carta.
Attraverso la storia che lo coinvolge, il suo
ruolo nella vicenda, i dialoghi che lo riguardano,
direttamente o indirettamente, devi costruirgli
una personalità. Così procedendo, potrai individuare
l’animale che, negli atteggiamenti e abitudini,
può meglio adattarvisi.

Riflettendo.

PERSILLE
…Beh! Io ho letto e riletto il testo parecchie volte…
alla luce di ciò che m’hai detto… pensandoci bene…
Blefarone potrebbe assomigliare a una gallina o, forse, a un gallo.

Entusiasta.

GOFFREDO
E perché non a entrambi?… Benissimo! Allora
vediamo… Blefarone è stato invitato a pranzo dal
falso Anfitrione per meglio sostenere il proprio
disegno nei confronti di Alcmena, ingarbugliando
ancor più la matassa. Ora, immaginiamo che…

Rivolgendosi a Balto.

Padre, potete unirvi a noi?

Di nuovo a Persille mentre Balto sale sul palco.

Ovviamente, sarà Èscalo a stabilire le situazioni
definitive. Adesso sto solo cercando di darti
degli spunti utili al tuo lavoro.

Giunto sul palco.

BALTO
Che debbo fare?

Mostrando.

GOFFREDO
Ecco… posizionatevi qua e dite la vostra battuta
al momento opportuno. Persille, lui è il vero
Anfitrione mentre io… che mi vado a posizionare…
qua, sono Giove con le sembianze di Anfitrione.
Blefarone, muovendosi come un gallo ma parlando
facendo il verso d’una gallina, va a visionare
ora l’uno ora l’altro per due volte.
“Oooh perbacco! Oooh perbacco!”. E ancora: “Oooh
perbacco! Oooh perbacco!… Credo di non aver mai
visto da nessuna parte una tale meraviglia!…
Arrangiatevi tra voi: io me ne vado, ho da fare”.

BALTO
“Blefarone, ti prego, rimani a difendermi, non andartene!”

GOFFREDO
“Addio! Che bisogno c’è della mia difesa, se non so
chi dei due dovrei difendere?”. Ed esci, mantenendo
sempre l’atteggiamento del gallo, facendo anche un giro,
tornando indietro ancora, a rivedere ciò che i tuoi occhi
non vogliono credere… Prova!

IN PLATEA:
Torna Èscalo. La prova s’interrompe e tutti gli si appressano per avere notizie. Affannato.

ÈSCALO
Interrompiamo le prove. Tèlamo ha avuto un malore.
L’han portato nella sua stanza.

ARMONIA
Ma com’è successo?

ÈSCALO
Non lo so di preciso. Orazio m’ha riferito che
stavano parlando in biblioteca, quando l’ha visto
stravolgersi come quel giorno davanti al Re. Solo
che stavolta ha perso anche i sensi. Se l’è visto
afflosciare e cadere a terra, come un sacco vuoto.

BALTO
Temi che possa trattarsi di qualcosa di grave?

ÈSCALO
No, non dovrebbe esserlo. Almeno… così m’ha detto
Croto, ch’è subito intervenuto e gli ha iniettato
qualcosa che lo farà dormire di sicuro fino a domani.

DISSOLVENZA

77 EST. CASTELLO GIORNO 77
Un CAVALIERE schizza fuori a spron battuto. Si lascia presto alle spalle il castello, attraversa pianure e boschi finché non giunge sul lago Gurre.

78 EST. ACCAMPAMENTO GIORNO 78
Arriva all’ACCAMPAMENTO del Re, scende da cavallo e chiede a Honirio d’essere condotto urgentemente dal Re. I due uomini attraversano il campo sotto lo sguardo incuriosito di alcuni GRUPPETTI DI CORTIGIANI. Giunti davanti alla TENDA del Re, al cui ingresso stanno DUE GUARDIE, Honirio intima l’altro ad attenderlo. Quindi entra nella tenda, tra le guardie.

79 INT. TENDA GIORNO 79
Fortebraccio ha udito il TRAMESTIO provocato dall’arrivo del cavaliere e si è già allertato. Entra Honirio.

FORTEBRACCIO
Honirio, che succede?

Inchinandosi.

HONIRIO
Maestà, c’è fuori un messaggero inviato da Orazio.
Ha una sua lettera da consegnarvi personalmente e
della quale, dice, deve attendere una risposta da parte vostra.

FORTEBRACCIO
Fallo passare!

HONIRIO
Certo Maestà!

Honirio s’inchina ed esce. Quasi subito entra il cavaliere. S’inchina e, porgendogli la LETTERA SIGILLATA.

CAVALIERE
Perdonate Sire, m’è stato ordinato di consegnarla
direttamente nelle vostre mani e di attenderne la
risposta finché vostra Maestà vorrà consegnarmela.

Fortebraccio ritira la lettera, l’apre, la legge e, deciso, andando dietro a un TAVOLO CON GIÀ IL NECESSARIO.

FORTEBRACCIO
Attendi! Avrai subito la risposta.

Scrive una brevissima risposta, due vocaboli, in calce alla stessa lettera. La richiude, la SIGILLA e, riconsegnandola al cavaliere.

FORTEBRACCIO
Vai!

Il cavaliere s’inchina ed esce.

DISSOLVENZA

80 INT. APPARTAMENTO DI TÈLAMO NOTTE 80
Tèlamo dorme nel suo LETTO. Il respiro è regolare. Attraverso la FINESTRA di fronte alla porta d’ingresso alla stanza, penetra un raggio di luna che colpisce le GAMBE di Orazio appisolato su una POLTRONA. Solo i CANTI DEI GRILLI rompono il silenzio. La mdp torna a inquadrare la finestra.
Lentamente comincia ad albeggiare e, contemporaneamente, sfumano i canti dei grilli che vengono sostituiti dai CANTI DEGLI UCCELLI. Si ode un discreto BUSSARE alla PORTA. Orazio per fortuna ha il sonno leggero e presto si leva per andare ad aprire, con passo felpato. Cauto apre la porta ed entra Croto. I due, rimanendo nei pressi della porta, parlano sottovoce.

CROTO
Tutto bene?

ORAZIO
Sì, dorme sereno.

CROTO
Bene! Andate a riposare adesso. Meglio che trovi
me al suo risveglio.

ORAZIO
D’accordo! Fatemi chiamare non appena necessario.

CROTO
State tranquillo!

Così dicendo apre la porta e la richiude cautamente dopo l’uscita di Orazio. Quindi, dà prima un’occhiata a Tèlamo e poi va a sedersi sulla stessa poltrona di Orazio.

DISSOLVENZA

81 INT. APPARTAMENTO DI TÈLAMO GIORNO 81
Si è fatto giorno, anche i canti degli uccelli sfumano. Il dottor Croto, vinto dalla stanchezza, si è addormentato profondamente. Una MANO lo scuote appena, poi… una voce.

TÈLAMO (F.C.)
Dottor Croto!

Croto si sveglia, per un attimo è incosciente. Poi, levandosi di scatto:

CROTO
Oh!… Tèlamo… scusate, m’ero appena appisolato.

Il campo si allarga e comprende Tèlamo che fissa Croto in silenzio per qualche secondo.

TÈLAMO
…Che n’è stato di Laerte?

La domanda dapprima sorprende Croto poi, gradualmente, gli si fa strada la consapevolezza d’aver ottenuto più di quanto avesse sperato: la memoria recuperata di Amleto.

CROTO
Purtroppo per lui, non c’è stato nulla da fare.
Era già morto, quando sono arrivato. La ferita era
stata un po’ più profonda e più vicina al cuore.

TÈLAMO
(pausa)
…Quanti anni sono trascorsi?

CROTO
Circa dodici… lo saranno quest’inverno!

TÈLAMO
(c.s.)
Potete farmi chiamare Orazio?

CROTO
Con molto piacere.

Esce e torna dopo i secondi necessari. È visibilmente soddisfatto del suo capolavoro. Tèlamo si è portato davanti alla finestra, dà le spalle alla porta. Guarda il paesaggio lontano ma non lo vede. È intento a ripercorrere una parte del suo tragico passato. Croto lo comprende e si tiene distante da lui, in rispettoso silenzio.
Il RUMORE DELLA PORTA che si apre bruscamente e che si richiude, poi, lentamente interrompe i suoi pensieri, gli fa capire che è arrivato Orazio.
Orazio, infatti, è entrato ansioso e, in silenzio, guarda ora Tèlamo ora Croto, sperando di carpire in quest’ultimo un segno di conforto. L’espressione compiaciuta di Croto, naturalmente, lo rassicura. Tèlamo si volta lentamente, fissa lo sguardo su quello di Orazio. Poi il viso gli s’illumina: gli occhi s’accendono, esplode un radioso sorriso.

