________Il racconto di primavera_______

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di Sebastiano Privitera

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Personaggi:

Tèlamo, 35enne
Èscalo capocomico, 55enne
Armonia sua moglie, 50enne
Leonora sua figlia, 25enne
Balto suo cognato, 48enne
Goffredo figlio di Balto, 24enne
Orazio Primo Ministro, 35enne
Dianea sua sorella, 16enne
Fortebraccio Re di Danimarca, 45enne
Croto medico di Corte, 60enne
Persille cortigiano omosessuale, 30enne
Honirio gran cerimoniere di Corte, 45enne
Seleno compagno di Dianea, 16enne

LA SCENA

Interni ed esterni del castello di Elsinore.

Al fine di identificare ambienti dello stesso genere ma rappresentanti scene diverse, accanto al nome è stato posto un numero. Ad esempio, Giardini 1 e Giardini 2 identificheranno due zone diverse dell’ampio parco di Elsinore e si ripresenteranno solo nelle scene in cui la loro indicazione dovesse essere ripetuta.

Tarda primavera del 1614 in Danimarca.

ATTO PRIMO

Scena 1 – Piazzola antistante il castello di Elsinore, sera

Persille scruta l’orizzonte lontano, in evidente attesa di qualcuno. Dopo qualche secondo irrompe in scena Honirio che va da Persille con evidente apprensione.

HonirioAllora?… Novità?
Persille – Niente. Non si vede nessuno. Ho visto solo una stella salente.
HonirioCadente! Vorrai dire.
Persille – No no, proprio salente!
Honirio lo guarda con rassegnata sopportazione. Poi distoglie lo sguardo nella stessa direzione di quello di Persille. Ancora qualche attimo, quindi si rivolge di scatto verso Persille con evidente allarme.
HonirioSalente hai detto? Idiota, quella era una freccia infuocata… stanno arrivando.
Ed esce frettolosamente da dov’era entrato, seguito a ruota da un accorato Persille.

Scena 2 – Sala del trono

Il Re Fortebraccio e Orazio sono in trepida attesa. Dopo qualche secondo entra Honirio.

Honirio – (Inchinandosi a Fortebraccio) Maestà!
Orazio – Allora?
Honirio – (Sorpreso da tanta premura) Sono arrivati e ho già predisposto tutto come ordinatomi. Tra circa un’ora staranno a cena.
Orazio – Bene!… Honirio… probabilmente ti sarai poste delle domande sul perché di tanto interesse da parte del nostro Re per una comune Compagnia di teatranti. Ecco… il motivo è che la Compagnia tanto comune non è.
Honirio – (Guardando ora l’uno ora l’altro) E chi sono io per sentirmi in diritto di pormi delle domande sulle decisioni del Re?
Orazio – Non è questo il punto. La vicenda, per essere condotta a buon fine e con la necessaria delicatezza, abbisogna della tua discreta collaborazione.
Honirio – Non dovete fare altro che ordinarmi ciò che prontamente mi premurerò di eseguire.
Orazio – Ti racconterò sinteticamente una storia di cui conosci già una parte… Ricorderai il tuo arrivo qua, alla corte di Danimarca, al seguito del Re Fortebraccio, circa una dozzina d’anni fa e dei tragici avvenimenti che s’erano appena conclusi… (Buio, a indicare un passaggio di tempo, poi)
Honirio – …Quali sono gli ordini, ora?
Fortebraccio – Convoca Èscalo, non appena avranno finito di rifocillarsi. Insieme raggiungerete poi Orazio, che v’indicherà la linea da seguire, a cominciare da domani.

Scena 3 – Una sala del castello 1

La Compagnia ha finito di banchettare. Sorseggiano una bevanda. L’atmosfera è allegra e chiassosa. Solo Èscalo, Armonia e Balto sono più pacati e cercano di nascondere agli altri le loro preoccupazioni.

Tèlamo – (A Goffredo) Io dico che sei tu il fortunato su cui ha messo gli occhi. Scusa, l’ha detto tuo padre ch’era rimasto imbambolato, quando t’ha visto in camera tua!
Goffredo – Ma no ma no! Ma non ti sei accorto come gli s’addolciva lo sguardo quando lo posava su di te? Come diventava languido? Forse prima, in camera mia, sarà stato come dici tu ma poi, quando t’ha visto, ha cambiato idea.
Tèlamo – (Simulando una speranza) Magari! Volesse il cielo! Purtroppo non è così, vero Leonora?
Goffredo – Ma va là buffone, non vedi che la gelosia t’acceca?
Leonora – Caro Goffredo, ho paura che Tèlamo abbia ragione d’essere geloso. Mi sa che quel damerino scodinzola proprio per te!
Èscalo – Zitti! Che arriva.
Arriva Persille. Ha un aspetto ancora più curato. Lancia qualche languido, fuggevole sguardo a Goffredo. Tèlamo e Goffredo lo fissano imperturbabili. Si rivolge a Èscalo.
Persille – Se avete finito vi conduco dal gran cerimoniere, vi aspetta.
Èscalo – (Avviandosi) Certo, andiamo.
Escono dalla sala. Tèlamo, Goffredo e Leonora sbottano in una fragorosa risata.

Scena 4 – Una sala del castello 2

Orazio – Credi possa bastare solo un’intera mattinata oppure ci sarà bisogno di tutta la giornata e iniziare il giorno dopo?
Honirio – Temo che mezza giornata sia poca per arrivare a tutti i possibili interessati. Meglio prendersi più tempo e avere più partecipanti.
Orazio – D’accordo allora, faremo… (Si sente bussare) Avanti!
(Entra Persille)
Persille – Ho con me il capocomico, signore.
Orazio – Bene, fallo passare. (Persille esce e rientra subito con Èscalo) Prego, vieni pure avanti. Tu, Persille, torna dal resto della Compagnia, nel caso avessero bisogno di qualcosa. (Attende l’uscita di Persille, poi si rivolge a Èscalo) Finalmente eccoci qui, amico mio. Dall’ultima volta che ci siamo visti, siamo un po’ invecchiati entrambi. Com’è andato il viaggio?
Èscalo – Abbastanza bene, mio signore, non abbiamo avuto grossi problemi.
Orazio – Immagino sarete un po’ stanchi, anche se avete avuto già modo di accomodarvi nelle vostre stanze e di rifocillarvi!
Èscalo – Certo, qualche acciacco per i più anziani comincia a farsi sentire ma siamo gente abituata a girovagare e, con la gradevole accoglienza che ci avete riservata, abbiamo già avuto modo di recuperare.
Orazio – Bene, mi fa piacere. Honirio, che conosci già, è stato appena informato del necessario, in presenza del Re. Ci prenderemo tutto il tempo che occorre. A cominciare da quello utile a organizzare la recita. Riteniamo, quindi, opportuno evitare di rappresentare un testo da voi replicato già varie volte, col rischio di essere pronti troppo presto. Avete anche Plauto nel vostro repertorio?
Èscalo – Sì, signore. Più volte c’è capitato d’inscenare I Menecmi.
Orazio – Mai l’Anfitrione?
Èscalo – No, signore. Lo conosco però credo che ci manchi della gente, per poterlo mettere in scena.
Orazio – Lo so. Fa parte dei nostri piani l’esigenza di trovare altri attori e comparse. Domani, dall’alba e per tutta la giornata, i nostri banditori andranno in giro per invitare uomini d’ogni età a presentarsi al castello l’indomani per essere esaminati. Il coinvolgimento di gente non avvezza alla scena, anche se in ruoli di poco conto, rallenterà inevitabilmente le vostre prove e ci aiuterà nei nostri intenti. Sei d’accordo?
Èscalo – Come desiderate, noi sapremo fare la nostra parte. Informerò stasera stessa la Compagnia, così da farci trovare pronti quando sarà ora. Intanto, come pensate di procedere, mio signore, per il vostro primo incontro con Tèlamo?
Orazio – Domani, in tarda mattinata, sarai ricevuto dal Re Fortebraccio a cui presenterai la tua Compagnia. Io sarò al suo fianco.
Honirio – Fatevi trovare pronti nella sala in cui avete banchettato. Verrò io stesso a prelevarvi e a condurvi dinanzi al Re.
Èscalo – Non dubitate, ci troverete tutti pronti e ansiosi di seguirvi.

Scena 5 – Corridoi del castello

Tèlamo e Leonora in effusioni amorose. Arriva Persille, venuto a sollecitare i ritardatari.

Persille – Giusto voi. Che fate ancora qua? Gli altri sono nella sala che v’aspettano.
Tèlamo – Scusate ma… ci siamo persi.
Persille – (Risentito) Volete gabbarmi? Io sono Persille!
Tèlamo – Gabbarvi? Ma no caro… caro?
Persille – Persille!
Tèlamo – Persille! Noi è da un po’ che siamo pronti e…
Persille – Allora perché dite che siete Persille?
Tèlamo – Persille? E chi ha detto… nooo… avete frainteso. Ho detto “ci siamo persi”. Avremo imboccato un qualche corridoio sbagliato e…
Persille – Va bene va bene, venitemi dietro!
Si rigira e parte. Tèlamo e Leonora lo seguono divertiti, sforzandosi di trattenere il riso.

Scena 6 – Sala del trono

Fortebraccio sta seduto sul trono. In piedi, alla sua destra Orazio e alla sua sinistra Honirio. La Compagnia fa gruppo a sé, mantenendosi a distanza. A un cenno di Orazio, Èscalo si stacca e si appresta al Re. S’inchina e ne attende il permesso a parlare.

Fortebraccio – Stai pure comodo, caro Èscalo, auspichiamo che l’accoglienza riservatavi al vostro arrivo al castello sia stata di vostro gradimento.
Èscalo – Non potevamo sperare di meglio, Vostra Maestà.
Fortebraccio – Vogliamo anche sperare che la vostra permanenza sia meno triste di quella della vostra ultima volta a Elsinore.
Èscalo – Dio non voglia, Vostra Maestà.
Fortebraccio – Ne conveniamo! Dunque, per meglio auspicare quanto tutti noi ambiamo, riteniamo che l’esibizione debba essere pensata al solo scopo di divertirci.
Èscalo – Crediamo, Sire, che il testo scelto possa assolvere degnamente a questo compito.
Fortebraccio – Ne conveniamo! Presentaci, dunque, la tua Compagnia.
Èscalo – (Inchinandosi) Ringrazio Vostra Maestà per averci voluto accordare così tanto onore.
Èscalo va dai compagni che hanno seguito a distanza e con emozione il dialogo.
Fortebraccio e Orazio si scambiano uno sguardo d’intesa: sono in attesa del primo importante momento, quello dell’incontro tra Orazio e Tèlamo.
Èscalo dà qualche indicazione ai suoi compagni, poi muove con loro verso il trono.
Orazio, con grande fatica, si sforza di mostrarsi sorridente. Tèlamo, attratto esclusivamente dal Re, non lo guarda nemmeno. Èscalo e Fortebraccio mostrano apprensione; Honirio, invece, curiosità.
Man mano che sono presentati, i componenti della Compagnia s’inchinano al Re.
Èscalo – Maestà, ecco la mia umile Compagnia. Più ridotta e più invecchiata di quella ch’ebbe l’onore d’esibirsi al castello circa una dozzina d’anni fa. Armonia, mia fedele compagna anche nella vita, Balto, mio bravo cognato e fratello, il suo giovane figlio Goffredo, Tèlamo, il caro amico di tutti noi e valente attore e, infine, Leonora, mia unica e amata figlia.
Orazio – (Intromettendosi a sorpresa) Se ricordate, siamo stati molto amici prima dell’incidente!
Tèlamo si è rivolto su di lui fin da quando Orazio ha iniziato a parlare. Il suo sguardo si è fatto fisso e attento. Rimane immobile, le parole di Orazio gli rimbombano in testa, è incapace di rispondere. Attimi di silenzio che sembrano eterni. Tutti gli sguardi dei presenti sono rivolti a lui. Alcuni timorosi, sorpresi quelli di Leonora e Goffredo. Orazio, col passare dei secondi, s’inquieta sempre di più. Cerca conforto nello sguardo di Fortebraccio.
Fortebraccio – C’è qualcosa che non va? Ti senti bene?
La voce rompe l’incantesimo. Tèlamo ha un gesto d’improvviso risveglio. Si riscuote, si riprende dallo stordimento. Si guarda intorno un po’ smarrito, comprende che tutti attendono da lui una spiegazione.
Tèlamo – Chiedo perdono a vostra Maestà ma non capisco cosa mi sia accaduto. Un groviglio di voci e immagini m’ha invaso improvvisamente la testa, come in un incubo. M’è sembrato di rivivere un interminabile momento d’orrore.
Fortebraccio – Probabilmente qualcosa ha smosso la fitta coltre di cenere che ricopre la memoria del tuo passato. Il tornare nel luogo in cui hai subito l’incidente, t’avrà stimolato quella parte del cervello che ci consente di ricordare il lontano passato.
Tèlamo – Sarà certamente come Vostra Maestà presume. (Poi a Orazio) Perdonate signore, voi mi dicevate qualcosa, se non erro, che nella confusione che avevo in testa non ho ben compreso. Il vostro aspetto non m’è del tutto nuovo…
Orazio – Sì, mio caro Tèlamo. Ti dicevo che siamo stati molto affiatati, durante la messa a punto dello spettacolo d’allora.
Fortebraccio – Bene, visto che Tèlamo s’è ripreso… (Alzandosi) …vi lasciamo liberi di attendere alle vostre faccende mentre Noi ci ritiriamo alle nostre. Orazio, seguitemi, ho delle disposizioni da darvi.
Scende dal trono e s’avvia seguito da Orazio. Tutti s’inchinano contestualmente all’uscita di Fortebraccio, solo Tèlamo arriva con un attimo di ritardo.
Honirio – (Raggiungendo Tèlamo) Allora? Ti senti meglio, adesso?
Tèlamo – Sì, grazie. Sto meglio.
Honirio – Bene! Io direi che non è necessario rimanere tutti insieme per mettere a punto ciò che ci attende. Basterà confrontarsi con Èscalo, presumo.
Èscalo – Lo credo anch’io. Balto però sarà bene che stia con noi. Le sue indicazioni ci saranno utili.
Honirio – D’accordo. Allora, voi due seguitemi nei miei appartamenti. Gli altri, consiglierei di godersi il resto della giornata all’aria aperta, tra il verde dei giardini del castello.
Tèlamo – Seguiremo volentieri il vostro consiglio, signore. Un po’ di luce, soprattutto, credo sarà salutare al buio della mia mente.

Scena 7 – Giardini 1

Persille in un vialetto tra alte siepi. Intende cimentarsi ai provini, si esercita con la Divina Commedia.

Persille – (Lirico)
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
(Grave)
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
(Lesto)
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
(Lento)
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
(Pratico)
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Dianea – (Facendo capolino alle sue spalle e imitandolo)
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Persille trasale e, agitato, si guarda intorno ma Dianea è già sparita e, non vista, se la ride divertita.

Scena 8 – Appartamenti del Re

Fortebraccio – Tu lo conosci meglio di me, Orazio. Anche se ha vissuto tutti questi anni in un ambiente ben diverso, la sua natura non potrà essere del tutto mutata.
Orazio – Proprio così, mio Signore. Per questo non vorrei correre rischi di possibili forti traumi.
Fortebraccio – Dobbiamo, dunque, trovare un pretesto per farlo seguire da Croto passo passo, senza che Tèlamo se ne infastidisca.
Orazio – Sono d’accordo, Sire, Croto è proprio il medico che ci vuole. È a lui, al suo tempestivo intervento, che Tèlamo deve la vita.
Pausa. Dopo qualche secondo di riflessione, il viso di Fortebraccio s’illumina.
Fortebraccio – Ma certo! La soluzione è molto più semplice di quanto possa sembrare. La verità, quella parte di verità che sarà certamente condivisa da Tèlamo. “Il Re e Orazio, sincero amico di Tèlamo, temendo che il ripetersi di altri episodi, simili a quello di stamane, possano provocare seri danni alla sua fragile mente, ritengono necessario che Tèlamo sia seguito da vicino dallo stesso medico che lo soccorse e l’accudì dopo l’incidente”.
Orazio – (Entusiasta) Ottimo, Sire! Essendo una nostra legittima preoccupazione e un desiderio di Vostra Maestà, egli accetterà di sottomettersi al costante controllo di Croto e non ne avrà alcun sospetto.

Scena 9 – Giardini 2

Armonia e Goffredo percorrono un vialetto. Armonia sta raccontando a Goffredo la verità su Tèlamo. Lui e Leonora, all’epoca ancora ragazzini, erano stati tenuti all’oscuro.

Armonia – …all’improvviso, mentre recitavamo una scena aggiunta dal Principe Amleto, il Re Claudio scattò in piedi sconvolto, interrompendo la rappresentazione e uscendo furiosamente.
Goffredo – Io dov’ero?
Armonia – Tu e Leonora, ancora ragazzi, eravate rimasti negli appartamenti. La tua povera mamma, già ammalata e senza ruoli nello spettacolo, fu convinta a rimanere con voi a vegliarvi. In realtà eravate voi a vegliare su lei, nel caso avesse avuto una delle sue crisi.
Goffredo – Perché mi racconti tutto questo solo oggi?
Armonia – Perché oggi è giunto il momento che voi due sappiate alcune cose. Per ora ti chiedo soltanto di mantenere il segreto anche con Leonora. A lei penserò io come e quando raccontarlo.
Goffredo – Non riesco a comprendere il perché di tutto questo mistero!
Armonia – Non puoi farlo ancora, non ho finito il racconto.
Sull’ultima battuta, proseguendo il cammino, escono di scena.
Buio prolungato, sostenuto da una musica dolce e adeguata, il tempo necessario a consentire ai due personaggi di rientrare dalla parte opposta, dopo aver cambiato l’immagine e aver dato di nuovo luce alla scena, lasciandola vuota ancora per qualche secondo.

Scena 10 – Giardini 3

Armonia e Goffredo, attraversano la scena per andare a sedersi sulla panchina più lontana. Giunti a circa metà percorso, alle loro spalle entra Dianea che, leggendo un libro, non si è accorta di loro. Siede meccanicamente sulla prima panchina, voltando loro le spalle, rimanendo concentrata nella lettura finchè non ode le loro voci. Da quel momento finge d’essere concentrata sulla lettura ma in realtà l’orecchio è teso ad ascoltare i loro discorsi.

Armonia e Goffredo non s’avvedono di nulla, anche perché, sedendosi, Goffredo mostrerà le spalle a Dianea e la coprirà alla vista di Armonia.