TÈLAMO
Orazio, fratello mio, cos’aspetti a gettarmi
le braccia al collo?

Orazio è come rintronato: gli ci vuole ancora un istante prima di lanciarsi ad abbracciare Amleto. L’emozione lo vince. Può finalmente dare sfogo al pesante fardello di tutti gli anni trascorsi e alla forte tensione. È tra le lacrime, dunque, che parla a Tèlamo, appena può.

ORAZIO
Bentornato!… Scusami scusami… ti starò
sembrando una femminuccia… ma… è davvero
molto… molto più di quanto… avrei sperato e…
infinitamente oltre quanto… in alcuni momenti di
sconforto… m’è capitato di dover temere.

Contagiato dalla commozione.

TÈLAMO
Su su, fratello mio… non ho niente da scusarti…
anzi, la forza e la tenacia che hai mostrate
nell’affrontare la vicenda… ti onorano e rendono
palesemente immenso il tuo sentimento nei miei
confronti… Ora occorrerà occuparsi anche degli altri.

Ripresosi nel frattempo.

ORAZIO
Certo… il Re sarà già nei suoi appartamenti.
Fino a ieri era sul lago Gurre ma, a un mio
messaggio che l’informava di quanto t’era capitato
in biblioteca, ha risposto che tornava stamani.

Avviandosi.

Perciò vado a dare subito l’ordine
d’avvisarlo del tuo risveglio…

Bloccandolo.

TÈLAMO
Aspetta!… Aspetta… non ci sarà solo il Re in
apprensione… Per una volta sorvoliamo su
l’ordine delle precedenze… Ci sono persone il cui
affetto per me non è inferiore al tuo… che meritano
d’essere informate prima… Prima, almeno, che il
possibile evolversi degli eventi li metta in condizione
di poter essere trascurati. Non intendo assolutamente
correre questo rischio, mi sentirei un verme.

CROTO
Perdonate se m’intrometto, signori, ma sento il
dovere di esprimere la mia approvazione per quanto
appena detto dal Principe Amleto-

TÈLAMO
Vi prego, dottor Croto… e anche tu, Orazio, di
continuare a chiamarmi Tèlamo… Sarà opportuno
farlo almeno fino a quando la verità non dovrà
diventare di dominio pubblico.

CROTO
Certo, anche in questo riconosco le vostre
legittime ragioni… La mia approvazione,
dicevo… verso quella gente senza il cui
sacrificio difficilmente avremmo raggiunto questo
risultato. Io v’ho sottoposto alle cure mediche
necessarie ma a nulla sarebbero valse senza
l’affetto e l’abnegazione di quella gente, specie
durante gli anni precedenti al risveglio.

ORAZIO
Sono d’accordo anch’io. Spero che comprenderete la causa
della mia distrazione e me ne scuserete.

DISSOLVENZA

82 INT. APPARTAMENTO DI ÈSCALO GIORNO 82
La Compagnia, tutta meno Persille, è stata convocata da Èscalo. Sono sparsi per la stanza ma tutti rivolti verso Tèlamo: pendono dalle sue labbra.

TÈLAMO
Come avevo già anticipato a Leonora, ero in cerca
d’una scusa per poter parlare a Orazio in biblioteca.
L’idea che ho avuto, oltre a legittimare la mia
richiesta, m’ha consentito d’affrontare due argomenti
contemporaneamente: la ricerca del testo del
“Gonzago trucidato” e quello dei due ritratti
mostratemi appositamente la volta precedente. È stato
quando ho costretto Orazio a rivelarmi i nomi dei
miei genitori che sono sprofondato fino all’inferno.
Da dove poi, con lo scrigno della mia memoria
ritrovata, son risalito stamani. Ora mi manca solo
la parte di tempo che va da quando sono entrato in
coma a quando mi sono risvegliato circondato da voi.
Un dettaglio, se paragonato al resto, più alcune
cosette a voi note e a me tenute segrete nel mio interesse.

ÈSCALO
Ora, però, vi sentite bene, signore!

TÈLAMO
Amico mio carissimo, una preghiera che rivolgo a
tutti voi! Lasciate stare la forma e badiamo alla
sostanza. Quindi, niente “signore” né altri appellativi.
Io per tutti continuerò a essere solo e soltanto Tèlamo,
un attore della Compagnia, sia in pubblico che in privato.
Non possiamo permetterci che una distrazione faccia
trapelare qualcosa quando non è ancora il momento.

Con lo sguardo fisso nel vuoto, sofferta.

LEONORA
È accaduto tutto così in fretta!

È una sferzata che riporta tutti al suo dramma. Si fa un silenzio assordante. Lo rompe Armonia.

ARMONIA
E pensare che anche il Re s’era preoccupato di non
darci scadenze con lo spettacolo! Temeva che la
fretta potesse nuocere alla tua salute e invece…

TÈLAMO
Nessuno, né voi né il Re potevate prevedere
l’effetto che questi luoghi m’avrebbero fatto.
Solo Orazio era consapevole della violenza e
dell’orrore… che prima m’avevano impregnato gli
ultimi mesi d’esistenza vissuta al castello.
Ma egli era impedito a valutarlo, a causa del
profondo affetto nei miei confronti non poteva
avere la necessaria lucidità per considerarlo.

GOFFREDO
Io e Leonora, poi, siamo stati messi al corrente
della tua vicenda solo il giorno dopo il nostro
arrivo al castello. Non abbiamo fatto in tempo
neanche a capire, cosa stava accadendo veramente,
che già ci ritroviamo catapultati praticamente in un altro mondo.

TÈLAMO
…Comprendo e me ne dispiace. Ho sconvolto le
aspettative di molta gente… L’imprevisto è
sempre in agguato, lo è stato anche per me…
Gradirei parlarti da sola Leonora… ti andrebbe?

LEONORA
Ora?

TÈLAMO
No!… ora è giusto che vada dal Re. Non so quanto
mi dovrò trattenere, per cui direi… di vederci
sotto il faggio dopo mangiato. Goffredo… ti
pregherei d’accompagnarla e di starle vicino fino
al mio arrivo. Cercherò di liberarmi presto.

GOFFREDO
Conta pure su di me, Tèlamo. Starò con lei tutto
il tempo che ti ci vorrà.

ÈSCALO
Per le prove dell’Anfitrione, intanto, diremo che
sono sospese per via della tua salute, il medico
te l’ha proibito. Sai… quel Persille non sta più
nella pelle e, in questo momento, è meglio che non
ci stia neanche tanto tra i piedi.

La battuta di Èscalo aiuta ad alleggerire un po’ l’atmosfera. Un po’ tutti, tranne Leonora, si rilassano.

DISSOLVENZA

83 INT. UNA STANZA DEL RE GIORNO 83
Orazio e Fortebraccio attendono Amleto. Nel frattempo Orazio ha avuto modo di raccontargli il repentino evolversi degli eventi, di gran lunga in anticipo rispetto a quanto preventivato.
Il discreto BUSSARE alla porta interrompe i loro pensieri.

ORAZIO
Avanti!

La porta si apre per fare entrare Tèlamo. Inchinandosi.

TÈLAMO
Perdonate, Sire, se v’ho fatto troppo attendere.
Immagino che Orazio avrà spiegato a vostra Maestà
il motivo del mio ritardo.

FORTEBRACCIO
Sì, m’ha spiegato. Approvo la vostra condotta.
Anche perché il precipitare degli eventi, che noi
c’eravamo preoccupati d’evitare per non nuocervi,
rischia, invece, di nuocere a tanti altri che vi sono vicini.

TÈLAMO
A differenza della mia vita precedente a Corte,
per fortuna stavolta mi trovo tra gente fidata che
nutre un sincero affetto per me. Quindi basterà
agire con gli opportuni accorgimenti, per evitare
spiacevoli traumi a chi c’è caro.

FORTEBRACCIO
Alcuni però, possono essere, purtroppo, soltanto
leniti ma non evitabili. Voi tornate a essere un
Principe a pieno titolo… Questo comporta ragion
di Stato che, in certi casi, costringono a dover
sacrificare dei rapporti che i nostri sentimenti,
invece, anelerebbero mantenere. Concordate?

TÈLAMO
…Certo! Come non potrei!

FORTEBRACCIO
Bene!… Presumo non abbiate avuto modo, ancora,
di chiarire con il nostro caro amico Orazio
cos’accadde subito dopo che il veleno aveva
iniziata su voi la sua azione distruttiva!

TÈLAMO
È così, Maestà!

FORTEBRACCIO
Fortuna per voi, tornavo proprio in quel momento
dalle mie conquiste in Polonia. Orazio aveva
appena finito di raccontarmi la ragione di quei
cadaveri sparsi per la sala…

84 FLASHBACK INT. UNA SALA DEL CASTELLO GIORNO 84
Croto inietta l’antidoto ad Amleto. Quindi chiama in disparte Fortebraccio e Orazio. Confabula brevemente con loro. Quindi Orazio si attiva energicamente dando disposizioni a un CORTIGIANO. Arriva una PORTANTINA con DUE SERVI. Amleto vi è caricato sopra delicatamente.

FINE DEL FLASHBACK

85 INT. UNA STANZA DEL RE GIORNO 85
Continua il dialogo tra Tèlamo, Fortebraccio e Orazio.

TÈLAMO
Alla spiegazione del mio nome ci sono arrivato
quasi subito… come pure al vero motivo del
ritratto mancante in biblioteca. È il mio, vero?

ORAZIO
Già, è evidente che lì non poteva proprio starci.

TÈLAMO
Cosa v’ha spinto a giudicare questo il momento
adatto per rivelarmi la mia vera identità?

FORTEBRACCIO
Com’ha appena finito di dirvi Orazio, siamo stati
sempre in contatto con la Compagnia. Per cui
sapevamo tutto di voi. Così, quando Èscalo e Armonia
si sono accorti che c’era qualcosa tra voi e Leonora,
han giudicato opportuno informarcene.

TÈLAMO
Ah!

FORTEBRACCIO
Sperando di giungere in tempo, abbiam deciso che
non si poteva rischiare che, un rapporto destinato
a interrompersi, potesse provocare danni tanto più
gravi quanto più tale rapporto si fosse saldato.

TÈLAMO
…Temo, purtroppo, che gli effetti dolenti
abbiano già avuto inizio. Soprattutto per Leonora.
Non perché io sia meno sensibile all’amarezza che
il forzato distacco provocherà, quanto perché in me,
per ora, lo stravolgimento appena subito se ne fa facile scudo.

FORTEBRACCIO
Sappiamo entrambi che non esiste battaglia, per quanto
vittoriosa per noi possa essere stata, che non ci danni
di spiacevoli lutti.

TÈLAMO
Già! Cosa pensate di fare adesso? Occorrerà
elaborare una strategia, che sia quanto più
consona ad affrontare le conseguenze del rendere
inevitabilmente pubblico il mio ritorno!

FORTEBRACCIO
In verità, il disvelamento è senz’altro necessario
ma non potrà essere precoce. Converrà lasciare
tutto inalterato finché non saremo pronti, con le
decisioni e gli argomenti utili a sostenerle. Pertanto,
per ogni estraneo alla vicenda, continuerete a esser
Tèlamo. Presumo abbiate già provveduto a che le prove
dell’Anfitrione proseguano normalmente?

TÈLAMO
Sì, Maestà, abbiamo provveduto ma non nel senso
appena citato da Voi. Ci sono sentimenti, che Voi
stesso avete prima evidenziato, che non consentono
di proseguire come se nulla fosse. Con Èscalo abbiamo
dunque convenuto di sospenderle, motivandolo come un
obbedire a un ordine di Croto nei miei confronti. Sarà
mia premura, pertanto, avvertirlo per tempo.

FORTEBRACCIO
Tutto sommato avete deciso per il giusto.
Concediamoci, dunque, il tempo necessario a
studiare il da farsi, ciascuno per suo conto,
e incontriamoci non appena qualcuno avrà un’idea
d’approfondire. Avete qualcos’altro d’aggiungere?

TÈLAMO
No Sire, direi che per ora non si può fare di più.

DISSOLVENZA

86 EST. FAGGIO GIORNO 86
Primo piano sul faggio visto dal vialetto che gli passa vicino. Il campo si allarga e, ruotando la visuale di 360°, si constata che il luogo è deserto.
La mdp risale il vialetto superando il faggio, dapprima a passo d’uomo e poi accelerando, finché non incappa in Tèlamo che si sta recando all’appuntamento mentre rimugina sull’incontro avuto col Re.

TÈLAMO
Essere o non essere, non è il problema.
Il problema è “Essere chi?”, “Essere cosa?”.
Possibile che Orazio e il Re, soprattutto,
non abbiano pensato a come affrontare la situazione
una volta messomi a conoscenza della mia vera identità?
Comprendo che l’improvvisa accelerazione degli eventi
li abbia spiazzati sui tempi di cui credevano potessero
disporre… ma, direi che, di tempo per pensare a come
rendere pubblico il mio “ritorno dall’aldilà”, ne abbiano
avuto abbastanza… Che il problema non fosse solo quello
di come fare a ridarmi l’identità di Amleto, presumo
l’abbiano previsto entrambi. E allora? Che facciamo?
Rimango Amleto solo tra le mura del castello e solo
in presenza di pochi intimi per poi diventare un anonimo
signor nessuno quando n’esco? Sarebbe una burla più
grossa di quella che si vorrebbe far passare per tale,
se si decidesse di affermarlo a pretesto della decisione
che si prese allora, di spacciare per mio cadavere
chi ne prese, invece, il posto.

È giunto, frattanto, in vista del faggio e il rendersi conto che non c’è ancora nessuno lo distrae dai pensieri. Appena lo raggiunge, esplora lo spazio circostante. Accertatosi di essere solo, va a sedersi ai piedi dell’albero, poggiandosi sul tronco con le mani dietro la nuca. Dopo un po’ la voce di Goffredo lo sorprende.

GOFFREDO
Sei arrivato prima del previsto o siamo noi a essere in ritardo?

Rialzandosi.

TÈLAMO
No, in effetti col Re ho finito abbastanza presto.
M’attendevo un colloquio più lungo ma, per il momento,
s’è creduto più opportuno sospendere.

GOFFREDO
Beh, allora… io vado… ti lascio con Leonora.

TÈLAMO
D’accordo… grazie!

Goffredo va, Leonora pensierosa s’allontana di qualche passo nella direzione opposta. Momenti di silenzio. Tèlamo non sa da dove cominciare.

…E così… tu e Goffredo, siete stati informati solo da poco!

LEONORA
Già!

TÈLAMO
…Questo spiega la tua inquietudine… che io avevo
interpretata come una reazione al mio mutato contegno
di cui ne avresti equivocato le cause!

LEONORA
Già!

TÈLAMO
…Non potendomene parlare, l’altro giorno hai cercato
comunque d’aiutarmi, dandomi degli indizi durante
le mie riflessioni. Te ne ringrazio.

LEONORA
Non avrei potuto fare di più. Non sono rari i casi dove,
con l’intenzione di fare del bene, si procura, invece, un danno.

TÈLAMO
Già!… Cosa sapevi tu d’Amleto?

LEONORA
Non tanto, ero una ragazzina allora. Mio padre,
quando eravamo al castello, ci aveva parlato di
questo giovane Principe, che stimava e da cui era
stimato a sua volta. Fra l’altro ci raccontò di
come fosse rimasto sorpreso di quanto fosse edotto
sulla recitazione, tanto da dargli anche dei preziosi
consigli sull’imminente rappresentazione. Poi…
più nulla. Capii solo che c’erano state delle complicazioni
durante la rappresentazione ma d’Amleto non ne sentii più parlare.

TÈLAMO
Immagino! Temo che anche l’attività della Compagnia,
in tutto questo tempo, sia stata condizionata dalla
mia presenza! Non escludo che alcuni attori, ignari
di tutto, l’abbiano abbandonata proprio per questo.

LEONORA
In effetti, prima del tuo risveglio, l’attività
era stata notevolmente ridotta. Poi, rimessoti in forze,
un po’ l’abbiamo riavviata.

TÈLAMO
(pausa)
…Sai… Amleto è uno che ha parecchi cadaveri
nell’armadio! Alcuni voluti, come lo zio Claudio,
artefice di tutte le sue disgrazie, e due suoi
amici d’infanzia, Rosencrantz e Guildenstern,
che per mandato del malvagio Claudio, tradendolo,
s’erano ripromessi di carpirne gl’intenti. Altri,
invece, involontari ma ad egli riconducibili. Come
Polonio, la dolce e amata Ofelia, la madre, la
Regina Gertrude, morta per aver brindato con la coppa
di vino avvelenata da Claudio e a me destinata… Come
vedi un tipo poco affidabile, di cui è molto rischioso innamorarsene!

LEONORA
Ma non è di lui che io mi sono innamorata, non lo
conoscevo nemmeno e… spero di non conoscerlo
mai… Intendo, non quell’Amleto.

Sbucando all’improvviso da dov’era impossibile vederla arrivare, l’interrompe Dianea: è un fiume in piena.