Armonia – …Sentendosi vicino alla morte, Amleto chiede all’amico Orazio di raccontare la sua tragica vicenda a Fortebraccio, che è in arrivo al castello di ritorno dalle vittoriose conquiste in terra di Polonia. Difatti, non s’è ancora spento l’eco delle sue parole che giunge Fortebraccio col suo seguito. Mentre Orazio era intento a raccontargli i tristi eventi, saputo del veleno, un medico s’era apprestato al corpo esanime di Amleto, s’era accorto di un ancora flebile battito di cuore e gli aveva iniettato un antidoto.
Goffredo – Voi eravate presenti a tutto questo?
Armonia – Certo che no! Noi eravamo da tutt’altra parte del castello, intenti a preparare i carri per l’imminente partenza. Qualcuno, però, ci venne a ordinare di sospendere la partenza perché occorreva farlo il giorno dopo.
Goffredo – Sì… ricordo qualcosa, adesso.
Armonia – Ci dissero che ci sarebbe stato un altro carro coi nostri, che avrebbe trasportato un ferito grave e due medici che l’avrebbero accudito. Per ragioni di sicurezza, ritenevano giusto che s’unisse a noi, visto che avrebbe fatto la stessa strada.
Goffredo – Ora ricordo benissimo. Si trattava di Tèlamo, che aveva avuto l’incidente. Alcuni giorni dopo ci diceste ch’era un attore ingaggiato per l’occasione. Perciò, tranne te, papà e lo zio, gli altri non lo conoscevamo.
Armonia – Proprio così… Tèlamo. Solo che… Tèlamo era il nome che gli era stato dato… anagrammando quello vero. (Pausa. Dianea quasi trattiene il respiro per non correre il rischio di tradire la sua presenza) …Era il Principe Amleto.
Goffredo – Per la miseria!
Armonia – …Fu solo quando furono certi che si sarebbe salvato, ma che avrebbe perso la memoria, che i medici ci chiesero di accoglierlo nella nostra Compagnia come uno dei nostri attori e col nome di Tèlamo. Il resto lo conosci già.
Dianea, molto lentamente e senza mai voltarsi, si alza ed esce di scena.
Goffredo – Zia… e… Leonora? Forse non ve ne sarete ancora accorti ma… quei due si amano!
Armonia – Ce ne siamo accorti, mio caro Goffredo… per questo siamo qui.
Goffredo – Non comprendo.
Armonia – La recita è solo un pretesto. In realtà, prima che fosse troppo tardi, siam dovuti tornare perché a Tèlamo sia gradualmente rivelata la verità. Un Principe non può certo imparentarsi con dei teatranti!
Goffredo – Immagino le difficoltà ma… Leonora? Temo che per lei, invece, sia già troppo tardi. Le si spezzerà il cuore.
Armonia – Lo so ma non potevamo prevederlo. Appena l’abbiamo percepito ci siamo affrettati. Più di così non potevamo fare. Ora, non ci resta che confidarle il tutto nel modo più delicato possibile. Me ne occuperò io, che sono la madre. Il dolore sarà inevitabile, spero di renderlo almeno sopportabile. Il tempo farà il resto.

Scena 11 – Giardini con faggio

Entrano in scena Tèlamo e Leonora, mano nella mano. L’immagine che d’ora in avanti riguarderà i loro incontri privati avrà un grosso faggio in primo piano, in modo che possano sedersi ai suoi piedi. Tèlamo è assorto nei suoi pensieri ed è lì che si va a sedere mentre Leonora gli si avvinghia al fianco.

Leonora – A cosa pensi?
Tèlamo – Ho un po’ paura, Leonora. Non potrai mai immaginare i terribili momenti che ho vissuto.
Leonora – Hai messo molta paura anche a noi. Tu non potevi vederti, eri stravolto. Come se avessi visto il conte Ugolino mentre si ciba dei suoi figli.
Tèlamo(Stringendola a sé) Stammi vicina Leonora, non sono tranquillo.
Leonora – Certo che ti sto vicina! Vedrai che non ci sarà nulla di cui preoccuparsi.
Tèlamo – (Guardandosi intorno) Sarà! Ma questi posti li sento familiari e, nel contempo, insicuri. Troppo per averci vissuto solo qualche settimana.
Appare Dianea che, non vista, osserva la coppia scambiarsi un bacio. Allorché si staccano può vedere meglio Tèlamo e dal suo sguardo si capisce che n’è colpita. Decisa, esce allo scoperto e li raggiunge.
Dianea – Salve!
Tèlamo e Leonora, alzandosi e ricomponendosi, ricambiano il saluto.
Dianea – Sono Dianea, sorella di Orazio, il gran ciambellano del Re. Siete attori della Compagnia arrivata ieri, vero?
Tèlamo – Sì, io sono Tèlamo e lei è Leonora.
Pausa. Dianea non fa niente per celare la propria improvvisa infatuazione per Tèlamo.
Dianea – …Ho saputo che metterete in scena una commedia di Plauto. Peccato! Io avrei preferito qualcosa di più drammatico.
Tèlamo – Noi rappresentiamo volentieri ogni genere teatrale. Stavolta c’è stata richiesta una commedia e certo non potevamo sottrarci a un desiderio del Re.
Leonora la osserva e la studia attentamente. Ne percepisce il poco rassicurante atteggiamento, il tentativo di seduzione nei confronti di Tèlamo, con Dianea incurante della sua presenza.
Dianea – Beh! Magari ci sarà l’occasione di vedere qualche dramma, visto che vi fermerete parecchio al castello… Conoscete, ad esempio, il Gonzago trucidato?
È simile a una frustata l’effetto che a Tèlamo provoca il titolo del dramma recitato a suo tempo dalla Compagnia di Èscalo davanti a Re Claudio.
Tèlamo – (Visibilmente turbato) Ne ho… sentito parlare ma… non credo che… ci sarà il tempo né… l’occasione di poterlo… mettere in scena.
Leonora – (Rompendo gl’indugi) Scusaci Dianea, per noi è tempo di rientrare. Ci staranno aspettando per le prove.
Trascina via Tèlamo prendendolo per un braccio, seguita dallo sguardo sprezzante di Dianea.

Scena 12 – Giardini 3

Armonia è andata via, Goffredo se ne sta pensieroso sulla panchina, non si avvede dell’arrivo di Persille.

Persille – (Civettuolo) C’è qualcosa che non va, mio baldo giovine?
Goffredo – (Trasalendo) Eh?…
Persille – (Sedendoglisi accanto) Ti vedo preoccupato. È per il lavoro che v’attende?
Goffredo – (Scostandosi un po’) No… ecco io…
Persille – Se non ti disturbo, volevo chiederti qualcosa a proposito dei provini di domani.
Goffredo – (Rassicurato) No, non mi disturbate però… vi preciso che io non sarò coinvolto nella selezione. Di solito sono mio zio, mio padre e… Tèlamo.
Persille – (Civettuolo) Che fai, mi dai del voi?… Sciocchino!
Goffredo – (Tornando sospettoso) Beh… non vorrei mancarvi di rispetto.
Persille – Suvvia! Dammi pure del tu e… dimmi. Saprai, almeno come si svolgeranno le prove? Cosa sarà richiesto in particolare?
Goffredo – Mah! Di solito è richiesto di esibirsi per qualche minuto in qualcosa di propria scelta. Poi, in base ai ruoli scoperti, si potrà far recitare, leggendo, alcune battute del testo da mettere in scena. Oppure, per le comparse, si richiederanno delle azioni inerenti al loro utilizzo.
Persille – (Guardandosi intorno) Ascolta! Se ti recitassi una cosina… così, tanto per giocare un po’… potresti aiutarmi a capire dove vado bene e dove, invece, no? Sai… mi piacerebbe tanto recitare con te!
Goffredo – (Pregustandone il buffo) Se vuoi posso accontentarti però, te l’ho detto già, non sarò io a giudicare la tua prestazione.
Persille – (Alzandosi, tutto eccitato) Non importa non importa… Allora comincio eh?
Goffredo – (Divertito) Va bene, vai!
Persille – (Declamando)
Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò…

Scena 13 – Cortile del castello

Orazio passeggia contrariato, Dianea lo segue come un cagnolino.

Orazio – È una storia triste e cruenta. Tu sei ancora una ragazza, non è salutare conoscere certe cose.
Dianea – E dai, fratellone! Lo sai bene che alla mia età s’è curiose. Vuoi che ne chieda agli attori? È questo che vuoi?
Orazio – Questo assolutamente no! Ti ordino di non pensarci neanche!
Dianea – Sai, ho sentito dire all’attrice anziana che doveva ancora parlarne con Leonora, sua figlia. Pare che tra lei e… Amleto ci sia del tenero e…
Orazio – (Scandalizzato) Del tenero? Ma… come parli?
Dianea – L’ho letto in un libro, sai che adoro leggere. E anche se, come dici tu, sono ancora una ragazza, ti faccio notare che sono già in età da marito.
Orazio – (Soppesandola) Già… in questo devo darti ragione. Occorre che cominci a guardarmi intorno per trovarti qualcuno degno.
Dianea – (Con falsa leggerezza) Forse non è poi così lontano!
Orazio – Vuoi dire che c’è qualcuno al castello che ti corteggia? Io non mi sono mai accorto di nulla!
Dianea – Forse perché fino ad oggi non potevi! Io non conoscevo neanche la sua esistenza né lui la mia.
Orazio – (Cominciando a realizzare) Cosa… stai cercando di dirmi?
Dianea – (Accendendosi d’entusiasmo) Sapessi come mi guardava quando gli sono andata incontro! Gli sono subito piaciuta e, quando l’attricetta che aveva al suo fianco s’è accorta che anche a me non dispiaceva, se l’è trascinato via in fretta e furia.
Orazio – (Incredulo) Sei proprio certa di quello che dici? Non è che hai preso un abbaglio e ti stai immedesimando in un’eroina dei tuoi romanzi?
Dianea – Sai bene che noi donne certe cose le capiamo al volo! È proprio così, ti dico. Ecco perché ti chiedevo, prima di provare a… (Fingendo un improvviso sospetto) Perché a te farebbe piacere, no? Dico… se io e Amleto…
Orazio – (Pensieroso) Che discorsi! Certo! Ma prima… occorrerà ricondurlo a noi e… con la massima prudenza. Stamani, a momenti mi piglia un colpo, vedendolo in quello stato!
Dianea – Sono d’accordo! Io potrei essere molto utile allo scopo. Anche il distacco da Leonora potrebbe agevolare il suo ritorno tra noi.
Orazio – (Ormai convinto) Non hai tutti i torti.
Dianea – Il mio compito sarà molto difficile. Dovrò lottare, da un lato contro la sua consapevolezza che come Tèlamo sarei per lui irraggiungibile e dall’altro contro le ovvie resistenze di Leonora ma… (Recitando un sospiro) Mi sacrificherò volentieri!

Scena 14 – Teatro

Èscalo, Balto e Tèlamo, con dei fogli in mano, sono intenti a valutare i dati raccolti nei provini. Entra Persille, i tre non lo vedono subito ed egli rimane per alcuni secondi muto e impacciato davanti a loro. Finalmente Èscalo s’accorge di Persille.

Èscalo – Oh! Caro Persille, dovete comunicarci qualcosa?
Persille – No… ecco… io… (Tutto d’un fiato, consegnando il foglio) sarei venuto per propormi.
Èscalo – Ah! (I tre si guardano) E… ci fa piacere ma, sarete d’accordo che, dato che dobbiamo esibirci alla presenza del Re, non possiamo permetterci riguardi nei confronti di nessuno, quindi, qualora la vostra prestazione non ci convincesse, dovremmo trattarvi come tutti gli altri.
Persille – Certo certo… io per primo non vorrei essere causa di un dispiacere al Re.
Èscalo – Bene! Ciò precisato, vi chiedo se intendereste partecipare come comparsa oppure provare per un piccolo ruolo?… (Dando un’occhiata al foglio) Dai vostri dati leggo che avete avuto qualche piccola esperienza, in recite organizzate durante gli studi. Esibirsi davanti al Re, comprenderete, è ben altra cosa!
Persille – Certo certo… però vorrei provare per il piccolo ruolo. Se dovessi fallire… pazienza.
Èscalo – Come desiderate. Avete qualcosa da proporci?
Tèlamo – State sereno! Malgrado la nostra inevitabile severità di giudizio cercheremo di aiutarvi a superare la prova.
Persille – Vi ringrazio. Allora… io proporrei… il prologo della Divina Commedia…
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte…
Èscalo(Dopo una rapida occhiata d’intesa tra i tre) Va bene così, caro Persille.
Persille – (Preso dalla foga, non sente e prosegue)
Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai…
Tèlamo – VA BENE COSÌ! (Persille, trasalendo, s’interrompe impacciato) Scusate, ma prima non avevate sentito e ho dovuto alzare la voce per fermarvi. Dite un po’, caro Persille… c’è un qualche animale che conoscete bene?
Persille – (Non comprende il senso della domanda. Tuttavia prova a rispondere) Ma… un animale che mi diverte osservare, specialmente quando gioca, è la foca.
Èscalo e Balto hanno capito dove Tèlamo vuole arrivare e si scambiano un’occhiata di compiacimento.
Tèlamo – Benissimo! Mi fa piacere che non abbiate indicato i più comuni cane o gatto. Quindi, mio caro Persille, avete ben presente come s’atteggia la foca, giusto?
Persille – Certo certo ma… che c’entra?
Tèlamo – Tranquillo! Vi avevo detto che vi avremmo aiutato per la prova. Ecco, ciò che vi chiediamo ora è di provare a ripeterci i versi di prima muovendovi come una foca. (Persille rimane di stucco. Non capisce se Tèlamo si stia prendendo gioco di lui o se faccia sul serio) Capisco le vostre perplessità. Vi spiego in poche parole il perché della nostra richiesta. Sapete che nel Teatro, una cosa che un attore deve imparare a fare è quella d’immedesimarsi in un altro personaggio, non dev’essere più se stesso. Ora, se vi chiedessimo di recitare quei versi come li reciterebbe una persona a voi nota, cerchereste di farne un’imitazione e l’imitazione solitamente è un falso, non un finto. Muovendovi come una foca, invece, la recitazione sarebbe sempre la vostra ma condizionata da un atteggiamento che non v’è naturale. Tenete conto, infine, che dobbiamo esibirci in qualcosa di comico, per cui il giocare con qualcosa di serioso non potrà che facilitarvi il compito. Sono stato chiaro?
Persille – (Rassicurato, Persille si cimenta nell’astrusa prestazione. Imitando la foca)
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura…
Èscalo – (Non potendo più trattenersi dalle risa, lo interrompono) Basta basta… Tèlamo, proviamo a fargli leggere le battute di Blefarone.
Persille – Chi è Blefarone?
Tèlamo – (Dandogli il foglio) È il pilota di Anfitrione, da lui chiamato in aiuto nella disputa con Giove.

Scena 15 – Giardini 3

Armonia – Leonora, figlia mia, se non ti confidi con tua madre con chi mai potrai farlo? Non credo che tu possa avere timori nei confronti dei tuoi genitori! Siamo proprio così terribili?
Leonora – Ma che dici!… è per il nostro lavoro. Non voglio che possibili screzi tra due attori che si amano fuori dalla scena possano provocare problemi agli altri quando s’è in scena.
Armonia – Che discorsi! Allora credi che io e tuo padre non abbiamo mai litigato poco prima di uno spettacolo? Staremmo freschi se gli attori dovessero badare a tenere lontani i loro sentimenti. Anzi, ti dirò di più. La tensione nata da un litigio, a volte, può essere anche salutare per una scena.
Leonora – (Esitando ancora un po’) E va be’… m’hai convinta. Sì, io e Tèlamo c’amiamo. Voi ve ne sarete accorti da qualche mese. In realtà è quasi un anno che…
Armonia – Pochi mesi sono da quando ho dovuto dirlo a tuo padre! Io me n’ero accorta già da prima.
Leonora – Perché “dovuto”?
Armonia – Ecco, figliola mia cara… è necessario che ti racconti una storia che certamente non ti piacerà ma… spero tu possa affrontarne le inevitabili conseguenze… con forza d’animo e giusta determinazione.
Leonora – Ha a che fare col malore che colpì Tèlamo davanti al Re?
Armonia – È probabile che quel malore ne sia stato una prima causa.
Leonora – (Allarmata) Non avrà gravi problemi di salute? Spero!
Armonia – No!… o, almeno… non come lo stai intendendo tu.

Scena 16 – Biblioteca

Oltre all’arredamento tipico di una biblioteca, vi sono esposti i ritratti del vecchio Re Amleto e della Regina Gertrude. Dall’impronta, che sta in mezzo ai due, si evince che ne manca uno. È quello del giovane Principe Amleto che, per ovvi motivi, è stato rimosso. In biblioteca si sono riuniti Orazio, Honirio e l’anziano medico Croto. Rivolgendosi a Croto.

Orazio – Siamo certi, quindi, che i prossimi passaggi saranno meno traumatici?
Croto – Esatto! Il primo impatto, quello avuto alla vista della vostra persona e al timbro della vostra voce, è stato senz’altro il più violento. Se, anziché al suo amico più caro, fossero appartenuti a un’altra qualsiasi persona, conosciuta in passato, non avrebbero avuto lo stesso effetto. Ora lui è emotivamente più guardingo, il suo subconscio starà lavorando alla ricerca di una spiegazione a ciò che gli è accaduto, per cui la prossima rivelazione lo coglierà meno di sorpresa e avrà conseguenze più blande sulla sua psiche. L’importante è continuare a essere accorti nel dosaggio delle prossime informazioni.
Orazio – Ora mi sento più tranquillo. A maggior ragione, considerando il fatto che voi sarete presente al prossimo incontro, qui in biblioteca. La vista dei ritratti dei suoi genitori presumo che darà un’altra brusca scrollata alla sua memoria.
Croto – Certo, avrebbe più valore dell’incontro avuto con voi ma, come vi dicevo, la prima botta l’ha reso più forte.
Honirio – Che effetto pensate gli abbiano fatto alcune persone, conosciute prima e che avrà certamente incontrato, i luoghi che gli erano ben noti, gli oggetti che un tempo gli erano familiari?
Croto – Nessuno, in particolare. Istintivamente li avrà associati al fatto che qui c’era già stato e che, quindi, li aveva visti prima dell’incidente. Ricordi troppo deboli per avere un benché minimo effetto. Altra cosa, invece, l’incontro con Orazio, a cui purtroppo non ho potuto assistere, e quello che avrà fra poco con i ritratti dei suoi genitori.
Orazio – Honirio… credo sia opportuno che vi rechiate adesso in teatro. Dovrebbero essere vicini alla conclusione. State con loro finché non avranno finito, poi conduceteci qui Tèlamo.
Honirio – Come ordinate, signore. (Esce)

Scena 17 – Giardini 4

Dianea è con Seleno, compagno di studi. Seleno ha un difetto di pronuncia, che gli fa raddoppiare la consonante che segue una S al posto di essa. Seduti, stanno ripassando la storia della Danimarca.

Dianea – …Alla morte di Vladimiro IV, sua figlia Margherita I assunse la reggenza della Danimarca in nome del figlio Olaf II, che nel 1380 ereditò dal padre il regno di Norvegia, del quale divenne re come Olaf IV. La Norvegia era stata falciata da una grave epidemia di peste. Alla morte di Olaf, nel 1387… (Interrompendosi) Seleno, m’è venuta un’idea. Uno dei compiti degli attori è quello della dizione, giusto?
Seleno – Giutto… ma che c’entra con la ttoria della Danimarca?
Dianea – Niente, ma stavo pensando… e se chiedessimo a Tèlamo di darti delle lezioni di dizione? Potrebbe aiutarti a correggere il tuo difetto. Che ne dici?
Seleno – Chi è Tèlamo?
Dianea – Uno degli attori che si devono esibire a Corte. (Estasiata) Un uomo bello, magnetico… Sembra un Principe.
Seleno – Credi che sia dippotto a curarsi di me? Non è neanche sicuro che possa riuccirci, c’han provato tanti medici!
Dianea – Ma nessun medico conosce i metodi che gli attori usano per la dizione. Che ci costa? Così abbiamo anche la scusa per passare delle ore insieme a lui.
Seleno – Ah ecco! Mi pareva che non ci fosse uno ccopo di tuo interesse!
Dianea – (Alzandosi e costringendo Seleno a seguirla) Forza, andiamo a cercarlo. Dovrebbe aver già finito i provini. Se siamo fortunati, gli parliamo e lo convinciamo a cominciare appena possibile.

Scena 18 – Giardini 3

Dalla parte opposta a dove sono usciti Dianea e Seleno, entra Leonora pensierosa, seguita quasi subito da Armonia che siede sulla panchina. Armonia osserva Leonora che gironzola pensierosa per il palco. Finché rompe il silenzio.

Armonia – Cosa pensi di fare adesso?
Leonora – Non lo so ancora. Devo essergli accanto nel momento della verità, anzi, forse sarà meglio che io l’aiuti a scoprirla. Poi sarà lui a decidere. Accetterò con rassegnazione ogni sua decisione, anche la più dolorosa, certa che sarà sofferta per entrambi. Non sarebbe per un’altra donna che mi lascerebbe ma per una ragion di Stato a cui sarebbe costretto a sottomettersi.
Armonia – Contavo sulla tua forza interiore e sulla tua saggezza, figliola. Sapevo che avresti compreso. Certo, ti fa male e te ne farà ancor di più quando giungerà il momento. Un po’ come quei dolori che si provano il giorno dopo una caduta apparentemente innocua. Ma io ti sarò vicina e insieme l’affronteremo.

Scena 19 – Biblioteca

Orazio e Croto sono in una zona lontana dai ritratti, per evitare che Tèlamo li possa vedere subito, al suo ingresso. Il primo passeggia nervosamente, il secondo consulta un libro. Bussano. Orazio si blocca, Croto si alza e ripone il libro.

Orazio – Avanti! (Entra Honirio seguito da Tèlamo. Honirio va a raggiungere Croto e lo affianca, Tèlamo si guarda intorno, il suo sguardo arriva anche ai ritratti ma, data l’eccessiva distanza, non può distinguerli bene. Continua a fissarli cercando di metterli a fuoco finché Orazio non lo distoglie) Caro Tèlamo! Allora, com’è andata la selezione?
Tèlamo – Abbastanza bene, direi. Abbiamo scelto un bel po’ di gente per i ruoli di comparsa nelle scene con il popolo e con i soldati di Anfitrione. E anche un attore d’eccezione per un ruolo minore. Vi sorprenderà, perché lo conoscete bene!
Orazio – In che senso lo conosciamo? Non mi sembra di conoscere alcun attore a Elsinore né tanto meno eccezionalmente bravo!
Tèlamo – In effetti non l’avete mai visto nelle vesti d’attore, anche se a Corte lo incontrate molto spesso.
Honirio – (Facendosi avanti) Non mi dirai che si tratta della persona che sospetto io?
Tèlamo – (Divertito) Credo proprio di sì, invece. Smaniava come un bambino davanti a una montagna di giochi. Per il ruolo che gli daremo sono certo che vi stupirà.
Orazio – Se l’avete scelto voi, sicuramente non ci deluderà, ma… veniamo a noi. (Invitando Croto ad avvicinarsi) Volevo presentarti il dottor Croto, mio caro Tèlamo, è il medico a cui devi la vita.
Croto – (Tendendogli la mano) Finalmente c’incontriamo! Vedo che vi siete completamente ristabilito.
Tèlamo – Non vi sarò mai grato abbastanza per ciò che avete fatto. Anche se… “completamente ristabilito” non è del tutto esatto. Mi mancano circa tre quarti del mio passato ma questo non è certo dovuto a vostre responsabilità.
Croto – Lo so, la scienza medica ha ancora troppe lacune. Però, fatta salva la vita, il resto è in qualche modo rimediabile.
Orazio – Ne convengo. Ora, amico mio, debbo informarti che il Re s’è molto preoccupato dell’improvviso tuo malessere avuto alla sua presenza. Per questo m’ha ordinato d’informare il dottor Croto e di pregarlo ad assisterti da vicino.
Croto – Pregherei lor signori di attenderci qui, mentre Tèlamo tenterà di spiegarmi quanto gli è successo ieri. (Poi invita Tèlamo ad appartarsi in un’altra zona della biblioteca, quella più vicina ai ritratti. Croto si posiziona dando le spalle ai ritratti, in modo che Tèlamo, standogli di fronte, sia costretto a vederli bene e lui poterne osservare l’effetto che gli produrranno) Allora, giovanotto, spiegatemi bene i sintomi del malessere di ieri e, se potete, cosa secondo voi può averli provocati.
Lo sguardo di Tèlamo, nel frattempo, si è posato sui due ritratti. Croto lo sta osservando con attenzione, pronto a intervenire all’occorrenza. Tèlamo sente la testa appesantirglisi, riaffiorano confuse immagini, un groviglio di voci rimbombanti gliela invadono. Si porta le mani alle orecchie come a proteggersi dalla fitta provocata da un rumore assordante. Croto sta per intervenire quando improvvisamente Dianea, seguita da Seleno, irrompe in biblioteca e va dritta da Orazio.
Dianea – Salve fratellone, stiamo cercando Tèlamo. M’hanno detto ch’era in biblioteca. (Lo vede) Ah! Eccolo là. Posso disturbarvi un attimo?
Orazio – (Gelido) L’hai già fatto!
Dianea – (Comprendendo la gaffe) …Chi… chiedo scusa… credevo foste soli… io… io non volevo… essere inopportuna… Seleno, andiamo… vi prego ancora di perdonarci.
Esce seguita da un mortificato Seleno. Tèlamo, dall’irruento ingresso di Dianea, si è riavuto e ha assistito impassibile alla scena. Il suo sguardo, quasi riconoscente nei confronti di Dianea, è interpretato da Orazio come una conferma di quanto gli aveva confidato la sorella. Ciò ha fatto sì che il suo atteggiamento nei confronti di Dianea si addolcisse. Orazio e Honirio raggiungono Tèlamo e Croto.
Tèlamo – (Indicando i ritratti) Chi sono?
Orazio – Sono i genitori del Re.
Tèlamo – (Pausa. Riguardandoli) Ne manca uno… di ritratto.
Orazio – Sì, quello di un fratello… morto in guerra. Aveva bisogno di un restauro e s’è dovuto staccare per qualche giorno.
Croto – Vi ho visto profondamente turbato. Avete riavvertito i sintomi?
Tèlamo – (Senza staccare lo sguardo) Lo so… che avrei potuto vederli l’altra volta… che fui al castello… ma perché dovrebbero provocarmi quello strano effetto? Inoltre non mi sono così estranei come lo sarebbero due ritratti… appena intravisti tanto tempo fa, non dovrei neppure ricordarmeli!
Orazio – Forse perché quando l’hai visti non erano dei ritratti. L’hai conosciuti entrambi di persona come ieri il Re Fortebraccio.
Tèlamo – Uhm!… C’è qualcosa che non mi convince. Con voi ho avuto quella reazione perché, come avete detto, siamo stati parecchio insieme durante la preparazione del precedente spettacolo, prima dell’incidente, ma… con loro? Mi sembra un po’ poco un semplice incontro, considerando che la mia memoria ha rimosso ricordi ben più profondi!
Croto – Chi può dirlo? Misteri della psiche! Comunque, questo avvalora ancora di più l’esigenza ch’io vi tenga sotto osservazione.
Orazio – Ne sono convinto anch’io. Naturalmente… ci sarà bisogno della sua volontà e della sua collaborazione, immagino!
Croto – Certo! La sua collaborazione sarà fondamentale. Senza la vostra forza di volontà, difficilmente potremmo sperare di far saltare il tappo che ostruisce i vostri ricordi! Siete d’accordo?
Tèlamo – Certo… certo… come potrei non esserlo? Cominciano a essere un po’ troppi i dubbi che mi assillano e non mi sento affatto tranquillo se non li chiarisco.
Orazio – Bene! Ora sarà meglio lasciarci. Quella matta di mia sorella ti starà aspettando fuori. Temo di essere stato troppo duro con lei. Forse ti cercava per un motivo per lei importante.
Tèlamo – Lo credo anch’io. Vi lascio!
Croto – Noi due è bene che si faccia una chiacchierata riservata. Che ne dite subito dopo i pasti?
Tèlamo – Sì, dopo i pasti va bene. Devono passare almeno due, tre ore prima di iniziare le prove.
Croto – Bene! Allora, quando sarà il momento, Honirio vi condurrà nel mio studio.
Tèlamo – Come desiderate! (Salutando e uscendo) Signori!
Orazio – Che ve ne pare?
Croto – Direi che siamo a buon punto. Abbiamo creato i presupposti perché io lo possa seguire e guidarlo passo passo.
Bussano. I tre si guardano interrogativamente. Poi:
Orazio – Avanti!
Entra Persille, emozionato e agitato come un cane festoso. Fermandosi all’ingresso.
Persille – Scusate signori… avrei bisogno di conferire qualche momento con il gran cerimoniere.
Orazio – Andate, andate pure Honirio.
Honirio – (Raggiunge Persille) Che succede?
Persille – (sottovoce) Niente di grave, signore. Soltanto… volevo informarvi che sono stato scelto dalla Compagnia per… un piccolo ruolo nello spettacolo. Prima d’impegnarmi, però, ho precisato che… avrei avuto bisogno del vostro permesso per assentarmi durante le prove.
Honirio – (Tenendolo sulle spine) Hai fatto bene perché… vedi… non so se… potremmo avere bisogno e… (A Persille sta per crollare il mondo addosso. Temendo di vederlo svenire) …Ma no! Va, va pure. Troveremo la maniera di ovviare.
Persille – (Riprendendosi, concitato) Grazie grazie signore. (Sta per uscire senza nemmeno salutare, se ne avvede e ritorna sui suoi passi. Inchinandosi ripetutamente) Scusate scusate signori… scusate il disturbo… scusate. (Esce definitivamente tra le risate degli altri)

Scena 20 – Corridoi del castello

In scena Tèlamo, Dianea e Seleno che interrompono il loro dialogo perché hanno sentito Persille, schizzato fuori dalla biblioteca canticchiando e saltellando. Appena dopo l’ingresso in scena, s’imbatte nei tre. Impacciato, si ricompone ed esce attraversando la scena seguito dagli sguardi divertiti degli altri.

Tèlamo – Deve avere avuto una buona notizia!
Dianea – Lo credo anch’io, è così buffo!
Tèlamo – Allora, come vi stavo dicendo, io non credo d’essere la persona adatta ad affrontare il problema. Se la causa fosse di natura fisica, presumo che sia curabile solo con apparecchi specifici. Se, invece, fosse di natura psicologica, occorre che sia trattata da un medico competente.
Dianea – Lo sappiamo! Tutte cose già provate. Non è di natura fisica, questo è certo. E nessun medico c’ha capito qualcosa. Ci rimane solo di provare con degli esercizi di pronuncia.
Tèlamo – (Rassegnato) D’accordo! Solo per non darvi l’idea che me ne voglia lavare le mani, ci proverò. Però non vi prometto nulla e di nulla m’incolperete se, come credo, dovessimo fallire, promesso?
Dianea – Promesso!
Cogliendolo di sorpresa, Dianea getta le braccia al collo di Tèlamo, baciandolo sotto lo sguardo allibito di Seleno e nel momento in cui Orazio, entrando in scena, li vede. Orazio si blocca e, non essendo stato visto a sua volta, decide di tornare indietro, visibilmente soddisfatto.

Scena 21 – Giardini con faggio

Leonora gironzola pensierosa nei pressi del faggio. Un tumulto di sentimenti contrastanti la pervade.
Tèlamo, in mezzo tra Dianea e Seleno, percorre uno dei vialetti che li condurrà a costeggiare il faggio. È intento a insegnare i primi esercizi di dizione a Seleno.
Leonora a un tratto li scorge da lontano. Istintivamente si nasconde dietro l’albero, incerta sul da farsi. Le voci di Tèlamo e Seleno, prima poco percepibili, s’avvicinano. Decide di rimanere celata, le spalle aderenti al tronco. Il gruppetto raggiunge e sorpassa il faggio. Dianea, che in quel momento si stava guardando un po’ intorno, scorge Leonora. Si ferma. Il suo sguardo, incrociando quello di lei, si fa dapprima gelido; poi, complice un sorriso beffardo, si fa di sfida. Quindi corre a raggiungere Tèlamo, che assorto nel suo compito non s’è accorto di nulla, e lo prende sottobraccio. Infine rivolge indietro lo sguardo per gustarsi la crudele rivincita. Leonora ha subito tutto ciò incapace di qualsiasi gesto.

Scena 22 – Appartamenti di Croto

Croto – …e non v’hanno saputo dire una parte del vostro passato? Se avevate una famiglia, chi erano i vostri genitori, che tipo di educazione avevate ricevuto…
Tèlamo – No… per il semplice motivo che anche loro non ne potevano sapere niente. M’avevano conosciuto da poco, ero uno degli attori che avevano provato e assunto in occasione della recita d’allora. Mi dissero che avevo dichiarato che avevo dell’esperienza e, avendolo dimostrato durante le selezioni, m’avevano scelto per una parte. Un po’ com’è successo stamani con Persille.
Croto – (Riflettendo) Capisco!… Persille, avete detto… Questo mi suggerisce un’idea… Come Persille, voi potreste essere stato uno dei cortigiani di allora!
Tèlamo – Certo! Perché no?… Come mai, allora, nessuno m’avrebbe riconosciuto? Lo stesso Orazio ha detto d’avermi frequentato solo come attore della Compagnia!
Croto – La Corte è grande! Magari operavate in un luogo diverso e distante da qui! Inoltre, con l’arrivo del Re Fortebraccio e dal tempo ch’è trascorso, molta gente è cambiata. Orazio non viveva neanche a Corte, era solo un amico e compagno di studi del nipote del defunto Re.
Tèlamo – Uhm!… Potrebbe essere… Una precedente mia residenza al castello spiegherebbe molte cose!
Croto – Ad esempio?
Tèlamo – Ad esempio certi luoghi che mi sono sembrati eccessivamente familiari per il poco tempo che c’avrei vissuto come attore e in un passato così lontano!
Croto – Concordo! Così come i due ritratti visti in biblioteca.
Tèlamo – Per quelli no! Per quelli ho ancora dei dubbi. Se il Re Fortebraccio è arrivato dopo il mio incidente, come avrei fatto a conoscerli prima?

Scena 23 – Una sala del castello 3

Èscalo, Armonia, Balto, Goffredo e Leonora si preparano per le prove del pomeriggio. Leonora se ne sta un po’ appartata, segue distrattamente. Armonia le lancia di tanto in tanto qualche sguardo accorato.

Èscalo – Il canovaccio lo conoscete. Io direi di assegnare a Tèlamo il ruolo di Sosia e a Goffredo quello di Mercurio. Io sarò Giove e Balto Anfitrione. Leonora Alcmena, Armonia Bromia e quel farfallone di Persille sarà Blefarone. Siete d’accordo?
Balto – Direi che i ruoli non possono che essere assegnati com’hai fatto!
Èscalo – (Accortosi di Leonora) Figliola, comprendo il tuo stato d’animo ma, prima che Tèlamo torni dalla sua seduta col medico, bisogna che tu ti riprenda un po’! Altrimenti ti leggerà come un libro aperto e ti sarà difficile nascondergli la tua pena fino a quando servirà.
Leonora – Certo… certo ma… mi chiedevo, appunto… fino a quando? Qualcuno di voi o il Re e il suo ciambellano… avete considerato questo “quando”?
Èscalo – Il Re non ha posto limiti di tempo, dipenderà dall’evolversi della situazione.
Leonora – Ma non è solo del tempo che ci si deve preoccupare! Lo spettacolo, ad esempio, si dovrà fare oppure è stato previsto che possa andare a monte?
Goffredo – Che vuoi dire? Certo che si farà! Èscalo, c’è qualcosa che ancora non sappiamo?
Èscalo – (Riflettendo) No, non c’è altro che non sappiate, però… forse Leonora ha intravisto qualcosa a cui non avevamo pensato!
Armonia, Balto e Goffredo pendono dalle labbra di Leonora ed Èscalo che, probabilmente, ha già capito.
Leonora – Forse voi no… ma, per gli altri, entro quando Tèlamo dev’essere “illuminato”? Prima dello spettacolo o, anche, dopo? Perché capite che la differenza c’è ed è parecchio grande!
Èscalo – Credo che sarà meglio chiarirlo con Orazio. Non è detto che un Tèlamo consapevole d’essere il Principe Amleto possa o voglia continuare a esibirsi!
Leonora – Non solo! Ammesso che decidano di renderlo pubblico dopo lo spettacolo e, quindi, consentirgli di parteciparvi per assecondare un suo desiderio, con quale stato d’animo credete che possa farlo io? Non potete chiedermi questo, vi toccherebbe di lavorare sotto la continua minaccia di un possibile crollo dei miei nervi.
Armonia – Hai ragione, nessuno potrebbe chiedertelo. Da quel momento saremmo tutti coinvolti.
Goffredo – Peggio che sotto tortura!
Balto – Lo credo anch’io. Prima d’iniziare le prove bisogna chiarirsi con Orazio.
Èscalo – Concordo! (Avviandosi) Andiamo Balto, chiediamo a Honirio che ci porti a definire la cosa con Orazio. (Agli altri, sull’uscio) Voi, intanto, andate in teatro per le prove; se Tèlamo dovesse tornare prima di noi, gli direte che siamo da Honirio per alcuni dettagli e che vi raggiungeremo.
Esce seguito da Balto. Gli altri si guardano perplessi.

Scena 24 – Una sala del castello 2

Orazio e Honirio con Èscalo e Balto decisi a chiarire il problema.