DIANEA
Oh! Tèlamo, finalmente! È già qualche giorno che ti cerco.
Ho saputo del malore che hai avuto ma ora vedo che ti sei
ripreso bene. Ti cercavo perché è successa una cosa fantastica,
straordinaria, e il merito non può essere che tuo. Seleno,
ti ricordi? Tutto a un tratto s’è messo a parlare corretto
ma è stato solo per poco. Poi, chissà perché, ha ripreso a incepparsi.

Si ferma a prender fiato, il suo sguardo vaga dall’uno all’altra, aspettando una reazione che tarda ad arrivare. Tèlamo e Leonora, infatti, investiti in pieno da quell’ondata gelida, sono rimasti impassibili a fissarla. Quando Tèlamo infine parla lo fa con voce bassa e ferma.

TÈLAMO
…Ricordi di preciso cosa vi stavate dicendo?

DIANEA
Ecco… io lo stavo facendo esercitare, come tu
m’avevi suggerito. Gli ho fatto ripetere diverse
frasi ma lui, malgrado gli sforzi, non riusciva.
S’era già scoraggiato e intendeva smettere e,
quando io ho insistito per indurlo a continuare,
ha reagito dicendomi qualcosa correttamente dove,
invece, avrebbe dovuto sbagliare.

TÈLAMO
Va bene ma… ricordi le frasi dell’esercizio?

Riflettendo.

DIANEA
Aspetta… Dunque… io gli ho detto:…
“Il Principe smise di recitare, sposò Dianea
e la portò via sul suo bel cavallo arabo”.
E lui, anziché ripetere la frase mi fa:
“Ma cosa stai dicendo? Se non ti guarda nemmeno!”.
Capisci? Stai, ha detto stai invece di dire ttai. Non è meraviglioso?

TÈLAMO
…Ho capito. Dianea… quel ragazzo è semplicemente innamorato di te.

Sorpresa.

DIANEA
…Ma cosa dici? Non m’ha mai fatto capire niente in proposito!

TÈLAMO
Perché tu l’intimidisci! Sei troppo esuberante,
Dianea, troppo concentrata su te stessa per accorgerti
delle emozioni degli altri. Quel ragazzo lo tieni
al guinzaglio e non gli dai la possibilità di dimostrarti
ciò che vale né ciò che sente per te. Prova a dargli
più stima, fagli sentire che per te è importante e vedrai
che il difetto, come d’incanto, sparisce. Il suo è solo
un modo inconscio d’attirare la tua attenzione. Appena
l’hai fatto ingelosire, con quella frase sul Principe
che ti sposa, ha reagito d’impulso, abbattendo le barriere
che lui stesso s’era costruito, e t’ha parlato correttamente…
Ora va Dianea, è giunto il momento che ti metta un po’ a
riflettere su te stessa, alla ricerca di cose che, magari,
piacciono tanto a te ma che agli altri, anche a quelli a te
più cari, danno solo fastidio.

Dianea è rimasta parecchio impressionata dal discorso di Tèlamo, è rimasta senza parole. Lentamente comincia ad avviarsi. Tèlamo la richiama indietro.

Ah! Dianea… un’ultima cosa. D’ora in avanti,
se avessi bisogno di me e mi trovassi occupato con qualcuno,
ti pregherei di non interrompermi. Specie se questo qualcuno
fosse Leonora… è una di quelle cose di cui prima ti dicevo
che danno fastidio… Se non è questione di vita o di morte,
abbi la pazienza d’aspettare che mi liberi. Grazie e…
tienimi informato su Seleno.

È il colpo del k.o. per Dianea, che mestamente se ne va per la sua strada.

LEONORA
Forse sei stato un po’ duro con quella ragazza.

TÈLAMO
Lo so… ma se da piccola, in certi momenti,
avesse ricevuto un rimprovero in più, al posto di
una probabile risatina di compiacimento, forse oggi
non ci sarebbe stato bisogno d’essere così duro…
Ma lasciamo stare Dianea e torniamo a noi… Stavamo dicendo?

LEONORA
…Stavamo… lentamente e faticosamente,
arrivando a parlare di noi.

TÈLAMO
Già!

LEONORA
…Una delle cose che non è andata per il verso
giusto… giusto inteso come un modo diverso da
quello preventivato, è stata il come s’è arrivati
a renderti cosciente della tua vera identità.
I piani erano altri e io vi rientravo. È soprattutto
questo il motivo che ha reso i tempi inadeguati.

TÈLAMO
Spiegati meglio!

LEONORA
Certo!… La preoccupazione di tutti era quella di
propinarti a piccole dosi le informazioni utili al fine
di condurti gradualmente alla rivelazione di chi
realmente sei. Quindi, chi fossi tu veramente avresti
dovuto apprenderlo e non ricordartelo.

TÈLAMO
Già!… Ora capisco. Anche il tuo ruolo, a questo punto,
diventava più importante degli altri, pur in presenza
del sacrificio crudele che da te si pretendeva. Era come
chiedere a qualcuno di suicidarsi lentamente, per dare
il tempo necessario a fare il bene di qualcun altro.

LEONORA
Già! Invece ora… con la tua inaspettata e improvvisa guarigione…

La commozione ha il sopravvento, un a lungo trattenuto singulto di pianto le impedisce di continuare. Tèlamo cerca di consolarla abbracciandola.
Sforzandosi di riprendersi.

…Non è che… mi dispiaccia che tu sia guarito,
intendiamoci!… è che…

TÈLAMO
Su su, so che vuoi dire… Non credere che io stia
soffrendo meno solo perché riesco a controllarmi…
Aggiungi anche che ne sono la causa e che solo io posso
trovare una soluzione… ammesso che esista!

Il campo si allarga e in lontananza, dalla parte del vialetto prima percorso da Tèlamo, giunge di gran carriera Honirio. L’affanno è quello di chi da lungo tempo sta cercando qualcuno. Non è ancora arrivato alla coppia, che essendo di profilo non lo vede, che già si mette a strillare.

HONIRIO
TÈLAMO TÈLAMO… finalmente! Sto impazzendo a cercarti.
Devo condurti immediatamente dal Re. Ti starà
aspettando con impazienza, ormai.
Staccatosi già da Leonora.

TÈLAMO
Ma se ci siamo lasciati meno di un’ora fa!

HONIRIO
Che vuoi che ne sappia io! So solo che m’ha ordinato
di portarti da lui al più presto e riservatamente.

TÈLAMO
Perdonami Leonora, oggi non c’è modo di parlare
tranquillamente. Verrò a cercarti non appena mi sarò
liberato, se riesco a farlo prima di sera… Honirio andiamo!

I due lasciano Leonora. Lei li osserva un po’ mentre risalgono il vialetto, poi s’avvia dalla parte opposta.

87 INT. CORRIDOI E SCALE DEL CASTELLO GIORNO 87
Tèlamo e Honirio di gran carriera sono diretti verso gli appartamenti del Re. Nessuno dei due ha voglia di parlare.

88 INT. APPARTAMENTI DEL RE GIORNO 88
Fortebraccio è in attesa. Pensieroso guarda il paesaggio attraverso una finestra, lo sguardo è di chi voglia memorizzarne i dettagli.
Si gira verso la porta perché sente lo SCALPICCIO proveniente da fuori, sempre più forte man mano che s’avvicina finché non s’interrompe. BUSSANO.

FORTEBRACCIO
Avanti!

La porta si apre per lasciare entrare Honirio. Inchinandosi.

HONIRIO
Maestà, ho portato Tèlamo.

FORTEBRACCIO
Fallo entrare!

Honirio esce per tornare quasi subito con Tèlamo.

FORTEBRACCIO
Honirio, puoi andare. Bada a che non veniamo
disturbati, nemmeno se dovessero venirci a consegnare
una dichiarazione di guerra.

HONIRIO
Sarà fatto Maestà!

Inchinandosi esce.

FORTEBRACCIO
…Vi sorprenderete di una così celere convocazione, immagino.

TÈLAMO
In verità… vostra Maestà, ha colto nel segno.

FORTEBRACCIO
La ragione sta nel fatto che, quanto desidero
discutere con voi, era già in buona parte deciso.
Non volevo, però, parlarne in presenza di Orazio
né infastidirlo con l’invito ad uscire per lasciarci
soli. Non perché io abbia l’intenzione di nascondergli
qualcosa… bensì per mettervi in condizione di
riflettere su quanto sto per dirvi, senza che abbiate
condizionamenti di sorta. Sarete voi, casomai lo
riterreste necessario, a informarlo per averne un parere.

TÈLAMO
Sono pronto ad ascoltarvi.