Orazio – Allora? Di cosa si tratta?
Èscalo – Ecco… intanto premettiamo che… nel caso che voi e il Re l’avreste valutato e… per un qualsiasi motivo, che non pretendiamo ci sia confidato… avreste giudicato più conveniente non parlarne…
Orazio – Alle corte Èscalo, qual’è il problema?
Èscalo – Chiedo perdono signore ma… c’è venuto il sospetto che la recita possa essere annullata.
Orazio – (pausa) …In base a quale ragionamento avete concluso si possa giungere a questa eventualità?
Èscalo – È presto detto. Qualora Tèlamo venisse a conoscenza della sua vera identità in un qualsiasi momento precedente lo spettacolo, credete voi che il Principe Amleto possa o voglia fare ancora parte della Compagnia che dovrebbe metterlo in scena?
La reazione di Orazio e Honirio lascia chiaramente intendere che l’ipotesi non era stata valutata. Dopo una pausa per riprendersi, Orazio rompe la sua iniziale rigidità e si muove per aiutare la riflessione.
Orazio – Sarò sincero. Né io né il Re c’eravamo posti questo problema. Mi sento di garantirvi però, che noi non opporremmo alcun veto qualora Amleto decidesse di proseguire fino in fondo.
Èscalo – Vi siamo grati, signore, per la vostra comprensione e non vi nascondo che l’avevamo già considerata questa possibilità. Ma… vostra signoria ricorderà certamente da dove siamo partiti per arrivare a questo? La confidenza che v’abbiamo fatto un paio di mesi fa?
Orazio – Certo! Ricordo… Ci mancherebbe!
Èscalo – Mia figlia adesso è al corrente della situazione, non potevamo metterla di fronte al fatto compiuto senza averla prima preparata: ne converrete?
Orazio – (Comprensivo) Ne convengo!
Èscalo – E credete voi possibile, immaginando le pene che sta patendo e quelle più gravi a cui va incontro, ch’ella possa sostenere serenamente le prove al fianco di colui che dovrà abbandonarla subito dopo lo spettacolo?
Orazio – …Certamente no!… Cosa proponete di fare, allora?
Èscalo – Lungi da noi l’intenzione d’interferire più del necessario coi desideri vostri e di sua Maestà. Toccherà, comunque, a voi decidere, certi che se un danno dovesse derivarcene non sarà per vostra espressa volontà. Ma, secondo me, non ci sono che due strade per lenire il più possibile l’inevitabile sconforto. Una è quella di badare a fare in modo che la verità sia rivelata a Tèlamo dopo lo spettacolo. L’altra, ch’è quella che stiamo percorrendo, che preveda l’interruzione delle prove appena si sarà giunti a quel momento. In quest’ultimo caso, liberi da una possibile costrizione che ci avrebbe obbligati ad andare in scena comunque, le prove sarebbero meno tese e portate avanti finché necessario.
Orazio – Credi che questo basterebbe ad alleviare i disagi di tua figlia?
Èscalo – Lo credo! Soprattutto perché predisporrei le prove in modo che le scene che la vedrebbero impegnata con Tèlamo fossero previste più lontane possibile. Con un po’ di fortuna, tutto si potrebbe risolvere prima che sia necessario che recitino insieme.
Orazio – (Dopo riflessione) D’accordo! Ne parlerò al Re e ti comunicherò le nostre decisioni appena saranno prese.
Èscalo – Grazie signore. Sapevamo di poter contare sulla vostra sensibilità. Balto, andiamo. Ci staranno aspettando per la prima prova. (Salutando con Balto, escono)
Honirio – Dunque era questo il motivo che m’avevate omesso insieme al Re: la figlia di Èscalo!
Orazio – Capirete che… il minimo di rispetto dovuto a questa gente ci obbliga ad essere quanto più riservati possibile!
Honirio – Capisco. In fin dei conti sono loro che si sono accollati il peso di tutta la faccenda. E la figlia ne pagherà anche il prezzo più salato.
Orazio – Già! Questo non era proprio messo in conto. Allora era poco più che una bambina.

Scena 25 – Teatro

Alla Compagnia si è unito Persille. Armonia e Leonora sono defilate. Parlano tra loro sottovoce. È arrivato Tèlamo ma mancano ancora Èscalo e Balto. Tèlamo ne approfitta per dare a Persille qualche rudimento di recitazione.

Tèlamo – …Chi fa la parte del buffone deve badare a non dire più di quel che è scritto; perché ci sono di quelli che sghignazzano per tutto il tempo già per conto loro, solo per suscitare le risate d’un certo numero di spettatori ignoranti, e a volte proprio nel punto in cui si dovrebbe far risaltare qualche passaggio essenziale del dramma. Questa è davvero roba da villani, che dimostra una misera qualità nello stolto che vi fa ricorso.
Persille s’è bevuto tutto con la massima attenzione. È preoccupato, l’espressione del viso denuncia la sottile vena di terrore che lo sta invadendo. Goffredo se n’accorge e interviene per sdrammatizzare.
Goffredo – Ehi Persille! Non mi dire che ti sei lasciato suggestionare! Ci siamo noi qua a sostenerti. Vedrai che il mostro sarà meno orrendo di quanto tu possa immaginare. Tèlamo ha voluto solo suggerirti che, benché il tuo impegno sia minimo, ci sono tante altre cose che prescindono dalla quantità delle battute. Per cui, quando non sei in scena, rimani concentrato e impara da noi.
Tèlamo – (Arrivano Èscalo e Balto. Tèlamo, andando loro incontro) Allora che si fa? Si parte?
Èscalo – (Anche gli altri si sono appressati. Èscalo ha i canovacci in mano e li distribuisce) Certo che si parte! Il tuo ruolo te l’hanno detto, no?
Tèlamo – Sì, mi divertirò a fare quel fifone di Sosia.
Armonia, Leonora e Balto, frattanto, ritirata la loro copia, sono usciti fuori dal teatro.

Scena 26 – Atrio teatro

Armonia – Siete riusciti a parlargli?
Balto – Sì, ce l’abbiamo fatta. Era insieme a Honirio… Ci sono sembrati sinceri, non avevano previsto le possibili conseguenze di una verità svelata durante il periodo delle prove.
Leonora – E quindi?
Balto – Quindi gli abbiamo detto che c’interessa solo conoscere le loro intenzioni per potere programmare prove adeguate.
Armonia – Per cui ci toccherà d’attendere una risposta?
Balto – Già! Nel frattempo noi cominciamo a provare dalle scene dove Leonora e Tèlamo non sono costretti a recitare insieme.
Leonora – Cercate di posticipare anche quelle in cui sono senza di lui, vorrei cominciare il più tardi possibile. Meglio se mai, nel caso che tutto si risolva prima.
Armonia – Non credi che lui possa sospettare qualcosa?
Leonora – Meglio, così affrettiamo il momento e scopriremo prima di quale tormento mi toccherà patire. Ma tanto… c’è già chi se lo sta curando a dovere!
Armonia – Che vuoi dire?
Leonora – Stamani l’ho visto insieme a Dianea, la sorella di Orazio. Mi son passati vicini ma non m’ha visto, assorto com’era a duettare con un altro ragazzo. Lei invece sì; appena m’ha scorto s’è affrettata a prenderlo sottobraccio. Se dovessero morsicarsi lei e un aspide, l’aspide rimarrebbe stecchito.
Armonia – E lui?
Leonora – Lui s’è lasciato prendere senza reagire, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Armonia – Potresti anche esserti ingannata! La gelosia in questi casi gioca brutti scherzi.
Leonora – (Ridendo amaramente) Gelosia? Ah ah ah! Non posso neanche essere gelosa… dato ch’è già previsto che mi debba lasciare. A quel punto, lei o un’altra, cosa vuoi che possa cambiarmi?
Balto – Direi ch’è meglio rientrare ora. Avran cominciato a provare.
Armonia – (Avviandosi) Sì, meglio non dare nell’occhio, meglio non precipitare le cose.

ATTO SECONDO

Scena 1 – Giardini 4

Dianea sta facendo esercitare Seleno sui consigli di Tèlamo per la dizione.

Dianea – “Lo straniero cospiratore, sospeso in alto sul castello, fu scosso, cadde e si sfracellò al suolo”.
Seleno – “Lo ttraniero coppiratore, soppeso in alto sul cattello, fu ccosso, cadde e si ffracellò al suolo”.
Dianea – Ora ripeti più lentamente e metti la I dopo ogni S come t’ha suggerito Tèlamo.
Seleno – (Sforzandosi) “Lo si-traniero cosi-piratore, sosi-peso in alto sul casi-tello, fu si-cosso…” (Interrompendosi sfinito e allontanandosi da Dianea) Oooh! Non ce la faccio!
Dianea – (Raggiungendolo) Dai! Non ti scoraggiare! Devi avere più fiducia. Occorre solo che t’alleni.
Seleno – Non ci riuscirò mai!
Dianea – E invece sì!… Dai, proviamo con una frase più semplice: “Il Principe smise di recitare, sposò Dianea e la portò via sul suo bel cavallo arabo”.
Seleno – (Toccato) Ma cosa stai dicendo? Se non ti guarda nemmeno!
Dianea – Che dici? Non mi guarda nemmeno! Se ogni volta che… (S’interrompe e si catapulta su Seleno) Che hai detto? Ripeti!
Seleno – (Intimidito) Ho detto… che non… ti guarda nemmeno.
Dianea – (Più accomodante) No no no, ripeti esattamente tutta la frase.
Seleno – (Più rilassato) Ho detto… “Ma cosa ttai dicendo? Se non ti guarda nemmeno!”
Dianea – (Eccitata) Seleno, non te ne sei accorto ma l’hai detta correttamente!
Seleno – Cosa?
Dianea – (c.s.) Hai detto: “Ma cosa stai dicendo?”
Seleno – Ma dai! Avrai sentito male!
Dianea – (Trascinandolo per mano) E invece sì! Andiamo a cercare Amleto, lo dobbiamo informare.
Seleno – Chi è Amleto?
Dianea – (Bloccandosi) Amleto?… Ho detto Amleto?… Che sciocca. Presa dalla frenesia ho detto il nome del principe del racconto che sto leggendo… Intendevo Tèlamo, naturalmente.
Seleno – (Mestamente) Già! Il Principe Tèlamo che mmette di recitare per pposarti!

Scena 2 – Giardini con faggio

È sera. Tèlamo è in attesa di Leonora. È inquieto, Leonora ritarda. Finalmente, dei passi sulla ghiaia zittiscono i versi della fauna notturna. Tèlamo si fa attento e, quando intravede Leonora, le va incontro.

Tèlamo – Finalmente! Sarà almeno mezz’ora che t’aspetto! (Abbraccia Leonora e la bacia. Lei corrisponde ma con meno trasporto di Tèlamo. Lo sente e staccandosi) Che succede?… Lo so, da quando siamo arrivati t’ho trascurata un po’. Ma sono successe delle cose, e d’altre ne avverto gl’influssi ma non riesco a metterli a fuoco. (Leonora nel frattempo, seguita da Tèlamo, ha raggiunto l’albero Lo sguardo triste su Tèlamo che, a causa dell’oscurità, non può percepirne per intero tutta l’intensità. Tèlamo, appressandosi a lei, viso a viso) Di una cosa, però, voglio che tu sia certa. Il mio amore per te non c’entra. Anzi, è più forte e ha bisogno del tuo, che m’aiuti a diradare la nebbia che m’avvolge.
Leonora – Ne sei proprio sicuro?
Tèlamo – (Accorato) Giuro! Devi credermi!
Leonora – (Allontanandosi dall’albero) Ti credo! Sono certa che sei sincero… per quello che t’è consentito di percepire.
Tèlamo – (Seguendola) Non capisco!… che vuoi dire?
Leonora – Vedi… un sentimento può nascere all’improvviso, dal nulla eppure esplosivo. Manifestarsi, cioè, con tanta foga ch’è impossibile trattenerlo e, dunque, celarlo. Ma quando comincia a morire, chi lo prova non se n’avvede subito e, per giorni e giorni, può giurare sinceramente che nulla è cambiato… Chi è oggetto di quel sentimento, invece… chi ne riceve il calore, fin dal primo istante ne percepisce il lento spegnersi. Prima di disperarsene, però, prova a darsi delle spiegazioni, prova a dubitare del proprio intuito, immagina che possa essere stato un momento d’innocente distrazione. Finché, col passare dei giorni, si rende conto ch’è inutile continuare a ingannarsi e che bisogna iniziare a farsene una ragione.
Tèlamo – C’è del vero in quello che dici, come dartene torto! Ma, a volte, stando davanti a un ceppo di legna ardente s’è colti da una sensazione di freddo, non perché sia diminuita l’intensità della fiamma ma sol perché una finestra s’è aperta improvvisamente nella stanza accanto… Qui, fin dalla mattina dopo che siamo arrivati, di finestre se ne sono aperte tante e ho bisogno del tuo aiuto per chiuderle. Sei l’unica con cui possa parlarne… vuoi?
Leonora – (pausa) …Sarei una sciocca se i miei dubbi m’inducessero a restar sorda alle tue grida d’aiuto… Vieni, sediamoci sotto il faggio. (Lo prende per mano e insieme vanno a sedersi)
Tèlamo – Come t’avevo già detto, fin dalla prima mattina al castello, tutto m’era sembrato troppo familiare per essere un luogo in cui ero già stato per pochissimo tempo e tanti anni fa. Poi l’incontro con Orazio, la voce e l’aspetto erano quelli d’un uomo che violentemente squarciava uno spesso velo nero, facendone sgorgare un groviglio d’immagini e sangue… tanto, troppo sangue. Me ne sono sentito quasi annientare. Perché? La spiegazione che me n’ha dato m’è sembrata troppo debole come contrappeso del fenomeno che m’aveva colpito… Non faccio in tempo a riprendermi che quella ragazza… Dianea ricordi? La sorella d’Orazio, che proprio qui, sotto quest’albero, mi dà un’altra sferzata quando cita il titolo di quel dramma, il Gonzago trucidato… A proposito, quella ragazza s’è messa dei grilli per la testa. L’ho rivista. Mi s’è incollata addosso con la scusa d’aiutare un suo amichetto affetto d’un difetto di pronuncia.
Leonora – Lo so… mi siete passati vicino mentr’ero qui, sotto l’albero. Tu non m’hai vista, eri concentrato sul ragazzo, ma lei sì!
Tèlamo – Ah!… Non m’ha detto niente, la baldanzosa donzella! Mi tocca assecondarla, capisci? Sia perché non vorrei dispiacere al fratello sia perché ho il sospetto che sappia qualcosa che mi riguarda e può darsi che glielo riesca a carpire. Ovviamente, finché non oltrepassa certi limiti. (Tèlamo, senza avvedersene, ha somministrato una dolce medicina a Leonora che, pur non essendo sufficiente a guarirla, ne ha momentaneamente lenito le angosce) Ma… torniamo a noi. Stamani, mentre valutavamo l’ultimo candidato, arriva in teatro Honirio. Mi s’avvicina e mi dice ch’è venuto a prendermi perché, appena finito, mi doveva condurre in biblioteca dove c’erano Orazio e un medico che m’attendevano. Là trovo Croto, il medico che m’ha soccorso al tempo dell’incidente. Dice che il Re l’ha incaricato di seguire le mie condizioni di salute, essendo preoccupato per l’episodio che m’aveva colpito in sua presenza. Fin qui niente di male. Ma poi, mi conduce in disparte e proprio di fronte a me, sulla parete, rimango basito da due ritratti. Ce ne dovevano essere stati tre ma l’altro, quello che aveva lasciato una chiara impronta tra gli altri due, mi dicono ch’era al restauro. I due ritratti, sempre a loro dire, sono quelli dei genitori di Fortebraccio e quello mancante sarebbe d’un suo fratello morto in guerra. Ancora una volta, una reazione eccessiva per due che, forse – e qui il “forse” è molto più grande di tanti altri, come ti dirò poi – avrei appena intravisto una dozzina d’anni fa.
Leonora – T’è sembrato che il medico t’avesse portato lì apposta oppure ritieni che sia stato un caso?
Tèlamo – Sul momento ho pensato che fosse stato un caso: c’erano anche Orazio e Honirio e ci siam dovuti allontanare per il consulto. Ma considerando l’incontro avuto dopo con Croto, un sospetto che non fosse casuale ce l’ho.
Leonora – Com’ha spiegato lui la tua reazione? Quali i possibili effetti di questi episodi sulla tua salute?
Tèlamo – Per gli effetti, ancora non si pronuncia. È troppo presto, mi sta studiando. Ma è abbastanza tranquillo, non crede ch’io corra dei rischi. Per le reazioni, invece, non mi convince. Come, ad esempio, per i due ritratti. L’ho intravisto spiazzato quando ho obiettato che, se i due erano l’effige dei genitori di Fortebraccio, io non avrei dovuto averli mai visti, essendo giunti a Elsinore dopo il mio incidente.
Leonora – Già! Pare anche a me… Ma, se non sono i genitori del Re, chi potrebbero essere? E perché, in questo caso, nasconderti la loro vera identità?
Tèlamo – Infatti ho intenzione d’indagare. Dianea, ad esempio, potrebbe essermi utile in proposito.
Leonora – Ti consiglio di lasciar perdere quella ragazza. Non c’è da fidarsi. Per quel poco che ho avuto modo di studiarla, sarebbe capace di metterti su una falsa pista se farlo servisse ai suoi scopi.
Tèlamo – Cosa mi consigli di fare, allora.
Leonora – Quel Croto non t’ha dato qualche altra indicazione?
Tèlamo – Beh, in effetti la spiegazione che lui crede possibile è che… avrei potuto essere uno dei cortigiani, prima dell’incidente, e d’essere stato coinvolto nella Compagnia di tuo padre così com’è successo stavolta con Persille.
Leonora – È un ipotesi plausibile… Io non posso ricordarmi, di attori che vanno e vengono nella Compagnia ce ne sono sempre stati. Però si fa presto a saperlo, basterà chiederlo a Èscalo.
Tèlamo – Sì… ma non sarà sufficiente. Rimarrebbe sempre senza spiegazione la storia dei due ritratti e… forse anche del terzo, pensandoci bene. Se mi si vuol nascondere qualcosa, il terzo potrebbe essere stato tolto proprio per non farmelo vedere.
Leonora – Ammettiamo, allora, che tu prima fossi stato un cortigiano. L’ipotesi diventa ancora più plausibile se consideriamo che, a seguito dell’incidente, potrebbe essere stato necessario, proprio per questo, evitare di rendere pubblico che, un personaggio molto in vista, magari con delle responsabilità, si fosse ferito gravemente per aver voluto cimentarsi come attore.
Tèlamo – Il ragionamento fila ma… tuo padre, in questo caso, perché me l’avrebbe nascosto? M’avrebbe già raccontato la storia!
Leonora – I motivi possono essere due. Primo: che ne sappiamo noi, ad esempio, di Persille? Sappiamo solo ch’è un cortigiano, nulla della sua vita né del motivo della sua presenza a Corte. Potrebbe essere la stessa cosa per quanto ti riguarda. Secondo: mio padre potrebbe essere costretto a celarti la verità perché gli è stato ordinato.
Tèlamo – Il secondo motivo, però, stride col fatto che c’hanno richiamato a Elsinore. Perché rischiare che tutto torni a galla?
Leonora – Beh, io direi di fermarci qui. Secondo me stiamo fantasticando un po’ troppo. S’è vera la prima ipotesi, non è poi tutto ’sto gran mistero. Basterà chiarire qualche punto è tutto si risolve.
Tèlamo – Hai ragione. Forse mi sono lasciato trasportare un po’ troppo. Se risolvo il mistero dei ritratti, probabilmente giungerò alla verità. Devo trovare il modo di riuscire a trovarmi da solo con Orazio in biblioteca. Là lo costringerò ad approfondire.

Scena 3 – Piazzola antistante il castello di Elsinore, giorno

Balto – Quando pensi che ci diranno qualcosa?
Èscalo – Credo oggi stesso. Ieri il Re era sul lago Gurre, a circa 6 miglia dal castello. So che Orazio non ha perso tempo, è andato fin lì per parlargli e decidere.
Balto – Un bravo ragazzo quell’Orazio!
Èscalo – Sì, anche se lo conosciamo poco. In questi anni è stato sempre vicino a Tèlamo. Sempre con la massima discrezione, tant’è che lui non s’è accorto di nulla, neanche dopo essersi svegliato.
Balto – Certo che, se Orazio non ci fosse stato così vicino, difficilmente avremmo potuto sostenere il peso della sua lunga degenza!
Èscalo – Nei primi tempi, non sono state poche le notti passate accanto al capezzale di Tèlamo.
Balto – Eh sì!… Quanti anni son trascorsi prima che si risvegliasse?
Èscalo – Parecchi. Se non ricordo male… dev’essere stato quella volta che stavamo recitando a Odense… Cioè… circa 7 anni fa.
Balto – Poi ce ne son voluti un altro paio per la riabilitazione, se non erro, giusto?
Èscalo – Già! Quando ormai sembrava che non ce l’avrebbe fatta, ha aperto gli occhi.
Balto – E Orazio ha dovuto smettere di venirlo a trovare!
Èscalo – Beh certo! A malincuore, è stato costretto. Però c’incontravamo in segreto: io l’aggiornavo degli sviluppi e lui provvedeva a remunerarci di quanto serviva. Mai una volta che abbia avuto da ridire su quanto gli chiedevo. Se avessi voluto imbrogliarlo sarebbe stato facilissimo.