FORTEBRACCIO
Avendo constatato la vostra completa guarigione –
cosa che Croto aveva escluso errando ma, per fortuna,
l’errore s’è rivelato in meglio – presumo abbiate
riacquistato per intero la memoria di ciò che v’era
già noto. Me lo confermate?

TÈLAMO
Lo confermo! Vostra Maestà.

FORTEBRACCIO
Per cui ricorderete la vicenda riguardante vostro
padre e il mio? Cioè che il defunto Re Amleto fu
dal Re di Norvegia Fortebraccio sfidato a battersi
con la spada; ed in quel duello Amleto sopraffece e
uccise il Re Fortebraccio. Mio padre, in forza d’un
precedente patto, ratificato a norma di legge, e
degli usi della cavalleria, s’era impegnato a cedere,
se vinto, alcune terre sotto il suo dominio; parimenti
il vostro aveva messo come sua scommessa un’eguale
porzione di sue terre; questa sarebbe andata a Fortebraccio,
se fosse stato lui il vincitore. Con lo stesso strumento
vostro padre stabiliva che, in caso di vittoria,
la sua parte passasse al figlio Amleto.

TÈLAMO
Ricordo perfettamente, Sire.

FORTEBRACCIO
Oggi io mi ritrovo a governare la Danimarca, non perché
mi sia avvalso della forza o di qualche cavillo legale
ma perché voi così avete disposto, in un punto che
credevate fosse quello della vostra morte. Io non ho mai
dimenticato il vostro gesto. In questi anni, venuto
nel frattempo a mancare il Re di Norvegia, fratello di
mio padre, ho ereditato anche quel trono; perciò mi son
prodigato a regnare su entrambi augurandomi d’averlo
fatto equamente. Tant’è che, per non rischiare di dover
trascurare la Danimarca, ho preferito stabilire la mia
residenza primaria a Elsinore, sacrificando la vicinanza
alla Regina, mia amata consorte che, in mia vece, veglia
sul regno di Norvegia. Vi ritorno un paio di volte all’anno,
per qualche mese, e tanto mi basta. Adesso voi siete qui,
vivo e nel pieno delle vostre forze. In virtù di quel vostro
gesto io sento il bisogno d’acquietare la mia coscienza
restituendovi il Regno di Danimarca.

Tèlamo rimane senza parole, a tutto poteva pensare tranne che a una tale mossa. Perciò Fortebraccio, atteso invano parecchi secondi di assoluto mutismo di Tèlamo, riprende.

Vedo che v’ho sorpreso! Certo, non potevate
aspettarvelo… soprattutto in virtù del fatto che
di me non avete alcuna conoscenza diretta,
m’avete appena incontrato…

TÈLAMO
Beh! Ammetterete che non capita tutti i giorni
vedersi offrire un Regno… Presumo che l’idea
non sia maturata in queste ore…

FORTEBRACCIO
Certo che no! Ho cominciato a pensarci qualche anno fa,
dopo qualche mese che m’era stata assicurata la vostra
definitiva uscita dal pericolo di vita. Restava
d’accertarmi se e quando sareste stato in grado di
prendere in mano le redini del Regno, cosa che ho potuto
verificare di persona proprio in questi giorni.

TÈLAMO
Quindi avrete anche pensato a come gestire il non facile
problema, a cominciare dal come spiegare la mia…
chiamiamola “resurrezione”!

FORTEBRACCIO
Naturalmente!… Ciò che renderemo pubblica, al popolo
tutto, sarà la verità, la sacrosanta verità.
Ne acquisteremo entrambi: io per aver rinunciato
all’occasione di riprendermi facilmente un Regno,
voi per averlo liberato dall’assassino di vostro padre,
a rischio della vostra vita e pagando il prezzo di quella di vostra madre.

TÈLAMO
La verità… certo! La verità renderebbe tutto più nobile.

FORTEBRACCIO
Allora… siete d’accordo?

TÈLAMO
Maestà… vista l’importanza della decisione…
della responsabilità di cui intendete onorarmi…
un po’ di tempo per rifletterci è il minimo che
credo vogliate concedermi?

FORTEBRACCIO
Certo! E la richiesta vi fa onore, semmai ce ne fosse stato
ancora bisogno. Prendetevi il tempo che v’occorre,
non sarò certo io a sollecitarvi.

TÈLAMO
Vi ringrazio Maestà. Andrò a chiudermi nella mia stanza
e ne uscirò solo dopo aver preso una decisione. Maestà!

Inchinandosi, Tèlamo esce. Fortebraccio è visibilmente soddisfatto.

FORTEBRACCIO
E anche questa è fatta!

DISSOLVENZA

89 EST. QUERCIA GIORNO 89
Dianea è seduta sulla panchina con un LIBRO aperto in mano ma non lo legge. Lo fissa sovrappensiero, alza il capo, scrutando a destra e a sinistra, lo rifissa poi, con uno scatto, lo chiude. Lo butta sulla panchina, si alza e inizia a fare avanti e indietro come una tigre in gabbia. D’un tratto si blocca, l’illuminarsi del suo viso indica la fine della spasmodica attesa.
Arriva Seleno, piuttosto preoccupato.

SELENO
Ccusami! Credevo d’essere in anticipo come sempre
ma mi sarò bbagliato e sono in ritardo.

DIANEA
(raggiante)
No, sono io che sono in anticipo sul tuo anticipo.

Seleno è spiazzato, anziché rasserenarsi la sua preoccupazione aumenta.
Dianea lo prende per mano e lo porta sulla panchina.

DIANEA
Vieni!… Sediamoci!

Seleno rimane ammutolito e il silenzio impacciato di Dianea, che stenta a iniziare, lo inquieta sempre di più. Specialmente quando lei di colpo si gira prendendogli entrambe le mani e guardandolo fisso negli occhi, con una espressione che non le aveva mai notata prima. Capisce, però, che deve dirgli qualcosa di molto importante, che sicuramente riguarderà la felicità di Dianea ma non è detto che riguarderà la sua, anzi.

DIANEA
…Seleno… spero perdonerai la mia audacia…
devo confessarti una cosa… io non m’ero accorta… …Tèlamo…

A quel nome Seleno s’irrigidisce. Teme che Dianea stia per dirgli che dovranno smettere di frequentarsi. Dianea non se ne avvede, concentrata com’è a risolvere il suo problema. Istintivamente, però, devia dal discorso e si alza, trascinandoselo dietro.

DIANEA
…Vieni!… Ti va di stare un po’ sull’altalena? ti spingo io.

Seleno si muove come un automa. Che Dianea lo spingesse non gli era mai capitato. Si siede sul seggiolino. Dianea, alle sue spalle, lo spinge gradualmente. Indietreggia un po’ alla volta cosicché i dondolii diventano sempre più ampi. Ora che può parlare senza dover subire lo sguardo di Seleno, prosegue più serenamente.

DIANEA
…Tèlamo dice che… è probabile… anzi, dice che…
è sicuro che… tu sei innamorato di me…

Nel dire quest’ultima frase, dà una spinta più energica a Seleno, quasi un gesto di liberazione. Seleno, già teso allo spasimo di suo, nello stesso istante ha un sussulto che gli fa perdere la presa alle corde dell’altalena. Vola via del seggiolino, andando a ruzzolare lontano sul prato. Dianea, allarmata, gli piomba addosso, gli prende il capo in petto e, mentre parla tutta agitata, lo ricopre di baci in testa, in fronte, sulle guance e, infine, sulle labbra.

DIANEA
Oh! Caro, caro, caro!… Perdonami!…
Perdonami!… Perdonami!… Dimmi qualcosa!
Parla!… Dimmi che stai bene!… Dimmi che…

Immancabile bacio, poi.

SELENO
…Tto bene!… Si-to bene!… Sssto bene!… STO BENEEEE!

DISSOLVENZA

90 INT. OSTERIA GIORNO 90
A un tavolo con dei BOCCALI DI BIRRA sono seduti Èscalo, Balto e Goffredo.

BALTO
Non si riesce proprio a saperne di più?

ÈSCALO
Macché! Son due giorni che non lascia entrare nessuno.
Solo i servi che gli portano da mangiare o che gli vanno
a rassettare l’appartamento.

GOFFREDO
È tutta gente che sta lì solo qualche minuto, il tempo
necessario a svolgere le mansioni, nell’assoluto silenzio.

BALTO
Io comincio a temere che si sia ammalato, che il
cervello abbia ceduto. Tutto troppo in fretta!

ÈSCALO
Chi può dirlo!

GOFFREDO
Ma no! Il Re, Orazio e lo stesso Croto sarebbero intervenuti.

BALTO
E chi ti dice che non l’abbiano già fatto e che
perciò non stia seguendo una cura?

GOFFREDO
Beh! Se così fosse, allora, di che cosa stiamo a preoccuparci?