Scena 4 – Giardini 3

Primo pomeriggio. Armonia, seduta su una panchina, lavora a un costume. Arriva Dianea.

Dianea – Salve, tu devi essere Armonia, dico bene?
Armonia – Salute a te, cara… Sì, sono Armonia. E tu sei Dianea, la sorella di Orazio, dico bene?
Dianea – Già!… È da ieri che sono in cerca di Tèlamo. L’avevo trovato, per la verità, ma eravate intenti a provare e non ho voluto disturbarvi.
Armonia – Grazie per la gentilezza… Stamani, di prima mattina, siamo andati in città e siamo tornati appena prima dei pasti. Non so dove sia in questo momento ma… se posso esserti utile in qualche modo… dovrei incontrarlo prima di riprendere le prove.
Dianea – No grazie, continuerò a cercarlo finché non l’avrò trovato. Addio! (Fa per andare ma Armonia la blocca, con voce ferma)
Armonia – Dianea!… Mi farebbe piacere scambiare quattro chiacchiere con te… vuoi?
Dianea – Veramente avrei bisogno di trovare Tèlamo al più presto e…
Armonia – È proprio di lui che vorrei parlarti… Sii gentile, non abbiamo tante occasioni di trovarci solo noi due, per poterlo fare un’altra volta!
Dianea ha un attimo d’incertezza, è rimasta spiazzata. Le sembrerebbe di fuggire, non fa parte della sua personalità il cercare di evitare le difficoltà al primo impatto. Tornando sui suoi passi.
Dianea – D’accordo, purché si faccia presto.
Armonia – (Facendole posto) Grazie!… Vieni, siediti accanto a me, figliola. (Dianea le si siede accanto un po’ impacciata. Non riesce a reagire diversamente di fronte a tanta imprevista e inspiegabile gentilezza) Brava! Vedrai che c’intenderemo come fossimo madre e figlia.
Dianea – (Irrigidendosi) Ah! È tua figlia che t’ha chiesto di parlarmi?
Armonia – No no, anzi, ti chiedo che rimanga solo tra noi due quello che ci diremo… Per carità! Nascerebbero sicuramente delle complicazioni e proprio per evitarle, invece, ho colto l’occasione di quest’incontro imprevisto. Del resto… sei stata tu a parlarmi per prima, no? Io, come avrei potuto farlo?
Dianea – (Convinta) Hai ragione!… Dimmi pure.
Armonia – Ecco… Immagino tu sappia già il vero motivo della nostra presenza a Corte?
Dianea – Sì, l’ho appreso per caso… proprio da te.
Armonia – (Sorpresa) Da me?
Dianea – Ero intenta a leggere un libro, quando tu e Goffredo siete arrivati dietro alla siepe, dall’altra parte. Così, senza volere, ho ascoltato un po’ dei vostri discorsi.
Armonia – Ma tu guarda! Quando il diavolo decide di metterci la coda… mi dispiace… non per te, sia chiaro. Ma per tuo fratello. Se Orazio te l’aveva nascosto, avrà avuto i suoi motivi! Comunque… era inevitabile, sarebbe stata solo questione di tempo.
Dianea – Lo credo anch’io!
Armonia – Com’è inevitabile che, da un giorno all’altro, Tèlamo sappia d’essere in realtà il Principe Amleto: siamo tornati per questo!
Dianea – Già! A ricondurlo nel suo mondo.
Armonia – Un mondo che noi conosciamo bene, di cui abbiamo il massimo rispetto… compresa Leonora.
Dianea – (Di nuovo irrigidendosi) Vieni al dunque!
Armonia – Perdonami figliola, se ti do l’impressione d’essere evasiva… voglio solo darti gli argomenti necessari a farti ritenere condivisibile il motivo che m’ha spinto a parlartene.
Dianea – Sì ma fa presto!
Armonia – Prestissimo! Vedi, Leonora è perfettamente consapevole di dover rinunciare a Tèlamo quando egli prenderà coscienza della sua vera identità. Anch’ella era stata tenuta all’oscuro della storia di Amleto; l’avesse saputo fin dall’inizio, probabilmente, avrebbe evitato d’innamorarsene. …Se hai ascoltato fino in fondo quando ne parlavo con Goffredo, saprai anche questo, no?
Dianea – Sì… ho ascoltato anche questo.
Armonia – Bene! Quindi mi dovresti credere se ti dico che Leonora sta vivendo adesso un terribile dramma! Sei anche tu una donna ormai, certe cose – anche se, mi auguro, tu non abbia avuto l’occasione di provarle in prima persona – dovresti poterle quanto meno intuire!
Dianea – Io che posso farci?
Armonia – Tanto!… per lei; poco, invece, per te, per quello che dovresti fare… Leonora non è una tua rivale, come potrebbe esserlo? Lo potrebbe se fosse anch’ella una dama di Corte, degna di poter aspirare alla mano d’un Principe! Purtroppo per lei, invece, è solo una brava attrice, figlia di discreti commedianti. È abbastanza intelligente per rendersene conto, per questo da qualche giorno, da quando l’ho dovuta mettere al corrente, è iniziata la sua angoscia. Ha bisogno d’assorbire il colpo, di farsene una ragione, per farsi trovare il più pronta possibile quando verrà il momento… Ciò che ti chiedo è solo d’avere un po’ di pazienza e di rinunciare a vederla, appunto, come una nemica ma di comprenderla e d’aiutarla.
Dianea – Come?
Armonia – Ad esempio… evitando d’indispettirla quando capita d’incontrarvi. Non sei più una bambina e… potresti anche ricavarne un vantaggio.
Dianea – (Scettica) Che vantaggio potrei riceverne? Tuttalpiù può non nuocermi ma averne addirittura un vantaggio!
Armonia – (Pazientemente) Vedi, figliola cara, ho qualche annetto più di te e un bel po’ di esperienza che tu non puoi avere. Inoltre, faccio un lavoro che mi costringe a studiare l’animo umano molto da vicino… Tèlamo ama sinceramente Leonora e anche lui ne avrà un dispiacere quando la dovrà abbandonare. Ne soffrirà, se pure non in egual misura, e soffrirà nel vederla soffrire. Credi che gli possa far piacere accorgersi o apprendere che tu hai reso ancora più pesante la pena di Leonora? Non puoi dare per scontato che, rimossa Leonora, lui sarà subito tuo.
Dianea – Mi stai minacciando?
Armonia – (Accorata) No figliola!… come potrei chiederti di aiutarci e, nello stesso tempo, minacciarti? Sarebbe un ricatto che, essendoci i sentimenti di mezzo, non potrebbe funzionare!
Dianea – Temo d’avere qualche difficoltà a seguirti!
Armonia – Tu sei una ragazza che ha già tante cose. Sei bella, giovane, intelligente… oltre ad essere la sorella del gran ciambellano, amicissimo di Amleto. Non credi che Amleto possa provare una sincera ammirazione nei tuoi confronti, una maggiore attenzione nei riguardi d’una persona che, coscientemente, e non per puro calcolo, si sia attivata per alleviare le pene di chi prima riteneva fosse la sua rivale?… La sua gratitudine sarebbe sicuramente un ottimo viatico per spingerlo a soddisfare il tuo desiderio!

Scena 5 – Biblioteca

Orazio è in attesa di qualcuno. Bussano.

Orazio – Avanti!
Èscalo – (Entrando) Salute a voi, signore, m’avete fatto chiamare?
Orazio – Sì, amico mio, ho chiesto a Honirio di farti venire da me subito e di darmi un quarto d’ora prima di fare la stessa cosa con Tèlamo. È stato lui a chiedergli di volermi parlare qui, in biblioteca. Non so ancora per cosa e per prudenza ho voluto prima aggiornarti.
Èscalo – Avete fatto bene. Per quanto si possa essere prudenti, non sempre è possibile impedire che certi eventi accadano!
Orazio – Il Re si trova sul lago Gurre, a circa 20 minuti di cavallo da qui. Vi starà ancora per qualche giorno per cui ieri, dopo il nostro incontro, l’ho subito raggiunto. Gli ho spiegato le vostre perplessità e alla fine abbiamo convenuto che, se a un certo punto si dovesse giudicare conveniente rivelare la verità a Tèlamo, non dev’essere la recita a impedirlo. Quindi c’è da operare come se la recita si dovesse fare ma stare pronti a un suo eventuale annullamento.
Èscalo – …Concordo… anche se non sarà semplice riuscirci… soprattutto per qualcuno di noi. In ogni caso, adesso siamo certi di cosa si pretende dalla Compagnia e possiamo affrontarlo con più decisione.
Orazio – (Invitandolo) Ora, caro amico mio, è bene che tu vada. Tèlamo potrebbe arrivare da un momento all’altro ed è meglio che non ci sorprenda qui.
Èscalo – Certo certo signore… a presto!
Rimasto solo, Orazio si guarda un po’ intorno. Dà un’occhiata pensierosa ai ritratti, va a uno degli scaffali, scorre i titoli dei libri… Finalmente bussano. Ricomponendosi
Orazio – Avanti!
Tèlamo – (Entrando) Salve signore… vi ringrazio per aver accolto la mia richiesta.
Orazio Di nulla, Tèlamo. Sai che sono sempre disponibile per tutti voi. Ma… (Invitandolo) Accomodati!
Tèlamo – Grazie, mio signore, preferisco stare in piedi.
Orazio – …Come vuoi!… M’è sembrato strano, piuttosto, che tu abbia voluto parlarmi in biblioteca!
Tèlamo – Lo credo! Ma… (Indicando gli scaffali) Posso dare un’occhiata?
Orazio – Prego prego, caro Tèlamo… guarda pure.
Tèlamo va a uno scaffale. Comincia a scorrere i titoli dei libri. Poi passa a un altro scaffale, quello più vicino ai ritratti. Orazio è sempre più teso. Seguendo a distanza Tèlamo, si avvede che ha raggiunto la zona che più teme, quella, appunto, dei ritratti.
Orazio – Ah! Ora capisco il perché della tua richiesta… Cerchi qualcosa in particolare? Posso aiutarti?
Tèlamo – (Sempre scorrendo i titoli) Beh, forse sì… Stavo cercando… (Tornando con lo sguardo su Orazio) Il Gonzago trucidato. (Per Orazio ha l’effetto di una secchiata d’acqua gelata. Ogni attimo che passa sembra un’eternità. Tèlamo sta attento a ogni minima sfumatura, ha addentato la preda) Vedo che siete impallidito, vi sentite bene?
Orazio – Sto bene… sto bene, grazie… Il fatto è… il fatto è che… il titolo che hai citato m’ha di colpo riportato indietro negli anni, a un momento doloroso della mia vita… Anche a te deve aver fatto un certo effetto quando qualcuno te n’ha parlato, vero? Perché… era il dramma che stavi provando quando hai avuto l’incidente.
Pausa. Tèlamo riconosce che Orazio, pur colto di sorpresa, è riuscito a parare il colpo. Ma non molla.
Tèlamo – A proposito! Per il dottor Croto, è probabile che io svolgessi una qualche attività a Corte, prima d’essere coinvolto nella Compagnia di Èscalo. Ciò spiegherebbe il perché delle reazioni che ho avuto in alcuni episodi. Sapete dirmi qualcosa di più preciso in merito?
Orazio No!… All’epoca frequentavo la Corte ma non avevo alcun incarico. Perciò, a parte le poche persone con cui ero in contatto, non conoscevo granché il personale che vi operava. Con te sono venuto in contatto solo in quanto attore della Compagnia.
Tèlamo decide di concedere un momento di rilassamento a Orazio per poi sferrare l’attacco decisivo. Con studiata calma si rivolge di nuovo verso lo scaffale.
Tèlamo – Allora… questo Gonzago trucidato… potete aiutarmi a trovarlo?
Orazio – (Credendo che sia finita) A dire il vero, non saprei dove possa essere ma… se non ne hai l’urgenza, oggi stesso ordinerò a qualcuno di trovartelo.
Tèlamo – (Con uno scatto improvviso, secco, indicando i ritratti) Chi sono veramente?
Orazio – (Accusando il colpo) …Te l’ho detto… i genitori… i genitori del Re!
Tèlamo – No, non è possibile! Sento che devono essere stati molto importanti per me e, se il Re è giunto al castello dopo il mio incidente, io non dovrei nemmeno conoscerli. Cosa mi nascondete?
Orazio – …Io non ho mai parlato… del Re Fortebraccio!
Tèlamo – (Perdendo l’autocontrollo) I NOMI!
Orazio – (Crollando) …Il Re… Am… Amleto e la Regina Gertrude.
Un attimo di silenzio. Tèlamo rimane come pietrificato. Poi s’ammoscia come un sacco vuoto.
Orazio – Amleto!… DOTTOR CROTO!
(Poi si china su di lui mentre Croto irrompe. Orazio è in evidente stato confusionale. Croto tasta il polso ad Amleto, gli alza una palpebra.
Croto – State tranquillo, trattasi d’un normale mancamento. (Poi torna fuori per rientrare subito dopo con una siringa e un laccio emostatico. Porgendola a Orazio) Tenetemela, per favore, mentre sistemo il laccio. (Orazio prende in mano la siringa e Croto procede con la legatura del laccio sul braccio di Tèlamo. Poi, gli riprende la siringa) Grazie. Ora riportatemi la borsa, per favore, dopo aver rimesso dentro quello che sta sul tavolo.
Orazio – Corro! (Croto pratica l’iniezione. Orazio, tornando con la borsa) Credo sia opportuno mandare a chiamare Èscalo, che ne dite?
Croto – Lo credo anch’io. Di sicuro oggi non potranno provare con Tèlamo.
Orazio – (Esce dalla parte opposta. Fuori scena, a un ipotetico servo) Va’ a cercare Èscalo, il capocomico della Compagnia, e digli di raggiungerci qui.

Scena 6 – Teatro

Èscalo si è dovuto assentare, l’ha mandato a chiamare Orazio. Di Tèlamo non si sa niente, si aspetta che arrivi da un momento all’altro. Nel frattempo il resto della Compagnia si dà da fare. Armonia e Leonora parlottano tra loro in disparte, Balto segue le prove e Goffredo istruisce Persille.

Goffredo – Ascoltami bene, ce la puoi fare. M’hanno detto che durante il provino sei stato bravissimo a imitare la foca. Dico bene, padre?
Balto – Sì, è stato eccezionale. Senza quella prova, certamente non l’avremmo preso con noi!
Goffredo – Visto Persille? E dunque… perché non approfittarne?
Persille – (Quasi supplicando) Ma non posso mettermi a fare la foca davanti al Re, andiamo!
Goffredo – Il Re, in questo caso, bisogna considerarlo alla pari degli altri spettatori. La nostra prestazione non può e non deve essere condizionata dalla qualità del pubblico: non saremmo professionali. Lo stesso Re non approverebbe perché scadremmo, inevitabilmente, nel falso uscendo dalla finzione. I dogmi del Teatro classico appartengono all’umanità nuda e cruda, la sua sacralità lo eleva al disopra d’ogni umana legge. Per questo nei secoli è mutato nei costumi, nelle forme; s’è adeguato ai tempi ma non ha mai perso il suo spirito essenziale d’essere lo specchio della vita. Tutto ciò lo rende immortale… e poi, non t’ho chiesto di fare la foca!
Persille – No?… E che dovrei fare allora?
Goffredo – Il percorso che devi affrontare, parte dalla costruzione del tuo personaggio. In scena smettiamo d’essere noi stessi per diventare i personaggi che rappresentiamo. Quindi ti devi concentrare sulla figura di Blefarone per dargli un corpo e un’anima. Per adesso Blefarone è fatto solo di parole scritte su un foglio di carta. Attraverso la storia che lo coinvolge, il suo ruolo nella vicenda, i dialoghi che lo riguardano, direttamente o indirettamente, devi costruirgli una personalità. Così procedendo, potrai individuare l’animale che, negli atteggiamenti e abitudini, può meglio adattarvisi.
Persille – (Riflettendo) Beh! Io ho letto e riletto il testo parecchie volte… alla luce di ciò che m’hai detto… pensandoci bene… Blefarone potrebbe assomigliare a una gallina o, forse, a un gallo.
Goffredo – (Entusiasta) E perché non a entrambi?… Benissimo! Allora vediamo… Blefarone è stato invitato a pranzo dal falso Anfitrione per meglio sostenere il proprio disegno nei confronti di Alcmena, ingarbugliando ancor più la matassa. Ora, immaginiamo che… (Rivolgendosi a Balto) Padre, potete unirvi a noi? (Di nuovo a Persille mentre Balto s‘avvicina) Ovviamente, sarà Èscalo a stabilire le situazioni definitive. Adesso sto solo cercando di darti degli spunti che possono esserti utili nel tuo lavoro.
Balto – Che debbo fare?
Goffredo – (Mostrando) Ecco… posizionatevi qua e dite la vostra battuta al momento opportuno. Persille, lui è il vero Anfitrione mentre io… (Eseguendo) che mi vado a posizionare… qua, sono Giove con le sembianze di Anfitrione. Blefarone, muovendosi come un gallo ma parlando facendo il verso d’una gallina, va a visionare ora l’uno ora l’altro per due volte. (Leggendo) “Oooh perbacco! Oooh perbacco!”. E ancora: “Oooh perbacco! Oooh perbacco!… Credo di non aver mai visto da nessuna parte una tale meraviglia!… Arrangiatevi tra voi: io me ne vado, ho da fare”.
Balto – “Blefarone, ti prego, rimani a difendermi, non andartene!”
Goffredo – “Addio! Che bisogno c’è della mia difesa, se non so chi dei due dovrei difendere?”. Ed esci, mantenendo sempre l’atteggiamento del gallo, facendo anche un giro, come per tornare indietro ancora, a rivedere ciò che i tuoi occhi non vogliono credere… Prova!
Torna Èscalo. La prova s’interrompe e tutti gli si appressano per avere notizie. Affannato.
Èscalo – Interrompiamo le prove. Tèlamo ha avuto un malore. L’han portato nella sua stanza.
Armonia – Ma com’è successo?
Èscalo – Non lo so di preciso. Orazio m’ha riferito che stavano parlando in biblioteca, quando l’ha visto stravolgersi, come quel giorno davanti al Re. Solo che stavolta ha perso anche i sensi. Se l’è visto afflosciare davanti e cadere a terra, come un sacco vuoto.
Balto – Temi che possa trattarsi di qualcosa di grave?
Èscalo – No, non dovrebbe esserlo. Almeno… così m’ha detto Croto, ch’è subito intervenuto e gli ha iniettato qualcosa, che lo farà dormire di sicuro fino a domani. Buio.

Scena 7 – Appartamento di Tèlamo

Notte. Tèlamo dorme nel suo letto in una stanza adiacente. Attraverso la finestra penetra un raggio di luna che colpisce le gambe di Orazio appisolato su una poltrona. Solo i canti dei grilli rompono il silenzio. Lentamente comincia ad albeggiare e, contemporaneamente, sfumano i canti dei grilli che vengono sostituiti dai canti degli uccelli. Si ode un discreto bussare alla porta: la nocca del dito che batte non intende attirare l’attenzione di nessuno fuorché quella di Orazio. Per fortuna ha il sonno leggero e presto si leva per andare ad aprire, con passo felpato. Cauto apre la porta ed entra Croto. I due, rimanendo nei pressi della porta, si parlano sottovoce.

Croto – Tutto bene?
Orazio – Sì, dorme sereno.
Croto – Bene! Andate a riposare adesso. Meglio che trovi me al suo risveglio.
Orazio – D’accordo dottore. Fatemi chiamare non appena lo ritenete necessario.
Croto – State tranquillo! (Accompagna l’uscita di Orazio. Quindi, dà prima un’occhiata a Tèlamo e poi va a sedersi sulla poltrona. Passaggio di tempo con buio/luce. Si è fatto giorno, anche i canti degli uccelli sfumano. Il dottor Croto, vinto dalla stanchezza, si è addormentato profondamente. Entra Tèlamo, ancora un po’ assonnato. S’accorge di Croto, lentamente gli s’accosta poi, scrollandolo dolcemente)
Tèlamo – Dottor Croto!
Croto – (Si sveglia, rimane un attimo senza coscienza. Poi levandosi di scatto) Oh!… Tèlamo… scusate, m’ero appena appisolato.
Tèlamo – (Fissa Croto in silenzio per qualche secondo. Poi) Che n’è stato di Laerte?
La domanda dapprima sorprende Croto poi, gradualmente, gli si fa strada la consapevolezza d’aver ottenuto più di quanto avesse sperato: la memoria recuperata di Amleto.
Croto – Purtroppo per lui, non c’è stato nulla da fare. Era già morto, quando sono arrivato. La ferita era stata leggermente più profonda e più vicina al cuore.
Tèlamo – (pausa) …Quanti anni sono trascorsi?
Croto – Circa dodici… lo saranno quest’inverno!
Tèlamo – (c.s.) Potete farmi chiamare Orazio?
Croto – Con molto piacere.
Esce e torna dopo i secondi necessari. È visibilmente soddisfatto del suo capolavoro. Tèlamo si è portato davanti alla finestra (immaginaria, nella quarta parete). Guarda il paesaggio lontano ma non lo vede. È intento a ripercorrere una parte del suo tragico passato. Croto lo comprende e si tiene distante da lui, in rispettoso silenzio. Il rumore della porta che si apre bruscamente e che si richiude, poi, lentamente interrompe i suoi pensieri, gli fa capire che è arrivato Orazio. Orazio, infatti, è entrato ansioso e, in silenzio, guarda ora Tèlamo ora Croto, sperando di carpire in quest’ultimo un segno di conforto. L’espressione compiaciuta di Croto, naturalmente, lo rassicura. Tèlamo si volta lentamente, fissa lo sguardo in quello di Orazio. Poi il viso di Tèlamo s’illumina di un radioso sorriso.
Tèlamo – Orazio, fratello mio, cos’aspetti a gettarmi le braccia al collo?
Orazio è come rintronato: gli serve ancora un istante prima di lanciarsi ad abbracciare Amleto. L’emozione lo vince. Può finalmente dare sfogo al pesante fardello che, in tutti questi anni, gli ha causato momenti di forte tensione. È tra le lacrime, dunque, che parla a Tèlamo, appena può e come può.
Orazio – Bentornato… Scusami scusami… ti starò sembrando una donnicciola… ma… è davvero molto… molto più di quanto… avrei sperato e… infinitamente oltre quanto… in alcuni momenti di sconforto… m’è capitato di dover temere.
Tèlamo – (Contagiato dalla commozione) Su su, fratello mio… non ho niente da scusarti… anzi, la forza e la tenacia che hai mostrate nell’affrontare la vicenda… ti onorano e rendono palesemente immenso il tuo sentimento nei miei confronti… Ora occorrerà occuparsi anche degli altri.
Orazio – (Ripresosi nel frattempo) Certo… il Re sarà già nei suoi appartamenti. Fino a ieri era sul lago Gurre ma, a un mio messaggio che l’informava di quanto t’era capitato durante il nostro colloquio in biblioteca, ha subito risposto che sarebbe tornato stamani. (Avviandosi) Perciò vado a dare subito l’ordine d’avvisarlo del tuo risveglio…
Tèlamo – (Bloccandolo) Aspetta!… Aspetta… non ci sarà solo il Re in apprensione… Per una volta sorvoliamo sui diritti di precedenza… Ci sono persone il cui affetto per me non è inferiore al tuo… che meritano d’essere informate prima… Prima che il possibile evolversi degli eventi li metta in condizione di poter essere trascurati. Non intendo assolutamente correre questo rischio, mi sentirei un verme.
Croto – Perdonate se m’intrometto, signori, ma mi sento in dovere di esprimere la mia approvazione per quanto appena detto dal Principe Amleto…
Tèlamo – Vi prego, dottor Croto… e anche tu, Orazio, di continuare a chiamarmi Tèlamo… Sarà opportuno farlo, almeno fino a quando la verità non dovrà diventare di dominio pubblico.
Croto – Certo, anche in questo riconosco le vostre legittime ragioni… La mia approvazione, dicevo… verso quella gente senza il cui sacrificio difficilmente avremmo raggiunto questo risultato. Io v’ho sottoposto alle cure mediche necessarie ma a nulla sarebbero valse, senza l’affetto e l’abnegazione di quella gente, specie durante gli anni precedenti al risveglio.
Orazio – Sono d’accordo anch’io. Spero che comprenderete la causa della mia distrazione.

Scena 8 – Una sala del castello 1

La Compagnia al completo, meno Persille, è stata convocata da Èscalo. Sono sparsi per la stanza ma tutti rivolti verso Tèlamo: pendono dalle sue labbra.

Tèlamo – Come avevo già anticipato a Leonora, ero in cerca d’una scusa per poter parlare a Orazio in biblioteca. L’idea che ho avuto, oltre a legittimare la mia richiesta, m’ha consentito d’affrontare due argomenti contemporaneamente: la ricerca del testo del Gonzago trucidato e quello dei due ritratti mostratemi appositamente la volta precedente. È stato quando Orazio, da me messo alle strette, m’ha dovuto rivelare i nomi dei miei genitori che sono stato sprofondato fino all’inferno. Da dove poi, con lo scrigno della mia memoria ritrovata, son risalito stamani. Ora mi manca solo la parte di tempo che va da quando sono entrato in coma a quando mi sono risvegliato circondato da voi. Un dettaglio, se paragonato al resto, più alcune cosette tenutemi segrete per il mio interesse.
Èscalo – Ora, però, vi sentite bene, signore!
Tèlamo – Amico mio carissimo, una preghiera che rivolgo a tutti voi! Lasciate stare la forma e badiamo alla sostanza. Quindi, niente “signore” né altri appellativi. Io per tutti continuerò a essere solo e soltanto Tèlamo, un attore della Compagnia, sia in pubblico sia in privato. Non possiamo permetterci che una distrazione faccia trapelare qualcosa quando non è ancora il momento.
Leonora – (Con lo sguardo fisso nel vuoto, sofferta) È accaduto tutto così in fretta!
È una sferzata che riporta tutti al suo dramma. Si fa un silenzio assordante. Lo rompe Armonia.
Armonia – E pensare che anche il Re s’era preoccupato di non darci scadenze con lo spettacolo! Temeva che la fretta potesse nuocere alla tua salute e invece…
Tèlamo – Nessuno, né voi né il Re potevate prevedere l’effetto che questi luoghi m’avrebbero fatto. Solo Orazio era consapevole della violenza e dell’orrore… che prima m’avevano impregnato gli ultimi mesi d’esistenza vissuta al castello. Ma egli era impedito a valutarlo, a causa del profondo affetto nei miei confronti, non poteva avere la necessaria lucidità per considerarlo.
Goffredo – Io e Leonora, poi, siamo stati messi al corrente della tua vicenda solo il giorno dopo il nostro arrivo al castello. Non abbiamo fatto in tempo neanche a capire cosa stava accadendo veramente che già ci ritroviamo catapultati praticamente in un altro mondo.
Tèlamo – …Comprendo e me ne dispiace. Ho sconvolto le aspettative di parecchia gente… L’imprevisto è sempre in agguato, lo è stato anche per me… Gradirei parlarti un po’ da sola Leonora… ti andrebbe?
Leonora – Ora?
Tèlamo – No… ora è giusto che vada dal Re. Non so quanto mi dovrò trattenere, per cui direi… di vederci sotto il faggio dopo mangiato. Goffredo… ti pregherei d’accompagnarla e di starle vicino fino al mio arrivo. Cercherò di liberarmi presto.
Goffredo – Conta pure su di me, Tèlamo. Starò con lei tutto il tempo che ti ci vorrà.
Èscalo – Per le prove dell’Anfitrione, intanto, diremo che sono sospese per via della tua salute, il medico te l’ha proibito. Sai… quel Persille non sta più nella pelle e, in questo momento, è meglio che a noi non stia neanche tanto tra i piedi.
La battuta di Èscalo aiuta ad alleggerire un po’ l’atmosfera. Un po’ tutti, tranne Leonora, si rilassano.

Scena 9 – Appartamenti del Re

Orazio e Fortebraccio attendono Amleto. Nel frattempo Orazio ha avuto modo di raccontargli il repentino evolversi degli eventi, parecchio in anticipo rispetto a quanto preventivato. Il discreto bussare alla porta giunge dunque come un gradito sollievo.

Orazio – Avanti!
Tèlamo – (Entrando e inchinandosi) Perdonate, Sire, se v’ho fatto troppo attendere. Orazio, immagino, avrà spiegato a vostra Maestà il motivo del mio ritardo.
Fortebraccio – Sì, m’ha spiegato. Approvo la vostra condotta. Anche perché il precipitare degli eventi, che noi c’eravamo preoccupati d’evitare per non nuocervi, rischia, invece, di nuocere a tanti altri che vi sono vicini.
Tèlamo – A differenza della mia vita precedente a Corte, per fortuna stavolta mi trovo tra gente fidata e che nutre un sincero affetto per me. Quindi basterà agire con gli opportuni accorgimenti, per evitare spiacevoli traumi a chi c’è caro.
Fortebraccio – Alcuni però possono essere, purtroppo, soltanto leniti ma non evitabili. Voi tornate a essere un Principe a pieno titolo… Questo comporta ragion di Stato che, in certi casi, costringono a dover sacrificare dei rapporti che i nostri sentimenti, invece, anelerebbero mantenere. Concordate?
Tèlamo – …Certo! Come non potrei!
Fortebraccio – Bene!… Presumo non abbiate avuto modo, ancora, di chiarire con il nostro caro amico Orazio cos’accadde subito dopo che il veleno aveva iniziata su voi la sua azione distruttiva!
Tèlamo – È così, Maestà!
Fortebraccio – Fortuna per voi, tornavo proprio in quel momento dalle mie conquiste in Polonia. Orazio aveva appena finito di raccontarmi la ragione di quei cadaveri sparsi per la sala… il vostro ultimo desiderio. Mentre essi venivano ricomposti e, come avevo ordinato, quello che doveva essere il vostro era trasportato sul palco da quattro capitani, come fosse un soldato, per le dovute onoranze, Croto mi venne a sussurrare ciò che aveva rilevato e fatto su di voi. Immediatamente lo riferii a Orazio, cosicché potemmo agire celermente e colla massima discrezione affinché il supposto vostro cadavere fosse presto celato per evitarne la ferale sorte. Nulla di tutto ciò trasparì pubblicamente… Prego Orazio, continua tu adesso.
Orazio – Grazie, Sire. Benché il mio cuore fosse in tumulto, ebbi abbastanza spirito per ricordarmi che la Compagnia degli attori venuti a recitare il Gonzago trucidato non era ancora ripartita. Si preparavano, però, per farlo. Così ebbi il tempo di bloccarli e indurli a rimandare la partenza il giorno dopo, perché doveva unirsi a loro un altro carro con a bordo un ferito grave e due medici. Con intervalli di massimo due settimane, mi tenni in contatto con Èscalo. E quando Croto m’informò ch’eri fuori pericolo e che prima o poi ti saresti svegliato, diedi a Èscalo le istruzioni su cosa doveva raccontarti al risveglio, compreso il tuo nuovo nome, ricavato anagrammando Amleto.
Tèlamo – Alla spiegazione del mio nome ci sono arrivato quasi subito… come pure al vero motivo del ritratto mancante in biblioteca. È il mio, vero?
Orazio – Già, è evidente che lì non poteva proprio starci.
Tèlamo – Cosa v’ha spinto a giudicare questo il momento adatto per rivelarmi la mia vera identità?
Fortebraccio – Com’ha appena finito di dirvi Orazio, siamo stati sempre in contatto con la Compagnia. Per cui sapevamo tutto di voi. Così, quando Èscalo e Armonia si sono accorti che qualcosa stava nascendo tra voi e la loro figlia Leonora, han giudicato opportuno informarcene.
Tèlamo – Ah!
Fortebraccio – Sperando di giungere in tempo, abbiam deciso che non si poteva rischiare che, un rapporto destinato a interrompersi, potesse provocare danni tanto più gravi quanto più tale rapporto si fosse saldato.
Tèlamo – …Temo, purtroppo, che gli effetti dolenti abbiano già avuto inizio. Soprattutto per Leonora. Non perché io sia meno sensibile all’amarezza che il forzato distacco provocherà, quanto perché in me, per ora, lo stravolgimento appena subito se ne fa facile scudo.
Fortebraccio – Sappiamo entrambi che non esiste battaglia, per quanto vittoriosa per noi possa essere stata, che non ci danni di spiacevoli lutti.
Tèlamo – Già! Cos’avete previsto di fare adesso? Occorrerà elaborare una strategia che sia quanto più consona ad affrontare le conseguenze, che l’inevitabile disvelamento paleserà agli occhi del mondo!
Fortebraccio – In verità, il disvelamento è senz’altro necessario ma non potrà essere precoce. Converrà lasciare tutto inalterato finché non saremo pronti, con le decisioni e gli argomenti utili a sostenerle. Pertanto, per ogni estraneo alla vicenda, continuerete a esser Tèlamo. Presumo abbiate già provveduto a che le prove dell’Anfitrione proseguano normalmente?
Tèlamo – Sì, Maestà, abbiamo provveduto ma non nel senso appena citato da Voi. Ci sono sentimenti, che Voi stesso avete prima evidenziato, che non consentono di proseguire come se nulla fosse. Con Èscalo abbiamo, dunque, convenuto di sospenderle, motivandolo come un obbedire a un ordine di Croto nei miei confronti. Sarà mia premura, pertanto, avvertirlo per tempo.
Fortebraccio – Tutto sommato avete deciso per il giusto. Concediamoci, dunque, il tempo necessario a studiare il da farsi, ciascuno per suo conto, e incontriamoci non appena qualcuno avrà un’idea d’approfondire. Avete qualcos’altro d’aggiungere?
Tèlamo – No Sire, direi che al momento non possiamo fare di più.

ATTO TERZO

Scena 1 – Giardini 2

Tèlamo si sta recando all’appuntamento con Leonora. Sta rimuginando sull’incontro avuto col Re.

Tèlamo – Essere o non essere, non è il problema. Il problema è “Essere chi?”, “Essere cosa?”. Possibile che Orazio e il Re, soprattutto, non abbiano pensato a come affrontare la situazione una volta messomi a conoscenza della mia vera identità? Comprendo che l’improvvisa accelerazione degli eventi li abbia spiazzati sui tempi di cui credevano potessero disporre… ma direi che, di tempo per pensare a come rendere pubblico il mio “ritorno dall’aldilà”, ne abbiano avuto abbastanza… Che il problema non fosse solo quello di come fare a ridarmi l’identità di Amleto, presumo l’abbiano previsto entrambi. E allora? Che facciamo? Rimango Amleto solo tra le mura del castello e solo in presenza di pochi intimi per poi diventare un anonimo signor nessuno quando ne esco? Sarebbe una burla più grossa di quella che si vorrebbe far passare per tale, se si decidesse di affermarlo a pretesto della decisione, che si prese allora, di spacciare per mio cadavere chi ne prese invece il posto.
Conclude mentre esce di scena. Buio. Cambio immagine e musica a sostenere il tempo necessario a che Tèlamo rientri in scena dalla parte opposta all’uscita.

Scena 2 – Giardini con faggio

È giunto, frattanto, a vista del faggio e il rendersi conto che non c’è ancora nessuno lo distrae dai pensieri. Giunto nei pressi, esplora lo spazio circostante. Accertatosi d’essere solo, va a sedersi ai piedi dell’albero. Poggia la nuca sul tronco e chiude gli occhi. Dopo un po’ la voce di Goffredo lo sorprende.