ÈSCALO
Anche questo è vero… anzi, pensandoci bene, sarà
certamente così. Vedrete che prima o poi verremo a
sapere che Croto, temendo il peggio, l’ha messo in
isolamento per qualche giorno.

DISSOLVENZA

91 INT. APPARTAMENTI DI ORAZIO GIORNO 91
Orazio, seduto al suo tavolo, è intento a lavorare su alcune CARTE, quando sente BUSSARE.

ORAZIO
Avanti!

Entra Dianea che ha condotto Seleno al cospetto di Orazio.

DIANEA
È pemmesso?

Orazio rimane concentrato sul suo lavoro per cui risponde senza distogliere lo sguardo dalle carte e senza cogliere il difetto lessicale della sorella.
Neanche Seleno l’ha colto, teso a sua volta, mentre si fanno avanti.

ORAZIO
…Scusami Dianea se intanto proseguo ma ho da risolvere
con urgenza quest’incombenza. Tu dimmi pure, ti ascolto.

DIANEA
Ecco… questo è Seleno!

SELENO
Salve, signore.

Alzando per un attimo lo sguardo.

ORAZIO
Certo! Conosco già Seleno… Serve qualcosa?

Dianea, inizialmente, parte esitando. Poi, pressata dalla tempesta emotiva a cui deve dare sfogo, accelera e diventa un fiume in piena, fino alla chiusura del suo discorso.

DIANEA
Ecco… so che… ti sopprenderai pecché…
t’avevo detto… cette cose che ti facevano
sperare che io e Tèlamo, un gionno saremmo, ecco,
fosse mi sarò sbagliata ma non è che io e lui, poi,
abbiamo pallato, però ammetto che il totto è mio.
Oh! Sì sì, questo è cetto, il totto è mio e ti chiedo
peddono se mi sono accotta taddi che mi sbagliavo.
Però adesso sono pentita e sono cetta che tu mi peddonerai.

Seleno da subito e Orazio poco dopo, bloccandosi con le carte in mano e alzandosi, hanno fissato il loro incredulo sguardo su Dianea, cercando di capirci qualcosa. Orazio, nonostante il non breve silenzio seguito alla tirata di Dianea, continua a scrutarla confuso mentre lei, ad occhi bassi, resta in attesa che accada qualcosa.

ORAZIO
…Dianea, non c’ho capito niente! Hai parlato
in un modo così strano… Stai bene?

SELENO
Signore, forse posso spiegargli io qualcosa… se me ne dà il permesso.

ORAZIO
Permesso accordato!

SELENO
Dianea vuole chiedervi perdono se v’ha lasciato
intendere che Tèlamo fosse interessato a lei.
In realtà noi due ci stavamo innamorando e ora siamo
qui a chiedervi il consenso alla nostra unione.

Ancora una volta Orazio rimane spiazzato. Stavolta, però, ci mette meno a comprendere il tutto e, pacatamente, si rivolge a Dianea.

ORAZIO
È così, Dianea?

DIANEA
…Sì, fratello mio… confidiamo nella tua benevolenza.

Orazio resta ancora un po’ in silenzio, scrutando ora l’una ora l’altro. Poi, risedendosi e riprendendo a consultare le carte.

ORAZIO
…Ho bisogno di rifletterci un
po’! Quando avrò deciso, vi farò
sapere. Ora andate, che ho da
portare a termine il mio lavoro.

Seleno e Dianea si guardano un po’ delusi. Poi, prima d’avviarsi a uscire.

DIANEA
Certo, Orazio, noi andiamo e… scusaci se t’abbiamo interrotto.

Mentre mestamente i due s’avviano, Orazio di sottecchi li osserva e sorride. Giunti che sono alla porta, con Dianea che ha già una mano sulla maniglia, sempre a capo chino sulle carte.

ORAZIO
Bene! Ho riflettuto abbastanza, avete il mio consenso.

I due giovani si guardano increduli, prima di realizzare. Poi Dianea scatta e con un balzo, ebbra di gioia, va a buttare le braccia al collo di Orazio.

DIANEA
Oh! Fratellone. Lo sapevo, lo sapevo. Grazie, grazie, grazie.

ORAZIO
(divincolandosi)
Ferma! Ferma!… Se restate
ancora qui, va a finire che ci
ripenso.

Anche Seleno, frattanto, s’è avvicinato.

SELENO
Grazie, signore. Vi saremo per sempre grati.

Poi, prendendo per mano Dianea.

Vieni, andiamo, lasciamo lavorare tuo fratello.

Escono raggianti.

DISSOLVENZA

92 INT. APPARTAMENTO DI TÈLAMO GIORNO 92
Tèlamo è sdraiato sul suo letto, vestito e con le mani dietro la nuca. Riflette con lo sguardo fisso al soffitto.

DISSOLVENZA

93 EST. GIARDINI GIORNO 93
Armonia è seduta su una panchina a trafficare con costumi e indumenti vari. Leonora, dialogando, si muove intorno a lei, tra cespugli, siepi e aiuole.

ARMONIA
…Certo è strano che non si sia fatto sentire,
dopo averti detto che ti sarebbe venuto a cercare
lo stesso giorno o il giorno dopo!

LEONORA
Lo so, non è da lui.

ARMONIA
Avrebbe potuto almeno farti arrivare un messaggio!

LEONORA
Sarà stato impedito. Spero solo che l’impedimento
non abbia a che fare con la sua salute!

ARMONIA
Temi che gli possa essere successo qualcosa?

LEONORA
Non so… non mi sento serena… È arrivato
quell’Honirio, tutto trafelato… tutto agitato
perché non riusciva a trovarlo!… L’ha condotto
urgentemente dal Re: per cosa? S’erano lasciati da
circa un’ora… cos’è successo in quel poco tempo?
Qualcosa di grave certamente, visto ch’è scomparso
e nessuno ci dice niente!

ARMONIA
Sono d’accordo che sarà qualcosa d’importante…
ma non è detto che lo riguardi di persona!

LEONORA
Che vuoi dire?

ARMONIA
Ragioniamo!… È lì che sta discutendo tranquillamente
con te… quando all’improvviso arriva Honirio trafelato e sconvolto-

LEONORA
Beh! Sconvolto, proprio, no!

ARMONIA
Diciamo… preoccupato?

LEONORA
Ma sì… preoccupato ci sta… ma solo perché lo cercava
da tempo e c’era il Re che l’attendeva!

ARMONIA
Va bene!… Comunque, se c’era la preoccupazione
del Re che lo stava attendendo vuol dire che
l’ordine era stato quello di portargli Tèlamo con urgenza.
Sei d’accordo su questo?

LEONORA
Sì… da quello che ho capito, direi ch’è andata proprio così!

ARMONIA
Dunque il motivo dell’urgenza riguardava il Re e non lui!

LEONORA
Condivido… però… se il Re ha avuto l’esigenza
d’incontrare proprio lui, vuol dire che il motivo
coinvolgeva anche Tèlamo, non ti pare?

ARMONIA
Sì, certamente ma, di sicuro, non avrà niente a
che fare con la sua salute. Dunque quietati!

Sopraggiunge Dianea, che va dritta da Armonia e non ha scorto Leonora perché ce l’ha alle spalle.

DIANEA
Buongiorno Armonia…

ARMONIA
Buongiorno anche a te, figliola!

DIANEA
Non sei andata in città stamattina?

ARMONIA
No cara, avevo da lavorare qua, per conto mio.
Così abbiam lasciato andare solo gli uomini.

DIANEA
Allora non è andata neanche Leonora?

Facendosi avanti.

LEONORA
No, son rimasta anch’io Dianea.

Voltandosi sorpresa.

DIANEA
Oh! Leonora… non t’avevo vista, scusami!

LEONORA
Di niente Dianea… Hai per caso qualcosa da dirci?

DIANEA
Immagino, a questo punto, che non abbiate ancora
rivisto Èscalo, dopo ch’è uscito!

ARMONIA
No! Perché?

DIANEA
Mio fratello Orazio l’ha incontrato proprio mentre
s’accingevano ad andare in città. Così l’ha potuto
informare di quel poco che sapeva su Tèlamo.

LEONORA
Ah sì?… Dicci allora, se sai qualcosa, perché
noi siamo all’oscuro di tutto.

DIANEA
Beh! Non è granché… però credo vi farà piacere
saperne di più. S’è chiuso nel suo appartamento e
non lascia entrare nessuno, nemmeno Orazio. Credo
stia bene… perché il Re ha detto a mio fratello
di non preoccuparsi, che non serviva neanche Croto.
S’è isolato solo per riflettere senza distrazioni
su come affrontare la sua situazione.