Goffredo – Sei arrivato prima del previsto o siamo noi a essere in ritardo?
Tèlamo – (Rialzandosi) No, in effetti col Re ho finito abbastanza presto. M’attendevo un colloquio più lungo ma, per il momento, s’è creduto più opportuno sospendere.
Goffredo – Beh, allora… io vado… ti lascio con Leonora.
Tèlamo – D’accordo… grazie! (Goffredo va, Leonora pensierosa s’allontana di qualche passo nella direzione opposta. Momenti di silenzio. Tèlamo non sa da dove cominciare) …E così… tu e Goffredo, siete stati informati solo da poco!
Leonora – Già!
Tèlamo – …Questo spiega la tua inquietudine… che io avevo interpretata come una reazione al mio mutato contegno, di cui ne avresti equivocato le cause!
Leonora – Già!
Tèlamo – …Non potendomene parlare, l’altro giorno hai cercato comunque d’aiutarmi, dandomi qualche indizio durante i miei ragionamenti. Te ne ringrazio.
Leonora – Non avrei potuto fare di più. Non sono rari i casi dove, con l’intenzione di fare del bene, si procura, invece, un danno.
Tèlamo – Già!… Cosa sapevi tu d’Amleto?
Leonora – Non tanto, ero una ragazzina allora. Mio padre, quando eravamo al castello ci aveva parlato di questo giovane Principe, che stimava e da cui era stimato a sua volta. Fra l’altro ci raccontò di come fosse rimasto sorpreso di quanto fosse edotto sulla recitazione, tanto da dargli anche dei preziosi consigli sull’imminente recita. Poi… più nulla. Capii solo che c’erano state delle complicazioni durante la rappresentazione ma d’Amleto non ne sentii più parlare.
Tèlamo – Immagino! Temo che anche l’attività della Compagnia, in tutto questo tempo, sia stata condizionata dalla mia presenza! Non escludo che alcuni attori, ignari di tutto, l’abbiano abbandonata proprio per questo.
Leonora – In effetti, prima del tuo risveglio, l’attività era stata notevolmente ridotta. Poi, rimessoti in forze, un po’ l’abbiamo riavviata.
Tèlamo – (pausa) …Sai… Amleto è uno che ha parecchi cadaveri nell’armadio! Alcuni voluti, come lo zio Claudio, artefice di tutte le sue disgrazie, e due suoi amici d’infanzia, Rosencrantz e Guildenstern, che per mandato del malvagio Claudio s’erano ripromessi, tradendolo, di carpirne gl’intenti. Altri, invece, involontari ma ad egli riconducibili. Come Polonio, la dolce e amata Ofelia, la madre, la Regina Gertrude, morta per aver brindato con la coppa di vino, avvelenata da Claudio e a me destinata… Come vedi un tipo poco raccomandabile, di cui è molto rischioso innamorarsene!
Leonora – Ma non è di lui che io mi sono innamorata, non lo conoscevo nemmeno e… spero di non conoscerlo mai… Intendo, non quell’Amleto.
Sbucando all’improvviso, senza poterla vedere arrivare, l’interrompe Dianea: è un fiume in piena.
Dianea – Oh! Tèlamo, finalmente! È già qualche giorno che ti cerco. Ho saputo del malore che hai avuto ma ora vedo che ti sei ripreso bene. Ti cercavo perché è successa una cosa fantastica, straordinaria, e il merito non può essere che tuo. Seleno, ti ricordi? Tutto a un tratto s’è messo a parlare corretto ma è stato solo per poco. Poi, chissà perché, ha ripreso a incepparsi.
Si ferma a prender fiato, il suo sguardo vaga dall’uno all’altra, aspettando una reazione che tarda ad arrivare. Tèlamo e Leonora, infatti, investiti in pieno da quell’ondata gelida, sono rimasti impassibili a fissarla. Quando Tèlamo infine parla lo fa con voce calma e ferma.
Tèlamo – …Ricordi di preciso cosa vi stavate dicendo?
Dianea – Ecco… io lo stavo facendo esercitare, come tu m’avevi suggerito. Gli ho fatto ripetere diverse frasi ma lui, malgrado gli sforzi, non riusciva. S’era già scoraggiato e intendeva smettere e, quando io ho insistito per convincerlo a continuare, ha reagito dicendomi qualcosa correttamente dove, invece, avrebbe dovuto sbagliare.
Tèlamo – Va bene ma… ricordi le frasi dell’esercizio?
Dianea – (Riflettendo) Aspetta… Dunque… io gli ho detto:… “Il Principe smise di recitare, sposò Dianea e la portò via sul suo bel cavallo arabo”. E lui, anziché ripetere la frase mi fa: “Ma cosa stai dicendo? Se non ti guarda nemmeno!”. Capisci? Stai, ha detto stai invece di dire ttai. Non è meraviglioso?
Tèlamo – …Ho capito. Dianea… quel ragazzo è semplicemente innamorato di te.
Dianea – (Sorpresa) …Ma cosa dici? Non m’ha mai fatto capire niente in proposito!
Tèlamo – Perché tu l’intimidisci! Sei troppo esuberante, Dianea, troppo concentrata su te stessa per accorgerti delle emozioni degli altri. Quel ragazzo lo tieni al guinzaglio e non gli dai la possibilità di dimostrarti ciò che vale né ciò che sente per te. Prova a dargli più stima, fagli sentire che per te è importante e vedrai che il difetto, come d’incanto, sparisce. Il suo è solo un modo inconscio d’attirare la tua attenzione. Appena l’hai fatto ingelosire, con quella frase sul Principe che ti sposa, ha reagito d’impulso, abbattendo le barriere che lui stesso s’era costruito, e t’ha parlato correttamente… Ora va Dianea, è giunto il momento che ti metta un po’ a riflettere su te stessa, alla ricerca di cose che, magari, piacciono tanto a te ma che agli altri, a quelli che ti possono essere cari, danno solo fastidio. (Dianea è rimasta parecchio impressionata dal discorso di Tèlamo, è rimasta senza parole. Lentamente comincia ad avviarsi. Tèlamo la richiama indietro) Ah! Dianea… un ultima cosa. D’ora in avanti, se avessi bisogno di me, ti pregherei di non interrompermi se mi trovassi occupato con qualcuno. Specie se questo qualcuno fosse Leonora… è una di quelle cose di cui prima ti dicevo che danno fastidio. Se non è questione di vita o di morte, abbi la pazienza d’aspettare che mi liberi. Grazie e… tienimi informato su Seleno.
È il colpo del k.o. per Dianea, che mestamente se ne va per la sua strada.
Leonora – Forse sei stato un po’ duro, alla fine, con quella ragazza.
Tèlamo – Lo so… ma se da piccola, in certi momenti, avesse ricevuto un rimprovero in più, al posto di una probabile risatina di compiacimento, forse oggi non ci sarebbe stato bisogno d’essere così duro… Ma lasciamo stare Dianea e torniamo a noi… Stavamo dicendo?
Leonora – …Stavamo… lentamente e faticosamente, arrivando a parlare di noi.
Tèlamo – Già!
Leonora – …Una delle cose che non è andata per il verso giusto… – giusto inteso come un modo diverso da quello preventivato – è stata il come s’è arrivati a farti prendere coscienza della tua vera identità. I piani erano altri e io vi rientravo. È soprattutto questo il motivo che ha reso i tempi inadeguati.
Tèlamo – Spiegati meglio!
Leonora – Certo!… la preoccupazione di tutti era quella di propinarti a piccole dosi le informazioni utili al fine di condurti gradualmente alla rivelazione di chi realmente sei. Quindi, chi fossi tu veramente avresti dovuto apprenderlo e non ricordartelo.
Tèlamo – Già!… Ora capisco. Anche il tuo ruolo, a questo punto, diventava più importante degli altri, pur in presenza del sacrificio crudele che da te si pretendeva. Era come chiedere a qualcuno di suicidarsi lentamente, per dare il tempo necessario a fare il bene di qualcun altro.
Leonora – Già! Invece ora… con la tua improvvisa guarigione… (La commozione ha il sopravvento, un a lungo trattenuto singulto di pianto le impedisce di continuare. Tèlamo va a cercare di consolarla abbracciandola. Sforzandosi di riprendersi) …Non è che… mi dispiaccia che tu sia guarito… intendiamoci… è che…
Tèlamo – Su su, so che vuoi dire… Non credere che io stia soffrendo meno solo perché riesco a essere più controllato… Aggiungi anche che ne sono la causa e che solo io posso trovare una soluzione… ammesso che esista!
Giunge di gran carriera Honirio. L’affanno è quello di chi da lungo tempo sta cercando qualcuno. Avendoli visti da lontano, già da fuori scena si mette a strillare.
Honirio – Tèlamo Tèlamo… finalmente!… Sto impazzendo a cercarti. Devo condurti immediatamente dal Re. Ti starà aspettando con impazienza, ormai.
Tèlamo – (Staccatosi già da Leonora) Ma se ci siamo lasciati meno di un’ora fa!
Honirio – Che vuoi che ne sappia io! So solo che m’ha ordinato di portarti da lui al più presto e riservatamente.
Tèlamo – Perdonami Leonora, oggi non c’è modo di parlare tranquillamente. Verrò a cercarti non appena mi sarò liberato, se riesco a farlo prima di sera… Honirio andiamo!
I due lasciano Leonora. Lei li guarda un po’ mentre escono poi s’avvia dalla parte opposta.

Scena 3 – Appartamenti del Re

Fortebraccio è in attesa. Pensieroso guarda attraverso una finestra. Si gira verso la porta perché sente lo scalpiccio provenente da fuori. Bussano.

Fortebraccio – Avanti!
Honirio – (Entrando e inchinandosi) Maestà, ho portato Tèlamo.
Fortebraccio – Fallo entrare! (Honirio esce per tornare subito con Tèlamo) Honirio, puoi andare. Bada a che non veniamo disturbati, nemmeno se dovessero venirci a consegnare una dichiarazione di guerra.
Honirio – Sarà fatto Maestà! (Inchinandosi esce)
Fortebraccio – …Vi sorprenderete di una così celere convocazione, immagino.
Tèlamo – In verità… vostra Maestà, ha colto nel segno.
Fortebraccio – La ragione sta nel fatto che, quanto desidero discutere con voi, era già in buona parte deciso. Non volevo, però, parlarne in presenza di Orazio né infastidirlo con l’invito ad uscire per lasciarci soli. Non perché io abbia l’intenzione di nascondergli qualcosa… bensì per mettervi in condizione di riflettere su quanto sto per dirvi, senza che abbiate condizionamenti di sorta. Sarete voi, casomai lo riterreste necessario, a informarlo per averne un parere.
Tèlamo – Sono pronto ad ascoltarvi.
Fortebraccio – Avendo constatato la vostra completa guarigione – cosa che Croto aveva escluso errando ma, per fortuna, l’errore s’è rivelato in meglio – presumo abbiate riacquistato per intero la memoria di ciò che v’era già noto. Me lo confermate?
Tèlamo – Lo confermo! Vostra Maestà.
Fortebraccio – Per cui ricorderete la vicenda riguardante vostro padre e il mio! Cioè che il defunto Re Amleto fu dal Re di Norvegia Fortebraccio sfidato a battersi con la spada; e in quel duello Amleto sopraffece e uccise il Re Fortebraccio. Mio padre, in forza d’un precedente patto, ratificato a norma di legge, e degli usi della cavalleria, s’era impegnato a cedere, se vinto, alcune terre sotto il suo dominio; parimenti il vostro aveva messo come sua scommessa un’eguale porzione di terre che sarebbe andata a Fortebraccio, se fosse stato lui il vincitore. Con lo stesso strumento vostro padre stabiliva che, in caso di vittoria, la sua parte passasse al figlio Amleto.
Tèlamo – Ricordo perfettamente, Sire.
Fortebraccio – Oggi io mi ritrovo a governare la Danimarca, non perché mi sia avvalso della forza o di qualche cavillo legale ma perché voi così avete disposto, in un punto che credevate fosse quello della vostra morte. Io non ho mai dimenticato il vostro gesto. In questi anni, venuto nel frattempo a mancare il Re di Norvegia, fratello di mio padre, ho ereditato anche quel trono; perciò mi son prodigato a regnare su entrambi augurandomi d’averlo fatto equamente. Tant’è che, per non rischiare di dover trascurare la Danimarca, ho preferito stabilire la mia residenza primaria a Elsinore, sacrificando la vicinanza alla Regina, mia amata consorte che in mia vece veglia sul regno di Norvegia. Vi ritorno un paio di volte all’anno, per qualche mese, e tanto mi basta. Adesso voi siete qui, vivo e nel pieno delle vostre forze. In virtù di quel vostro gesto io sento il bisogno d’acquietare la mia coscienza restituendovi quanto vi spetta: il Regno di Danimarca. (Tèlamo rimane senza parole, a tutto poteva pensare tranne che a una tale mossa. Perciò Fortebraccio, atteso invano parecchi secondi di assoluto mutismo di Tèlamo, riprende) Vedo che v’ho sorpreso! Certo, non potevate aspettarvelo… soprattutto in virtù del fatto che di me non avete alcuna conoscenza diretta, m’avete appena incontrato…
Tèlamo – Beh! Ammetterete che non capita tutti i giorni vedersi offrire un Regno… Presumo che l’idea non sia maturata in queste ore…
Fortebraccio – Certo che no! Ho cominciato a pensarci qualche anno fa, dopo qualche mese che m’era stata assicurata la vostra definitiva uscita dal pericolo di vita. Restava d’accertarmi se e quando sareste stato in grado di prendere in mano le redini del Regno, cosa di cui ho potuto accertarmi di persona proprio in questi giorni.
Tèlamo – Quindi avrete anche pensato a come gestire il non facile problema, a cominciare dal come giustificare la mia… chiamiamola “resurrezione”!
Fortebraccio – Naturalmente!… Ciò che renderemo pubblica, al popolo tutto, sarà la verità, la sacrosanta verità. Ne acquisteremo entrambi: io per aver rinunciato all’occasione di riprendermi facilmente un Regno, voi per averlo liberato dal fratricida, a rischio della vostra vita e pagando il prezzo di quella di vostra madre.
Tèlamo – La verità… certo! La verità renderebbe tutto più nobile.
Fortebraccio – Allora… siete d’accordo?
Tèlamo – Maestà… vista l’importanza della decisione… della responsabilità di cui intendete onorarmi… un po’ di tempo per rifletterci è il minimo che credo vogliate concedermi?
Fortebraccio – Certo! E la richiesta vi fa onore, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno. Prendetevi il tempo che v’occorre, non sarò certo io a mettervi fretta.
Tèlamo – Vi ringrazio Maestà. Andrò a chiudermi nella mia stanza e ne uscirò solo dopo aver preso una decisione… Maestà!
Inchinandosi, Tèlamo esce. Fortebraccio è visibilmente soddisfatto.
Fortebraccio – E anche questa è fatta!

Scena 4 – Giardini 4

Dianea è seduta sulla panchina con un LIBRO aperto in mano ma non lo legge. Lo fissa sovrappensiero, alza il capo, scrutando a destra e a sinistra, lo rifissa poi, con uno scatto, lo chiude. Lo butta sulla panchina, si alza e inizia a fare avanti e indietro come una tigre in gabbia. D’un tratto si blocca, l’illuminarsi del suo viso indica la fine della spasmodica attesa. Arriva Seleno, piuttosto preoccupato.

Seleno – Ccusami! Credevo d’essere in anticipo come sempre ma mi sarò bbagliato e sono in ritardo.
Dianea – (raggiante) No, sono io che sono in anticipo sul tuo anticipo. (Seleno rimane basito. Dianea lo prende per mano e lo porta sulla panchina) Vieni!… Sediamoci! (Si seggono su mezza panchina, con Seleno all’estremità. Seleno rimane ammutolito e il silenzio impacciato di Dianea, che stenta a iniziare, lo inquieta sempre di più. Specialmente quando lei, improvvisamente, si gira prendendogli entrambe le mani e guardandolo fisso negli occhi con una espressione in lei mai notata prima. Capisce, però, che deve dirgli qualcosa di molto importante, che sicuramente riguarderà la felicità di Dianea ma non è detto che riguarderà la sua, anzi) …Seleno… spero perdonerai la mia audacia… devo confessarti una cosa… io non m’ero accorta… …Tèlamo… (A quel nome Seleno ha un sussulto, tanto da spostare un piede oltre la panchina. Teme che Dianea stia per dirgli che dovranno smettere di frequentarsi. Dianea non se ne avvede, concentrata com’è a risolvere il suo problema) …Tèlamo dice che… è molto probabile… anzi, dice che… è sicuro che… tu sei innamorato di me… (Nel dire quest’ultima frase, si gira di scatto verso di lui spintonandolo involontariamente, quasi come un gesto di liberazione. Seleno, teso allo spasimo e in equilibrio precario, cade giù dalla panchina. Dianea, allarmata, gli piomba addosso, gli prende il capo in petto e, mentre parla tutta agitata, lo ricopre di baci in testa, in fronte, sulle guance e, infine, sulle labbra) Oh! Caro, caro, caro!… Perdonami!… Perdonami!… Perdonami!… Dimmi qualcosa! Parla!… Dimmi che stai bene!… Dimmi che… (Immancabile bacio)
Seleno – …Tto bene!… Si-to bene!… Sssto bene!… STO BENEEEE!

Scena 5- Piazzola antistante il castello di Elsinore

Balto – Non si riesce proprio a saperne di più?
Èscalo – Macché! Son due giorni che non lascia entrare nessuno. Solo i servi che gli portano da mangiare o che gli vanno a rassettare l’appartamento.
Goffredo – È tutta gente che sta lì solo qualche minuto, il tempo necessario a svolgere le mansioni, nell’assoluto silenzio.
Balto – Io comincio a temere che si sia ammalato, che il cervello abbia ceduto. Tutto troppo in fretta!
Èscalo – Chi può dirlo!
Goffredo – Ma no! Il Re, Orazio e lo stesso Croto sarebbero intervenuti.
Balto – E chi ti dice che non l’abbiano già fatto e che perciò non stia seguendo una cura?
Goffredo – Beh! Se così fosse, allora, di che cosa stiamo a preoccuparci?
Èscalo – Anche questo è vero… anzi, pensandoci bene, sarà certamente così. Vedrete che prima o poi verremo a sapere che Croto, temendo il, peggio, l’ha messo in isolamento per qualche giorno.

Scena 6 – Appartamenti di Orazio

Orazio è intento a lavorare su alcune carte, quando sente bussare.

Orazio – Avanti!
Dianea – (Entrando seguita da Seleno) È pemmesso?
Orazio rimane concentrato sul suo lavoro per cui risponde senza distogliere lo sguardo dalle carte e senza cogliere il difetto lessicale della sorella. Neanche Seleno l’ha colto, teso a sua volta, mentre si fanno avanti.
Orazio – …Scusami Dianea se intanto proseguo ma ho da risolvere con urgenza quest’incombenza. Tu dimmi pure, ti ascolto.
Dianea – Ecco… questo è Seleno!
Seleno – Salve, signore.
Orazio – (Alzando per un attimo lo sguardo) Certo! Conosco già Seleno… Serve qualcosa?
Dianea, inizialmente, parte esitando. Poi, pressata dalla tempesta emotiva a cui deve dare sfogo, accelera e diventa un fiume in piena, fino alla chiusura del suo discorso.
Dianea – Ecco… so che… ti sopprenderai pecché… t’avevo detto… cette cose che ti facevano sperare che io e Tèlamo, un gionno saremmo, ecco, fosse mi sarò sbagliata ma non è che io e lui, poi, abbiamo pallato, però ammetto che il totto è mio. Oh! Sì sì, questo è cetto, il totto è mio e ti chiedo peddono se mi sono accotta taddi che mi sbagliavo. Però adesso sono pentita e sono cetta che tu mi peddonerai.
Seleno da subito e Orazio poco dopo hanno fissato il loro incredulo sguardo su Dianea, cercando di capirci qualcosa. Orazio, nonostante il non breve silenzio seguito alla tirata di Dianea, continua a scrutarla confuso mentre lei, ad occhi bassi, resta in attesa che accada qualcosa.
Orazio – …Dianea, non c’ho capito niente! Hai parlato in un modo così strano… Stai bene?
Seleno – …Signore, forse posso spiegargli io qualcosa… se me ne dà il permesso.
Orazio – Permesso accordato!
Seleno – Dianea vuole chiedervi perdono se v’ha lasciato intendere che Tèlamo fosse interessato a lei. In realtà noi due ci stavamo innamorando e ora siamo qui a chiedere il vostro consenso.
Ancora una volta Orazio rimane spiazzato. Stavolta, però, ci mette meno a comprendere il tutto e, pacatamente, si rivolge a Dianea.
Orazio – …È così, Dianea?
Dianea – …Sì, fratello mio… confidiamo nella tua benevolenza.
Orazio resta ancora un po’ in silenzio, scrutando ora l’una ora l’altro. Poi, riconsultando le carte.
Orazio – …Ho bisogno di rifletterci un po’! Quando avrò deciso, vi farò sapere. Ora andate, che ho da portare a termine il mio lavoro.
Seleno e Dianea si guardano un po’ delusi. Poi, prima d’avviarsi a uscire.
Dianea – Certo, Orazio, noi andiamo e… scusaci se t’abbiamo interrotto.
Mentre mestamente i due s’avviano, Orazio di sottecchi li osserva e sorride. Giunti che sono nei pressi dell’uscita, sempre a capo chino sulle carte.
Orazio – Bene! Ho riflettuto abbastanza, avete il mio consenso.
I due giovani si guardano increduli, prima di realizzare. Poi Dianea scatta e con un balzo, ebbra di gioia, va a buttare le braccia al collo di Orazio.
Dianea – Oh! Fratellone. Lo sapevo, lo sapevo. Grazie, grazie, grazie.
Orazio – (divincolandosi) Ferma! Ferma!… Se non andate via, va a finire che ci ripenso.
Seleno – (Avvicinandosi) Grazie, signore. Vi saremo per sempre grati. (Poi, prendendo per mano Dianea) Vieni, andiamo, lasciamo lavorare tuo fratello. (Escono raggianti)

Scena 7 – Giardini 3

Armonia è seduta su una panchina a trafficare coi suoi costumi e indumenti vari. Leonora, dialogando, si muove intorno a lei.