LEONORA
Meno male! Almeno adesso possiamo stare
tranquille… Grazie Dianea!

DIANEA
Di nulla, Leonora.

ARMONIA
Visto? Che avevo ragione sul fatto della salute?

Con un sospiro di sollievo.

LEONORA
Eh sì!… per il resto ne sapremo di più quando
sarà il momento. Per ora accontentiamoci.

Imbarazzata.

DIANEA
Leonora… io vorrei… vorrei chiederti perdono per…
per come mi sono comportata nei tuoi confronti… puoi?

Pausa di sorpresa.

LEONORA
…Lo faccio volentieri.

Allargando le braccia.

Vieni, fai conto d’essermi sorella.

Dianea le si lancia felice tra le braccia. Momenti di viva commozione tra le donne. Armonia è soddisfatta.

DIANEA
Sai Leonora… Tèlamo aveva proprio ragione su Seleno.
Quell’adorabile bamboccio era proprio cotto di me e
io neanche me n’accorgevo!

LEONORA
È bastato che tu distogliessi un attimo lo sguardo
dallo specchio in cui eri intenta a rimirarti,
come Tèlamo t’ha fatto notare, per accorgertene.

Staccandosi,

DIANEA
Eh sì!… Sono stata proprio una sciocca… Però!
Quel demonio di Tèlamo! Ha fatto presto a capire
cosa ci stava sotto!

LEONORA
Tèlamo conosce molto bene la natura umana.
Il nostro mestiere, s’è fatto bene, in questo ci aiuta parecchio.

ARMONIA
Anche se a volte pure noi prendiamo qualche cantonata!
Specialmente quando siamo emotivamente coinvolte
di persona… vero Leonora?

Compresa l’allusione.

LEONORA
Ah ah ah! Vero vero, verissimo!

DISSOLVENZA

94 INT. APPARTAMENTO DI TÈLAMO NOTTE 94
Tèlamo è sempre sdraiato come nella scena precedente, come se non si fosse mai mosso. Improvvisamente, però, salta su, va alla stola per chiamare qualcuno e la strattona un paio di volte: finalmente ha deciso.

DISSOLVENZA

95 INT. SALA DEL TRONO GIORNO 95
L’atmosfera è simile a quella che si respira nei Tribunali quando si è in attesa della Corte che deve pronunciarsi su un’importante sentenza. In fondo alla sala, il trono è ancora vuoto. Due guardie stanno ai lati dell’uscio da cui arriverà il Re. I pochi invitati formano dei capannelli sparsi nella sala: Orazio e Dianea stanno vicino a un angolo della pedana; Honirio e Croto, invece, nell’angolo opposto, che è anche quello più vicino all’uscio d’attesa del Re. Più in là, altri capannelli: quello di Leonora e Armonia e quello di Èscalo, Balto e Goffredo. Parlano tutti a bassa voce.

ORAZIO
Non so niente ti dico!… E anche il Re… Conosce
il perché della decisione d’isolarsi ma anch’egli
è all’oscuro di ciò che ci dirà.

DIANEA
Credevo che la vostra profonda amicizia l’avesse
costretto a confidarti qualcosa!

ORAZIO
Se non l’ha fatto avrà avuto i suoi buoni motivi!

LEONORA
Io non so ancora quanto potrò resistere!

ARMONIA
Figlia mia, calmati!… Ti vedo troppo agitata.
Cosa puoi aspettarti peggio di quanto temi
da quando hai appreso d’Amleto?

LEONORA
Peggio?… Perché, può esserci di peggio?

BALTO
Certo che invitarci a essere presenti, per dirci
chissà che davanti al Re, ci fa un grande onore!

ÈSCALO
Tèlamo ci vuole bene, per lui siamo ormai la sola famiglia e–

GOFFREDO
Hai detto bene. Solo sostenendo ciò poteva convincere
il Re ad essere trattato alla pari!

BALTO
Bisogna riconoscere però che, se il Re l’ha accettato,
è perché ha una grande stima di noi per quanto abbiamo fatto per Tèlamo.

ARMONIA
Potrebbe anche aver pensato a qualcosa che ti
consenta di rimanergli a fianco!

LEONORA
Che cosa? Se crede che sia disposta a fargli da concubina se lo scorda.

ARMONIA
Leonora, figlia mia, non ti riconosco più! Ma tu,
quell’uomo, sei sicura d’amarlo veramente?

LEONORA
Non fino al punto di diventare la sua concubina.

ARMONIA
E dai! Ma quale concubina! Ma sei certa di conoscerlo
bene? Temo di conoscerlo più io di te. Secondo te,
Tèlamo è uno capace di farti una proposta del genere?
Figuriamoci!… a meno che… a meno che il tuo
non sia un gesto di difesa!

LEONORA
Che vuoi dire?

ARMONIA
Naturalmente non calcolato… diciamo a livello inconscio!

LEONORA
Continuo a non capirti!

ARMONIA
Figlia mia, temo che tu ti stia imponendo di amarlo
sempre meno. Ti stai costruendo una corazza, con
tutti i pretesti possibili, per meglio sopportare
il dolore del futuro abbandono.

LEONORA
Vuoi dire?

ARMONIA
Diciamo che non ne sono certa ma l’ipotesi non è da scartare.

Dall’ingresso principale arriva Tèlamo di gran carriera. Parlando raggiunge lo spazio antistante il trono.

TÈLAMO
Scusate, scusate il ritardo ma Persille non mi mollava più.
L’ho incontrato appena fuori. Ha cominciato col chiedermi
cosa m’era successo, se stavo bene… Senza aspettare
una mia risposta ha proseguito con se potevo riprendere
le prove. Poi mi fa: “Per Blefarone ho pensato d’essere
una gallina che si muove come un gallo. Però c’è una battuta
che vorrei cambiare perché ho visto che mi viene meglio.
Quando Blefarone fa il confronto tra i due Anfitrione, dice
Ooooh perbacco! Ooooh perbacco! Che ne dici se lo cambio con
Poooovero me! Poooovero me! Ti faccio vedere”. E si mette a
fare la gallina che cammina come un gallo. Ah ah ah!
A momenti mi scoppia la milza dal gran ridere!

Tutti l’hanno seguito e sono stati coinvolti dalle risate di Tèlamo. Solo Leonora ha appena abbozzato un sorriso e Tèlamo l’ha notato.

DIANEA
(sottovoce)
Diavolo d’un Tèlamo! È riuscito in pochi secondi a far
sciogliere la tensione che attanagliava l’intera sala.

TÈLAMO
Honirio, vai ad avvertire il Re che sono arrivato.

HONIRIO
Subito, signore.

Honirio esce tra le guardie. I capannelli si accentrano diventando quasi un tutt’uno. Solo Orazio rimane nei pressi del trono mentre Tèlamo si sposta nei pressi dell’ingresso ad accogliere il Re.
Si apre la porta. Ritorna Honirio che annuncia.

HONIRIO
IL RE!

Poi va a raggiungere Croto. Entra Fortebraccio e va dritto al trono. Tèlamo, dopo essersi inchinato, lo segue e poi l’affianca. Tutti s’inchinano. Le guardie escono. Restando in piedi, il Re inizia a parlare.

FORTEBRACCIO
Signori, come già sapete, siete gli unici a conoscere
la vera identità di Tèlamo, almeno per il momento.
Io e Tèlamo abbiamo discusso, qualche giorno fa,
su quale potrebbe essere il possibile immediato futuro
che lo riguarda. Alla luce di ciò che abbiamo concluso,
egli s’è riservato di rifletterci prima di prendere
qualsiasi decisione. Per farlo, ha voluto isolarsi nel
suo appartamento il tempo necessario, lontano da ogni
distrazione. Ecco perché a nessuno di voi è stato reso noto
il motivo di tale comportamento. Ora Tèlamo è giunto a una
decisione di cui io, come voi, non sono a conoscenza.
Ho accettato di buon grado la sua richiesta d’informarcene
insieme perché comprendo e approvo il suo stato d’animo.
Domani anche il mondo fuori di qui apprenderà la storia
che lo riguarda. Noi abbiamo il dovere di far sì che questo
avvenga senza essere costretti a subirne eventuali negative
conseguenze… Ora accingiamoci ad ascoltare quanto
il nostro Tèlamo ha da dirci.

Si siede sul trono mentre Tèlamo concede ancora qualche secondo, affinché l’uditorio si predisponga ad ascoltarlo.

TÈLAMO
Amici, voi tutti qui presenti – tranne Dianea e Honirio
che furono coinvolti solo dopo il mio arrivo a Elsinore –
siete coloro a cui io debbo la vita. Partendo da Croto,
che m’iniettò l’antidoto al veleno, e proseguendo via via
con ciascuno di voi, perché a nulla sarebbe valso
l’antidoto se poi non ci fosse stato negli anni il
supporto degli altri. Ognuno con un ruolo diverso ma
di pari importanza. Quindi la gratitudine che provo
per voi non poteva fare a meno di accomunarvi in questo
delicato momento… Probabilmente, qualcuno di voi non
conosce la storia del Regno di Danimarca che mi riguarda.
Per cui la riassumo in poche parole… Il mio defunto
padre, Re Amleto, e il defunto padre del Re Fortebraccio,
monarca del Regno di Norvegia, parecchi anni fa si
sfidarono con la spada, mettendo ciascuno come posta in palio
una parte delle loro terre… Chi sarebbe sopravvissuto
avrebbe avuto il diritto di annettersi le terre dell’altro
e di farne lascito ai propri eredi. La Danimarca era la posta
messa in conto dal Re Fortebraccio e avendo mio padre vinto
la contesa, ne divenne il nuovo Re… Della successiva morte
del Re Amleto sapete già tutto perciò aggiungerò soltanto che io,
sentendomi prossimo alla fine, pregai il mio fraterno amico
Orazio di raccontare al Re Fortebraccio, in arrivo a Elsinore,
la mia vicenda e di offrirgli il Regno di Danimarca quale atto
del mio ultimo desiderio. Ciò vi fa subito comprendere, tornando
per un momento alla mia premessa, come il Re sia doppiamente
meritevole della mia gratitudine, in quanto tra voi era l’unico
ad avere interesse a che il veleno, invece, completasse il suo
corso distruttivo… Arriviamo, dunque, ai giorni nostri.
Riacquistata inaspettatamente la memoria, si poneva il problema
di come gestire la nuova situazione: il rapporto con quella che
nel frattempo era diventata la mia nuova famiglia, gli attori
della Compagnia di cui io stesso facevo parte come Tèlamo,
e l’altro venutosi a creare in veste di Amleto, un tempo Principe
di Danimarca ed erede al trono… Qualche giorno fa, privatamente,
il Re mi espone la sua soluzione. (pausa)…Riconosce il mio
diritto a regnare sulla Danimarca e m’offre la corona.

Silenzio. Un naturale brusio si diffonde per la sala. Leonora è raggelata. Se prima aveva una goccia di speranza ora quella goccia la sente evaporare drasticamente. Dato il tempo necessario allo sfogo della legittima sorpresa, Tèlamo riprende.

Signori… la medesima vostra reazione, capirete,
l’ho avuta anch’io. A maggior ragione se tenete conto
del fatto che n’ero diretto interessato… Ripresomi
dalla sorpresa, come v’è stato detto, ho chiesto al Re
di concedermi il tempo necessario a maturare una
decisione in proposito ed, essendovi giunto, eccoci qua…
Apprezzando con solenne rispetto il dono offertomi dal
Re Fortebraccio, lo accetto e attendo ch’egli me lo conferisca.

S’inginocchia rivolto a Fortebraccio e china il capo. Leonora non riesce più a trattenersi e, non potendo fuggire via, crolla sulla spalla di Armonia. La commozione di tutti pervade la sala. Fortebraccio si alza, si toglie la corona e la pone sul capo di Tèlamo. Quindi lo invita ad alzarsi e a salire sulla pedana del trono. Poi si scosta di modo che Tèlamo possa prendere posto sul trono. Tèlamo in piedi davanti al trono.

TÈLAMO
In virtù del potere appena conferitomi, con il nome
di Amleto II, mi proclamo Re di Danimarca!

Tèlamo si siede sul trono. Tutti, tranne Leonora che lo sussurra appena.

TUTTI
VIVA IL RE!

Pausa. Tèlamo fa vagare lo sguardo un po’ su tutti, compreso il vicino raggiante Orazio. Poi, rialzandosi.

TÈLAMO
Signori… c’è qualcuno tra voi che conosce la storia
di quello sgorbio, tiranno Re d’Inghilterra d’oltre
un secolo fa? Il nome era Riccardo III.

Pausa. Nessuno risponde. Fortebraccio e Orazio ne conoscono la storia ma, scambiandosi uno sguardo interrogativo, non si spiegano cosa c’entri né dove Tèlamo voglia andare a parare.

Questo tiranno, sul campo di battaglia in cui fu costretto
a esser presente, vedendosi solo, codardamente,
intendeva fuggire ma, non potendolo fare a piedi,
sconsolato cominciò a strillare: “Un cavallo,
un cavallo, il mio regno per un cavallo!”.
Ora… io non mi sento indegno né ho bisogno
di fuggire. Ho acquisito, invece, un potere
ed è con questo potere che decido…
di cedere il mio Regno per una donna.

Pausa. Stupore generale e nuovo brusio.

In fondo, negli ultimi anni sono stato un valente
attore ed è col più classico colpo di teatro che Amleto II
abdica in favore di Fortebraccio…

Si toglie la corona.

riconsegnandolo al meritevole e generoso
Re di Norvegia e di Danimarca.

Rimette la corona sul capo a un attonito Fortebraccio.

…Naturalmente mi auguro che Leonora mi sia grata
per aver rinunciato a un Regno per ella e, quindi,
acconsenta di diventare mia legittima consorte.

La commozione riesplode generale. Leonora, sballottata da un estremo all’altro, è rimasta senza fiato. Armonia la tiene salda tra le braccia nel timore che svenga. Faticando a riottenere la dovuta attenzione, riprende.

TÈLAMO
SIGNORI!… SIGNORI!… Un ultima cosa, se il Re me ne dà facoltà.

FORTEBRACCIO
…Prego prego, Tèlamo. Sei il protagonista assoluto,
come faccio a toglierti la scena?

TÈLAMO
Grazie Maestà! Da oggi Amleto muore per sempre. Da oggi
c’è solo Tèlamo, che fa l’attore nella rinomata Compagnia
di Èscalo. Approfittando del grosso vantaggio acquisito
nel regalargli un Regno, desidero abusarne chiedendo
ufficialmente al Re, non solo di farci esibire regolarmente
con l’Anfitrione, ma, anche, strappandogli la promessa
di farcelo replicare presso la Corte di Norvegia,
per conoscere così la Regina sua consorte e
il suo ancora infante erede al trono.

FORTEBRACCIO
Ah ah ah! Diavolo d’un Tèlamo! Sarà bene che
l’accontenti subito, prima che tiri fuori un’altra
corbelleria ben più pesante. C’è d’aspettarsi di tutto
da uno singolare, eclettico attore come lui.

DISSOLVENZA

96 INT. TEATRO GIORNO 96
Il teatro è stracolmo di GENTE. In sequenza alcune scene dell’Anfitrione che, tra le risate del pubblico e dei personaggi già noti, dissolvono l’una dopo l’altra, senza escludere quella che vede in scena Alcmena incinta con un enorme pancione (Leonora), i due Anfitrione (Èscalo e Balto), Sosia (Tèlamo) e Blefarone (Persille). Finalmente si potrà vedere Persille all’opera con la sua interpretazione “gallinacea”.

DISSOLVENZA

97 EST. STRADA NELLA PIANURA DANESE GIORNO 97
La Compagnia è sulla via del ritorno. Sul carro di testa, a cassetta Tèlamo, con le redini in mano, e una raggiante Leonora, aggrappata a lui. Scherzando un po’ e imitando una voce maschile.

LEONORA
“Una donna, una donna, il mio Regno per una donna!”.
Bella forza! Rinunciare a un regnetto da niente per una come me!

Stando al gioco.

TÈLAMO
Ehi! Fatalona! Ti credi l’unica donna al mondo?

LEONORA
L’unica no… ma la sola a darti un figlio sì!

Tèlamo ci mette qualche attimo a realizzare. Appena c’arriva, tira le redini con forza, bloccando i cavalli. Poi salta giù gridando a perdifiato.

TÈLAMO
GOFFREDO! GOFFREDO!

Tutti saltano giù come fosse scoppiato un incendio. Solo Leonora se la ride restando ferma a cassetta.

TUTTI
Che succede? Ch’è stato?

TÈLAMO
Goffredo, monta a cassetta e conduci quel carro.
Quell’incosciente di tua cugina sta attentando
alla vita di mio figlio!

Reazione di giubilo da parte di tutti. Poi, mentre Goffredo va a cassetta.

TÈLAMO
Ehi tu! Sciagurata madre, corri dentro al carro e
mettiti comoda. E tu, Goffredo, bada a evitare le buche
se no ti faccio decapitare. Per te sono ancora Re Amleto II.

Tra le risate di tutti, la piccola carovana riprende il suo viaggio. Musica e titoli di coda.

(FINE)

FADE OUT