Armonia – …Certo è strano che non si sia fatto sentire, dopo averti detto che ti sarebbe venuto a cercare lo stesso giorno o il giorno dopo nel caso avesse fatto tardi!
Leonora – Lo so, non è da lui.
Armonia – Avrebbe potuto almeno farti arrivare un messaggio!
Leonora – Sarà stato impedito. Spero solo che l’impedimento non abbia a che fare con la sua salute!
Armonia – Temi che gli possa essere successo qualcosa?
Leonora – Non so… non mi sento serena… È arrivato Honirio, tutto trafelato… tutto agitato perché non riusciva a trovarlo!… L’ha condotto in fretta dal Re: per cosa? S’erano lasciati da poco… cos’è successo in così breve tempo? Qualcosa di grave certamente, visto ch’è scomparso e nessuno ci dice niente!
Armonia – Sono d’accordo che sarà qualcosa d’importante ma non è detto che lo riguardi di persona!
Leonora – Che vuoi dire?
Armonia – Ragioniamo!… È lì che sta discutendo tranquillamente con te, della vostra situazione… quando all’improvviso arriva Honirio trafelato e sconvolto…
Leonora – Beh! Sconvolto, proprio, no!
Armonia – Diciamo… preoccupato?
Leonora – Ma sì… preoccupato ci sta… ma solo perché lo cercava da tempo e c’era il Re che l’attendeva!
Armonia – Va bene!… Comunque, se c’era la preoccupazione del Re che lo stava attendendo vuol dire che l’ordine era stato quello di portargli Tèlamo con urgenza. Sei d’accordo su questo?
Leonora – Sì… da quello che ho capito, direi ch’è andata proprio così!
Armonia – Dunque il motivo dell’urgenza riguardava il Re e non lui!
Leonora – Condivido… però… se il Re ha avuto l’esigenza d’incontrare proprio lui, vuol dire che il motivo coinvolgeva anche Tèlamo, non ti pare?
Armonia – Sì, certamente ma, di sicuro, non avrà niente a che fare con la sua salute. Dunque quietati!
Sopraggiunge Dianea, che va dritta da Armonia e non ha scorto Leonora perché ce l’ha alle spalle.
Dianea – Buongiorno Armonia…
Armonia – Buongiorno anche a te, figliola!
Dianea – Non sei andata in città stamattina?
Armonia – No cara, avevo da lavorare qua, per conto mio. Così abbiam lasciato andare solo gli uomini.
Dianea – Allora non è andata neanche Leonora?
Leonora – (Facendosi avanti) No, son rimasta anch’io Dianea.
Dianea – (Voltandosi sorpresa) Oh! Leonora… non t’avevo vista, scusami!
Leonora – Di niente Dianea… Hai per caso qualcosa da dirci?
Dianea – Immagino, a questo punto, che non abbiate ancora rivisto Èscalo, dopo ch’è uscito!
Armonia – No! Perché?
Dianea – Mio fratello Orazio l’ha incontrato proprio mentre s’accingevano ad andare in città. Così l’ha potuto informare di quel poco che sapeva su Tèlamo.
Leonora – Ah sì?… Dicci allora, se sai qualcosa, perché noi siamo all’oscuro di tutto.
Dianea – Beh! Non è granché… però credo vi farà piacere saperne di più. S’è chiuso nel suo appartamento e non lascia entrare nessuno, nemmeno Orazio. Dovrebbe stare bene… perché il Re ha detto a mio fratello di non preoccuparsi, che non c’era neanche bisogno che Croto lo visitasse. S’è isolato solo per poter riflettere, senza distrazioni, su come affrontare la sua situazione.
Leonora – Meno male! Almeno adesso possiamo tranquillizzarci. Grazie Dianea!
Dianea – Di nulla, Leonora.
Armonia – Visto? Che avevo ragione sul fatto della salute?
Leonora – (Con un sospiro di sollievo) Eh sì!… per il resto ne sapremo di più quando sarà il momento. Per ora accontentiamoci.
Dianea – (Imbarazzata) Leonora… io vorrei… vorrei chiederti perdono per… per come mi sono comportata nei tuoi confronti… puoi?
Leonora – (Pausa) …Lo faccio volentieri. (Allargando le braccia) Vieni, fai conto d’essermi sorella.
Dianea le si lancia felice tra le braccia. Momenti di viva commozione tra le donne. Armonia è soddisfatta d’averci visto giusto sul conto di Dianea.
Dianea – Sai Leonora… Tèlamo aveva proprio ragione su Seleno. Quell’adorabile bamboccio era proprio cotto di me e io neanche me n’accorgevo!
Leonora – Come Tèlamo t’ha fatto notare, è bastato che tu distogliessi un attimo lo sguardo dallo specchio in cui eri intenta a rimirarti per potertene accorgere.
Dianea – (Staccandosi) Eh sì!… Sono stata proprio una sciocca… Però! Quel demonio di Tèlamo! Ha fatto presto a capire cosa ci stava sotto!
Leonora – Tèlamo conosce molto bene la natura umana. Il nostro mestiere, s’è fatto bene, in questo ci aiuta molto.
Armonia – Anche se a volte pure noi prendiamo qualche cantonata! Specialmente quando siamo emotivamente coinvolte di persona… vero Leonora?
Leonora – (Compresa l’allusione) Ah ah ah! Vero vero, verissimo!

Scena 6 – Sala del trono

L’atmosfera è simile a quella che si respira nei Tribunali quando si è in attesa della Corte che deve pronunciarsi su un’importante sentenza. In fondo alla sala, il trono è ancora vuoto. I pochi invitati formano dei capannelli sparsi nella sala: Orazio e Dianea stanno vicino a un lato del trono; Honirio e Croto, invece, nel lato opposto, che è anche quello più vicino all’uscio d’attesa del Re. Più in là gli altri capannelli: quello di Leonora e Armonia e l’altro di Èscalo, Balto e Goffredo. Parlano tutti a bassa voce.

Orazio – Non so niente ti dico!… E anche il Re… Conosce il perché della decisione d’isolarsi ma anch’egli è all’oscuro di ciò che ci dirà.
Dianea – Credevo che la vostra profonda amicizia l’avesse costretto a confidarti qualcosa!
Orazio – Se non l’ha fatto avrà avuto i suoi buoni motivi!
Leonora – Io non so quanto potrò resistere ancora!
Armonia – Figlia mia, calmati!… Ti vedo troppo agitata. Cosa puoi aspettarti peggio di quanto temi da quando hai appreso d’Amleto?
Leonora – Peggio?… Non oso neanche pensarlo cosa possa esserci di peggio!
Balto – Certo che, invitarci a farci delle confidenze davanti al Re, ci fa un grande onore!
Èscalo – Tèlamo ci vuole bene, per lui siamo ormai la sola famiglia e…
Goffredo – Hai detto bene. Solo sostenendo ciò poteva convincere il Re a essere trattato alla pari!
Balto – Bisogna riconoscere però che, se il Re l’ha accettato, è perché ha una grande stima di noi e apprezza quanto abbiamo fatto per Tèlamo.
Armonia – Potrebbe anche aver pensato a qualcosa che ti consenta di rimanergli a fianco!
Leonora – Che cosa? Se crede che sia disposta a fargli da concubina se lo scorda.
Armonia – Leonora, figlia mia, non ti riconosco più! Ma tu, quell’uomo, sei sicura d’amarlo veramente?
Leonora – Ma non fino al punto di diventare la sua concubina.
Armonia – E dai! Ma quale concubina! Ma sei certa di conoscerlo bene? Ho paura di conoscerlo più io di te. Secondo te, Tèlamo è uno capace di farti una proposta del genere? Figuriamoci!… a meno che… a meno che il tuo non sia un atteggiamento di difesa!
Leonora – Che vuoi dire?
Armonia – Naturalmente non calcolato… diciamo a livello inconscio!
Leonora – Continuo a non capirti!
Armonia – Figlia mia, temo che tu ti stia imponendo di amarlo sempre meno. Ti stai costruendo una corazza, con tutti i pretesti possibili, per riuscire a sopportare il dolore del futuro abbandono.
Leonora – Vuoi dire?
Armonia – Diciamo che non ne sono certa ma l’ipotesi non è da scartare.
Arriva Tèlamo di gran carriera. Parlando raggiunge lo spazio antistante il trono.
Tèlamo – Scusate, scusate il ritardo ma Persille non mi mollava più. L’ho incontrato appena fuori. Ha cominciato col chiedermi cosa m’era successo, se stavo bene… Senza aspettare una mia risposta ha proseguito con se potevo riprendere le prove. Poi mi fa: “Per Blefarone ho pensato d’essere una gallina che si muove come un gallo. Però c’è una battuta che vorrei cambiare perché ho visto che mi viene meglio. Quando Blefarone fa il confronto tra i due Anfitrione, dice Ooooh perbacco! Ooooh perbacco! Che ne dici se lo cambio con Poooovero me! Poooovero me! Ti faccio vedere”. E si mette a fare la gallina che cammina come un gallo. Ah ah ah! A momenti mi fa scoppiare la milza dal gran ridere!
Tutti l’hanno seguito e sono stati coinvolti dalle risate di Tèlamo. Solo Leonora ha appena abbozzato un sorriso e Tèlamo l’ha notato.
Dianea – (sottovoce) Diavolo d’un Tèlamo! È riuscito in pochi secondi a far sciogliere come neve al sole la tensione che attanagliava l’intera sala.
Tèlamo – Honirio, vai ad avvertire il Re che sono arrivato.
Honirio – Subito, signore. (Esce. I capannelli si accentrano diventando quasi un tutt’uno. Solo Orazio rimane nei pressi del trono mentre Tèlamo si sposta ad accogliere il Re, nei pressi dell’ingresso. Ritorna Honirio che annuncia) IL RE!
Poi va a raggiungere Croto. Entra Fortebraccio e va dritto al trono. Tèlamo, dopo essersi inchinato, lo segue e poi l’affianca. Tutti s’inchinano. Restando in piedi, il Re parla ai convenuti.
Fortebraccio – Signori, come già sapete, siete gli unici a conoscere la vera identità di Tèlamo, almeno per il momento. Io e Tèlamo abbiamo discusso, qualche giorno fa, su quale potrebbe essere il possibile immediato futuro che lo riguarda. Alla luce di ciò che abbiamo concluso, egli s’è riservato di rifletterci prima di prendere qualsiasi decisione. Per farlo, ha voluto isolarsi nel suo appartamento il tempo necessario, lontano da ogni condizionamento. Ecco perché a nessuno di voi è stato reso noto il motivo di tale comportamento. Ora Tèlamo è giunto a una decisione di cui io, come voi, non sono a conoscenza. Ho accettato di buon grado la sua richiesta d’informarcene insieme perché comprendo e approvo il suo stato d’animo. Domani anche il mondo fuori di qui apprenderà la storia che lo riguarda. Noi abbiamo il dovere di far sì che questo avvenga senza essere costretti a subirne eventuali negative conseguenze… Ora accingiamoci ad ascoltare quanto il nostro Tèlamo ha da dirci.
Si siede sul trono. Tèlamo attende ancora qualche secondo, affinché tutti si predispongano ad ascoltarlo.
Tèlamo – Amici, voi tutti qui presenti – tranne Dianea e Honirio che furono coinvolti solo poco dopo il mio arrivo a Elsinore – siete coloro a cui io debbo la vita. Partendo da Croto, che mi iniettò l’antidoto al veleno e proseguendo via via con ciascuno di voi, perché a nulla sarebbe valso l’antidoto se poi non ci fosse stato negli anni il supporto degli altri. Ognuno con un ruolo diverso ma di pari importanza. Quindi la gratitudine che provo per voi non poteva fare a meno di accomunarvi in questo delicato momento… Qualcuno di voi, probabilmente, non conosce la storia del Regno di Danimarca che mi riguarda. Per cui la riassumo in poche parole… Il mio defunto padre, Re Amleto, e il defunto padre del Re Fortebraccio, monarca del Regno di Norvegia, parecchi anni fa si sfidarono con la spada, mettendo ciascuno come posta in palio una parte delle loro terre… Chi sarebbe sopravvissuto avrebbe avuto il diritto di annettersi le terre dell’altro e di farne lascito ai propri eredi. La Danimarca era la posta messa in conto dal Re Fortebraccio e, avendo mio padre vinto la contesa ne divenne il nuovo Re… Della successiva morte del Re Amleto sapete già tutto perciò aggiungerò soltanto che io, sentendomi prossimo alla fine, pregai il mio fraterno amico Orazio di raccontare al Re Fortebraccio, in arrivo a Elsinore, la mia vicenda e di offrirgli il Regno di Danimarca quale atto del mio ultimo desiderio. Ciò vi fa subito comprendere, tornando per un momento alla mia premessa, come il Re sia doppiamente meritevole della mia gratitudine, in quanto tra voi era l’unico ad avere interesse a che il veleno, invece, completasse il suo corso distruttivo… Arriviamo, dunque, ai giorni nostri. Riacquistata inaspettatamente la memoria, si poneva il problema di come gestire la nuova situazione: il rapporto con quella che nel frattempo era diventata la mia nuova famiglia, gli attori della Compagnia di cui io stesso facevo parte come Tèlamo, e l’altro venutosi a creare in veste di Amleto, un tempo Principe di Danimarca ed erede al trono… Qualche giorno fa, privatamente, il Re mi espone la sua soluzione. (pausa)…Riconosce il mio diritto a regnare sulla Danimarca e m’offre la corona. (Silenzio. Un naturale brusio si diffonde per la sala. Nessuno poteva aspettarsi un tale gesto. Leonora è raggelata. Se prima aveva una goccia di speranza nel grande mare della consapevolezza di dover rinunciare a Tèlamo ora quella goccia la sente drasticamente evaporare. Dato il tempo necessario allo sfogo della legittima sorpresa, Tèlamo riprende) Signori… la medesima vostra reazione, capirete, l’ho avuta anch’io. A maggior ragione se tenete conto del fatto che n’ero il diretto interessato… Ripresomi dalla sorpresa, come v’è stato detto, ho chiesto al Re di concedermi il tempo necessario a maturare una decisione in proposito ed, essendovi giunto, eccoci qua… Apprezzando con solenne rispetto il dono offertomi dal Re Fortebraccio, lo accetto e attendo ch’egli me lo conferisca. (S’inginocchia rivolto a Fortebraccio e china il capo. Leonora non riesce più a trattenersi e, non potendo fuggire via, crolla sulla spalla di Armonia. La commozione, della Compagnia, soprattutto, ma quella di Orazio non è da meno, pervade la sala. Fortebraccio si alza, si toglie la corona e la pone sul capo di Tèlamo. Quindi lo invita ad alzarsi e a salire sul trono. Poi si scosta di modo che Tèlamo possa prendervi posto. Tèlamo in piedi davanti al trono) In virtù del potere ora conferitomi, mi proclamo nuovo Re di Danimarca col nome di Amleto II!
Tèlamo si siede sul trono. Tutti, tranne Leonora che lo sussurra appena.
Tutti – VIVA IL RE!
Pausa. Tèlamo fa vagare lo sguardo un po’ su tutti, compreso il vicino raggiante Orazio. Poi, rialzandosi.
Tèlamo – Signori… c’è qualcuno tra voi che conosce la storia di quello sgorbio, tiranno Re d’Inghilterra d’oltre un secolo fa? Il suo nome era Riccardo III.
(Pausa. Nessuno risponde. Fortebraccio e Orazio ne conoscono la storia ma, scambiandosi uno sguardo interrogativo, non si spiegano cosa c’entri né dove Tèlamo voglia andare a parare) Quel tiranno, sul campo di battaglia in cui fu costretto a esser presente, vedendosi solo, codardamente, intendeva fuggire ma, non potendolo fare a piedi, sconsolato cominciò a urlare: “Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!”. Ora… io non mi sento indegno né ho bisogno di fuggire. Ho acquisito, invece, un potere ed è con questo potere che decido di cedere il mio Regno per una donna. (Pausa. Stupore generale e nuovo brusio) …In fondo, negli ultimi anni sono stato un valente attore ed è col più classico colpo di teatro che Amleto II abdica in favore di Fortebraccio (Si toglie la corona) riconsegnandolo al generoso Re di Norvegia e di Danimarca. (Rimette la corona sul capo a un attonito Fortebraccio) Naturalmente mi auguro che Leonora mi sia grata per avere io rinunciato a un Regno per lei e, quindi, acconsenta di diventare mia legittima consorte. (La commozione riesplode generale. Leonora, sballottata da un estremo all’altro, è rimasta senza fiato. Armonia la tiene salda tra le braccia nel timore che svenga. Faticando a riottenere l’attenzione, riprende) SIGNORI!… SIGNORI!… Un’ultima cosa, se il Re me ne dà facoltà.
Fortebraccio – …Prego prego, Tèlamo. Sei il protagonista assoluto, come faccio a toglierti la scena?
Tèlamo – Grazie Maestà! Da oggi Amleto muore per sempre. Da oggi c’è solo Tèlamo, che fa l’attore nella rinomata Compagnia di Èscalo. Approfittando del grosso vantaggio acquisito nel regalargli un Regno, desidero abusarne chiedendo ufficialmente al Re, non solo di farci esibire regolarmente con l’Anfitrione, ma anche strappandogli la promessa di farcelo replicare presso la Corte di Norvegia, per conoscere così la Regina sua consorte e il suo ancora infante erede al trono.
Fortebraccio – Ah ah ah! Diavolo d’un Tèlamo! Sarà bene che l’accontenti subito, prima che tiri fuori un’altra corbelleria ben più pesante. C’è d’aspettarsi di tutto da un eclettico straordinario attore come lui.
Buio. Un’adeguata musica con sottofondo di risa fa intendere che si sta svolgendo lo spettacolo. Quando torna la luce c’è un andirivieni che mostra la Compagnia prepararsi alla ripartenza.

Scena 7 – Piazzola antistante il castello di Elsinore

Gli attori preparano i vari bagagli, trasportandoli attraversano la scena. Entrano Leonora e Tèlamo con un fardello ciascuno. Leonora è raggiante e scherza.

Leonora – (Facendo il verso a Tèlamo) “Una donna, una donna, il mio Regno per una donna!”. Bella forza! Rinunciare a un regnetto da niente per una come me!
Tèlamo – (Stando al gioco) Ehi! Fatalona! Cosa credi d’essere l’unica donna al mondo?
Leonora – L’unica donna no… ma l’unica a darti un figlio, certamente!
Tèlamo ci mette qualche attimo a realizzare. Appena c’arriva, butta giù il proprio fardello, strappa di mano a Leonora il suo e comincia a urlare verso le quinte.
Tèlamo – Goffredo! Goffredo!
Tutto il resto della Compagnia accorre da ogni parte come se fosse scoppiato un incendio. Leonora se la ride al culmine della felicità.
Tutti – Che succede? Ch’è stato?
Tèlamo – Goffredo, porta tu quel sacco. Quell’incosciente di tua cugina sta attentando alla vita di mio figlio! (Reazione di giubilo da parte di tutti. Poi, mentre Goffredo porta via il sacco di Leonora e torna indietro) Ehi tu! Sciagurata madre, corri dentro al carro e mettiti comoda. E tu, Goffredo, bada a evitare le buche se no ti faccio decapitare. Per te, sono ancora Re Amleto II.
Tutti escono di scena tra le risate mentre parte la musica di fine spettacolo.

FINE